9 APRILE 2018

 

Talvolta esistono quelle opere capaci di segnare la storia dell’uomo, nel suo piccolo o nel grande insieme inteso come comunità, che imprimono per osmosi i propri contenuti, per cui la propria essenza, in tante altre creazioni medio\piccole se paragonate all’opera di partenza, e di quest’ultime, coloro che traggono, non importa a quale ramo artistico appartengano; perché per quanto possano avere una propria anima, una propria luce, nel bene o nel male sempre da quella fonte hanno attinto. È questo il caso del Mahabharata, uno dei più importanti poemi epici mai composti, nonché il più imponente in assoluto, per mole di contenuti, della letteratura mondiale; uno dei simboli fondamentali della letteratura indiana, che ha ispirato i nostrani Indicative nel loro terzo lavoro: “III – Awake Existence Decline”.

Più che il Mahabharata, invero, “III” si rifà ad uno dei frangenti più famosi dell’opera, la Bhagavadgita, dove il guerriero Arjuna, assalito dai dubbi, non sa se combattere sia, o non sia, la cosa giusta.

In poche parole “III” è, più o meno, un’unica traccia divisa in nove capitoli, dove a farla da padrone sono l’essenza prog più classica, venature grounge e jazz che ben coesistono, cambi di ritmo, pazienti progressioni ed intrecci strumentali che sono ben più di un mero esercizio di stile.

La band palermitana alla sua terza uscita ha voluto inquadrare i dubbi dell’uomo, le sue paure ed insicurezze, lasciando l’ascoltatore a sé stesso senza soluzione di continuità, in balia del non saper che cosa fare. Non ci sono suggerimenti, se non qualche volta delle voci fuori campo volutamente sfocate, e per questo non è facile comprendere il lavoro degli Indicative a pieno, nemmeno dopo diversi ascolti; ciò che si capisce, che probabilmente è chiaro, è la consapevolezza dell’uomo di essere solo un battito di ciglia della storia, per cui piccolo e sacrificabile. E in quanto tale deve agire, compiere, come farà Arjuna dopo che il dio Krsna a lui si palesa, il proprio dovere, anche in maniera mediocre.

L’impressione che “III” da ad ogni ascolto mi induce a compararlo forzatamente ad un’altra opera, ovvero agli ultimi due episodi della serie animata Neon Genesis Evangelion. In quel caso si osservava l’evolversi di una vera e propria apocalisse dal punto di vista della mente del protagonista Shinji, dove a farla da padrone erano le oscillazioni psicologiche circa l’accettazione di se e del proprio se stesso. Ciò che avviene in “III”,  volutamente o meno, non è molto dissimile da quanto proposto dal capolavoro di Hideaki Anno, perché all’ascoltatore vengono restituite le medesime oscillazioni, insicurezze, il tutto sempre attraverso un linguaggio criptico e non di facile lettura; perché in entrambi casi al di fuori di Shinji\Arjuna vi è una battaglia di proporzioni epocali capace di segnare il destino di tutti.

E gli Indicative, tra un bel lavoro dietro le pelli, pezzi di pregiata fattura come “Human Consciousness” ed una fonte narrativa di tale grandezza, portano a termine il loro catartico lavoro, seppur con evidenti difetti.

Non sempre la band riesce ad incidere come vorrebbe, non ci sono veri e propri scivoloni questo è vero, costruendo un prodotto che, pur provandoci, fatica a trovare veri e proprio picchi. Il linguaggio artistico, come detto prima, potrebbe per taluni essere ostico, per cui questo è un difetto che vige in base ai gusti di chi ascolta(e non mi riferisco ad assoli\fraseggi\ecc. cervellotici a tal punto dal domandarsi l’utilità degli stessi). E il sound risulta, forse, troppo depotenziato. In conclusione gli Indicative danno vita ad un lavoro incredibilmente ambizioso, in perenne lotta tra il bene e il male, sia a livello di concept che per quanto concerne il rapporto che può vigere tra opera ed ascoltatore. Un lavoro che solo il tempo ci rivelerà quanto si sia lasciato schiacciare dalle sue idee, o quanto la sua forza ce lo farà ricordare tra qualche anno come una piccola gemma del passato. Va ascoltato.

 

Jonathan Rossetto

70/100