15 FEBBRAIO 2018

I Land of Damnation si formano nel 2014, d’estate, da una idea di due chitarristi: Adrian Peppe “Smith” e DarkTranquillo. Presto si unisce ai due il batterista Michele “Svalfio” Alfano. Durante questi anni la band ha avuto diversi componenti sia al basso che alla voce, fino a decidere, nel 2017, di registrare il primo ep con alla voce Peppe e la collaborazione di Luigi “Towt” Smilzo al basso.

La band sorge a Pompei (Napoli) e il genere proposto varia da un heavy metal classico con sfumature di vario tipo, quali il gothic, death melodico, thrash e power. Insomma le loro sonorità spaziano molto, quindi non ci resta che addentrarci nell’ascolto…

 

Tracklist:

1.Intro

2.Land of Damnation

3.Tearing the veil

4.Die

5.Harmònia

 

Un Ep, quindi, di cinque tracce, per una durata complessiva di circa 25 minuti. Il titolo di esso è “Demon”; l’artwork presenta varie sfumature di nero e rosso, un oscuro tunnel in fondo al quale si intravede una luce. 

L’intro parte abbastanza cupa e suggestiva, suoni che danno il senso del “dannato”, del malvagio, un sottofondo di strani rumori e di un battito cardiaco, una porta che si chiude ed un coro maligno fa da contorno ad una voce sovrannaturale, seguita da un urlo di uomo. A seguito di ciò ci si aspetterebbero mazzate a fior di pelle, sonorità tipicamente death con batteria martellante e riffing di chitarre potenti; ma in effetti non avviene ciò che ci si aspetta. “Land of damnation”, seconda traccia, parte abbastanza tranquilla, batteria agiata, suoni di chitarra alquanto melodici e voce pulita. Diciamo che si rivela piacevole all’ascolto. Per quanto riguarda il loro melodic death, si possono citare nomi quali In Flames o Dark Tranquillity, nell’epoca degli esordi almeno. Ma i nostri riescono a fondere molto egregiamente le parti classiche “maideniane” a quelle di stampo più power thrash che ci riporta un po’ a band come Iced Earth. La canzone scorre quindi piacevole nell’ascolto, offrendoci, nei suoi circa sei minuti di durata, varie sfumature, deliziandoci anche con un ben fatto assolo verso fine traccia.

“Tearing the veil” è la canzone più bella, a mio avviso, dell’intero ep. La più emozionante, tipicamente in stile classico maideniano miscelato molto molto bene ad un melodic death con tanto di cantato growl, in questo caso nota di merito va a Gioele Di Giacomo che ha preso parte al cantato. Verso metà traccia una bella cavalcata di batteria e assolo di chitarra ci delizia, riportando alla luce, in modo alquanto marcato comunque, lo stile della vergine di ferro. Molto ben fatta la parte finale della canzone, con un cantato-narrante accompagnato da un riffing molto orecchiabile e gradevole.

“Die” è la quarta traccia, di circa tre minuti e mezzo. Questa traccia è una cavalcata alquanto diretta, sia nella parte strumentale che nel cantato. Proseguendo sulla scia intrapresa nella precedente.

“Harmònia” chiude l’ep. Oltre otto minuti di durata, che parte con un arpeggio molto notevole. Dopo circa un minuto si scatena in sonorità che sanno più di Iced Earth. Anche in questa traccia si può assaporare un growl ben inserito e amalgamato a tutto il resto. La canzone scorre abbastanza veloce, provocandoci un non indifferente senso di piacevolezza per i ritmi proposti.

In conclusione, i Land of Damnation, con questo “Demon”, hanno saputo trovare il giusto modo per permettere agli amanti del genere, di affezionarsi alla loro musica. Per coloro ai quali piacciono sonorità classiche heavy, melodic death con sfumature power/thrash, non può non piacere questo ep. Ovviamente restiamo in attesa di un vero full lenght da parte dei nostri, cosi da poter avere ulteriore conferma che le carte in regola le hanno per davvero. Intanto, con soli 25 minuti di musica, hanno dimostrato di essere dei validi musicisti e, nonostante il genere proposto non sia a livelli notevoli di originalità, riescono comunque a comporre in modo buono la propria musica. 

 

Fabio Sansalone

67/100