16 GIUGNO 2018

Capita ogni tanto che band note o meno tornino sul vasto scenario Metal underground e che, le stesse band, risorgano dagli  anni ‘80/’90 con lavori apprezzati dalle vecchie generazioni e che, in qualche maniera, possano godere di giudizi positivi dai neofiti del Metal. Questo è, bene o male, il percorso che hanno seguito nell’arco della loro storia i connazionali “Jester Beast”, band nata a Torino negli anni ‘80 e che nel 1989 ha riscosso un discreto successo grazie alla piccola raccolta “Pleasure In Life”, ma ancor di più grazie al rilascio del primo full length “Poetical Freakscream”, nel 1991 sotto GLC Records, nel quale la band ha saputo tirar fuori il proprio carattere ed il proprio stile. Successivamente nel 1993, dopo aver pubblicato l’EP “Serial Killer”, la band annuncia lo scioglimento per controversie interne e mettendo fine, quindi, all’intera attività. Nel 2010 i Jester Beast ritornano a pianta stabile nella scena Metal italiana, con la formazione completa, che comprende il cantante Steo Zapp, il chitarrista CC Muz, il bassista Piero Grassilli ed il batterista Roby Vitali. Sostanzialmente il progetto ripropone i pezzi suonati e pubblicati precedentemente e nei primi mesi del 2018 pubblicano, grazie ad un accordo con la F.O.A.D. Records, una versione ri-masterizzata e meglio definita del primo full length rinominata “The lost tapes of poetical freakscream”, con l’aggiunta di tracce bonus, tra cui varie demo e tracce live. Quello che propongono i Jester Beast, sin dalla loro nascita, è un roccioso Thrash Metal elaborato grazie alle influenze dell’Hardcore Punk, risultandone quindi un’esecuzione dei pezzi a velocità estreme, caratterizzati dal sound grezzo e rude che hanno costituito il Thrashcore degli anni ‘90. L’album parte come una palla di cannone a velocità supersonica con “Freak Channel 9” e “Illogical Theocracy”, i quali confermano subito lo stile dei Jester Beast come sopra descritto. La composizione ritmica e sonora è pesantemente influenzata dai primi gruppi americani pionieri del genere: la chitarra dispone di una ritmica veloce e dal suono tagliente, il tutto saldato dallo scattante e cruento motore ritmico basso e batteria. Attacca il terzo brano “Jester Day”, brano con evidenti influenze Thrash degli anni ‘80 e che non lascia scampo alle prime impressioni del tocco e del carattere furioso della band torinese, la quale mette in mostra i muscoli in fatto di tecnica e velocità nell’esecuzione del  pezzo. La voce di Steo è molto statica e si avvale sempre di un violento e acido cantato con la tecnica del “falso cordale”, in certe porzioni ritmiche sembra diventare più gutturale, tecnica, invece, utilizzata nel Death Metal della vecchia scuola.

La successive tracce “Claustrophobic Autogamic”  e “Swan Ain't Die” sono delle vere e proprie mitragliate di note sparate in ritmiche di sedicesimi, che arrivano come saette ai nostri timpani invadendoci l’animo con un’appetitosa voglia di pogare! Il sesto pezzo, nonché la title track del re-mastered album, “Poetical Freakscream” è leggermente più articolato rispetto ai precedenti, i quali conservano un animo più Hardcore Punk; qui invece i Thrashers torinesi hanno aggiunto molti più bridge e parti ritmiche non regolari, ma conservando comunque la feroce personalità di cui è dotata la band. La successiva “Mother” sembra non voler smentire lo stile volgare e grossolano della band riportando all’ascolto le ritmiche impazzite, soniche in pochissimo tempo di esecuzione. Discorso che vale ulteriormente per “D.A.U.”, ossia poco più di 2 minuti di brano comandato interamente dal blast beat brutale della batteria e la velocità smodata degli altri strumenti. L’album inedito si chiude con “Unidentified Body”, che costituisce l’ultima raffica devastante delle ritmiche serrate e lancinanti dei Jester Beast, i quali, anche in questo caso, tirano fuori tutta la potenza Thrashcore in soli 2 e mezzo. Sicuramente la ristampa di “Poetical Freakscream” non sarà forse una novità per i metallari più “stagionati”, ma sicuramente costituisce una grande quantità di cultura e divertimento per le nuove generazioni o per chi deve compiere i primi passi nel mondo dell’HC. C’è anche da considerare che i nostri musicisti torinesi, oggigiorno, dovranno lottare a denti stretti e pugni nella carne per riprendersi il successo riscosso negli anni ‘90, perché, logicamente, non abbiamo trattato nulla di nuovo in tal senso, quindi dovranno faticare molto, ma per una band storica e che vuole risorgere dalle ceneri, questa è assolutamente una gran mossa. Ovviamente, chi ospita nei proprio timpani tonnellate e tonnellate di Thrash sarebbe  un fesso a farsi scappare questa versione re-mastered dei Jester Beast, la quale ci ha dato una gran bella scossa di vitalità e suscitato un ulteriore orgoglio nei confronti delle band Metal che il nostro Paese offre!

 

Simone Zamproni

85/100