7 SETTEMBRE 2018

Nuovo progetto tutto italiano per questa one man band a nome Jurenito che vede il mastermind Umberto Bellodi come mente e braccio di tutta l’opera (tranne la collaborazione con la videomaker Valentina Zanzi, nata dal 2010). Il disco in questione, intitolato 41, segue il debutto Forty del 2017 esce solamente in formato digitale (scelta parecchio azzardata) e si presenta come un mix di folk ed elettronica dove Umberto si occupa di tutti gli strumenti come pure le parti electro. 

Stupisce fin da subito l’ottima qualità dei suoni, cristallini e perfetti dove ogni piccola sfumatura viene percepita al meglio. Chi legge le recensioni del sottoscritto si sarà anche stufato di questi dettagli eppure avere un audio perfetto rappresenta un’alta percentuale per apprezzare un album. Secondo punto a favore del disco è il suo essere internazionale, il suo essere fuori dal tempo e dal proprio territorio. L’album profuma di praterie e superstrade americane, di viaggi senza meta ma allo stesso tempo cerca anche di offrire di più. Di base c’è il country rustico (“A-Song for David” che contiene però delle vocals troppo robotiche) con le sue steelguitar ed il banjo (“Forty-One”) che spesso viene mescolato con il blues (“Mockin”) dove gli arrangiamenti e le melodie sono semplici ma allo stesso tempo caldi e curatissimi. Sicuramente non mancano nemmeno gli inserti southerncome in “Daylord I” (seguita da “Daylord II” decisamente più sognante ed intimista) che contiene delle vocals più reali e decisamente migliori per poi invece cambiare le carte in tavola con episodi decisamente più variegati. “Dogs Around” inserisce a sorpresa cori melodici ed in generale un approccio molto AOR/melodic rock inserendoci diversi guitar solo che spezzano un pochino l’atmosfera delle altre tracce ma senza comunque stridere ed anzi, calca ulteriormente la mano con “YetAnotherAlphabet Song” la traccia più hard del lotto che ricorda non poco i Led Zeppelin donando quindi al disco un’impronta più dura ma senza snaturarne l’essenza. 

Il tassello mancante del mosaico creato da Umberto è chiamata “Posto 7”, una ballad dal retrogusto pop dall’animo notturno ed etereo che porta alla mente i Beatles per la sua raffinatezza nelle melodie. 

Un disco bello che arriva diretto al punto che magari avrebbe potuto essere decisamente più interessante se si avesse sviluppato di più la parte elettronica (messa un po’ troppo da parte). Come detto, pare che la musica non sia stata composta da un italiano e questo è sicuramente un voto a favore che premia la fatica e la voglia vera di fare arte. Si spera in una distribuzione “Fisica” ed un netto miglioramento per il prossimo lavoro.

 

Enzo 'Falc' Prenotto

75/100