4 OTTOBRE 2017

Un artwork tanto affascinante per un album “fisico” quanto potenzialmente sprecato in formato digitale: questo è il biglietto da visita dei siciliani Krowos, da Catania, attivi dal 2011 e dediti ad un black metal melodico dai tratti esoterici, autori del full-lenght “Verbum Luciferi”, pubblicato dalla svedese Nigredo records, in uno splendido formato CD digipak. Gli etnei, nonostante la breve carriera, si sono dimostrati molto prolifici: ben sette, infatti, le releases realizzate finora, tra cui quattro split album (con i vari Anar, Mystica Nox, Mors Spei, Malapeste, Cold From Beyond e Beasts of Torah), una demo intitolata “Medi Aevi Occulta Arte”, del 2013, e due album sulla lunga distanza, ovvero “Enthroning Our End” del 2013 ed, appunto, il recente “Verbum Luciferi” di cui ci occuperemo in questa sede. Non è tutto: nonostante l’iperattività, i nostri trovano spazio anche per altri progetti musicali, tra cui gli ottimi Arcanum Inferi e molti altri. In particolare, troviamo Frozen a batteria e chitarre, Imbris al basso, Tsade alle screaming vocals e Baram a cori e clean vocals. Il black metal proposto dai nostri è una buona via di mezzo tra l’oscurità primigenia del versante norvegese del genere, e la sua controparte svedese, seppur condita da elementi di maggiore “ritualità” rispetto alle compagini scandinave più note.
L’album, composto da sole 6 lunghe tracce, si apre con la titletrack, che subito porta un nome specifico alla mente dello scrivente: Taake. Il brano infatti parte in quarta con un blast-beat a 150 BPM che sorregge uno spettacolare riff melodico, epico e malvagio al tempo stesso, che ricorda proprio alcuni passaggi del capolavoro “Over Bjoergvin graater himmerik” della band di Hoest, datato 2002. Altri termini di paragone, seppur meno rilevanti, sono di certo gli svedesi Arckanum, nonché i Setherial ed i Naglfar meno inclini al death-melodico. Il brano è una opening track pressoché perfetta: al suo interno, si alternano magistralmente screaming e ritualistiche clean vocals, cavalcando un tappeto sonoro che non accenna mai a rallentare, se non verso la seconda metà del pezzo. La band catanese, che si auto-definisce Esoteric Black Metal, riesce perfettamente nell’intento di creare la perfetta colonna sonora di una macabra processione, avvolta da un’opprimente aura di malvagità, molto affascinante. Da apprezzare inoltre la produzione, che dona all’album un sound scarno, indicato per il genere, senza mai farlo apparire una accozzaglia informe come spesso avviene in ambito black metal underground. Dopo un’introduzione di tale caratura, è difficile fare di meglio, eppure l’album non conosce cali di tensione per tutta la sua durata, pari a circa 45 minuti. Terminata la titletrack, passiamo infatti all’ottima “Infamia in Excelsis”, leggermente più veloce in partenza, e meno “sermoneggiante” della precedente, ma anche più variegata nel prosieguo, con vertiginosi rallentamenti, nonché un bell’arpeggio di chitarra a spezzare l’assalto sonoro. La terza traccia dell’album è “Vangelo”: l’avvio questa volta è cadenzato, quasi doom, ed i nostri paiono sempre più una gang di demoni  impegnati in un oscuro sabba, tra screaming lancinanti e disturbanti voci sommesse che arricchiscono un brano davvero apprezzabile. Superata la metà dell’album, giungiamo a “Malignus”, che prende nuovamente d’assalto l’ascoltatore con una breve partenza caotica, che cede ben presto il passo ad un brano sì aggressivo, ma ben ragionato. La quinta “Credo” è la suite più lunga dell’album, superiore ai 9 minuti. Buona parte di questi, all’avvio del brano, si muovono tra il dark ambient ed il dungeon synth, prima di passare alla song vera e propria, nuovamente cadenzata e monotona; una lunga litania funebre che, nonostante ciò, non risulta mai noiosa o eccessivamente prolissa. In conclusione, troviamo “Offertorio”, un titolo affascinante per brano altrettanto accattivante, che riprende di fatto le soluzioni stilistiche già riscontrate in precedenza nel corso dell’ascolto.
Tirando le somme, è indiscutibile come i Krowos abbiano realizzato un album da manuale, che non stanca mai e che contiene tutti gli ingredienti per attirare i fan del black metal. I nostri inoltre si inseriscono nel solco del black metal esoterico nostrano, sempre molto apprezzato, che vede tra i nomi più altisonanti i corregionali Inchiuvatu (per quanto musicalmente e stilisticamente differenti). Il passo in avanti rispetto al primo album ed agli splits realizzati nel corso degli anni è evidente, ed in futuro di certe nuove sorprese non mancheranno. Per un popolo tristemente esterofilo come il nostro, l’approccio con “Verbum Luciferi” potrebbe essere il punto di partenza per un cambio di tendenza che permetta finalmente anche alle band nostrane di emergere, meritatamente.

 

Luigi Scopece
92/100