5 GIUGNO 2018

Gli Inféren sono una band di Bergamo fondata nel 2011 dal batterista Schins e il chitarrista Lasgalen, successivamente completata dal bassista e cantante Umis e il chitarrista Nhyl. Dal 2015 la line up è composta dal chitarrista Al Azif, entrato in formazione al posto dell'uscente Lasgalen e, con l'abbandono del chitarrista Nhyl,il duo  rifinisce definitivamente il proprio stile. La band vanta una passata produzione di una demo e di un album split.  Nel 2018 presentano l'album "Inféren", in cantiere già da alcuni mesi, ed in puro stile black metal old School, di cui qui vi parlo. Le influenze di ispirazione che sento, sono tendenzialmente quelle classiche di derivazione scandinava. I riff, le melodie e le introduzioni dei pezzi sono assolutamente riconducibili a noti nomi e classici del genere. Ma l'opera cattura subito la mia attenzione per la cura impeccabile sia delle parti musicali e liriche di tutto il lavoro, sia della produzione oserei dire fin troppo perfezionistica, e naturalmente del tema trattato e della parte interpretativa di esso. Un' intro piuttosto classica,come prima traccia, apre, in sequenza, la seconda, "Invocation", che si presenta con un sound granitico e tipicamente black. Le successive canzoni,in particolare le quattro cantate in italiano, ed anche l'immagine della copertina, mi riportano alle scritture bibliche sui cavalieri dell'Apocalisse, ciascuno dei quali rappresenterebbe i mali che infliggono l'umanità cavalcando nel giorno del giudizio universale. In successione troviamo "Pestilenza",qui i suoni sono veloci e aggressivi e la parte cantata racconta e descrive in modo molto cruento la così detta "purga divina" per l'umanità. La quarta traccia, "Guerra", si presenta con un'intro più struggente e sofferta per ricordarci la malefica carneficina e tutto il dolore che questa piaga, voluta dalla cruda e venale avidità umana, porta sulla terra. La quinta traccia "Winter rage", presenta per tutti i minuti una linea violenta e devastante. Così come l'ira invernale, anche i suoni sono gelidi e taglienti, in evidenza qui è la parte della batteria molto intensa e aggressiva. Sulla sesta e settima canzone torniamo a cavalcare nel giorno dell'apocalisse con "Carestia" e "Morte", anch'esse degne di ascolto e nota, dove si fa riferimento all'abisso infernale da cui le anime perse, probabilmente, non si salveranno. Segue "Purificazione", con la sua intro devastante, che ci ricorda in sequenza tutte le pene per cui l'anima dovrebbe appunto purificarsi. La parte finale di quest'ultima, interamente musicale,però appare un po' troppo trascinata. Secondo il mio personale gusto e parere, la nona canzone, "Inféren", che i nostri collocano come degno finale dell'intera opera e colonna portante, risulta essere una vera e propria perla del genere. Cantata interamente in dialetto bergamasco con l'ospite speciale Abibial (Imago Mortis), cita l'inferno popolare, raffigurato sulle pareti di molte antiche chiese presenti nelle valli orobiche e rappresentato da demoni spaventosi e sanguinosi votati a ricordare all'umanità che non può esistere salvezza dai peccati commessi. Suoni perfetti e intreccio vocale davvero interessanti scivolano infine sulla conclusione dell'album con un outro piuttosto cupo che sfuma insieme alle sensazioni ben rappresentate da questa opera. Concludo ammettendo di essere molto curiosa di scoprire se il duo si terrà su questo terreno, già ampiamente battuto, sfornando un nuovo album tipicamente black ,o andrà incontro ad uno stile più personale e modernizzato.  Sicuramente consiglio l'ascolto di "Inféren" a tutti gli amanti del genere e naturalmente a tutti i sostenitori del metal nostrano.

 

Elisa Gasparinetti

87/100