29 MAGGIO 2018

Se avessi avuto la possibilità d'incontrare il genio della lampada ed esprimere il desiderio d'avere tra le mani un biglietto “Roma 2018 Tampa 1990 solo andata” sono sicura che “Deheadment for Betrayal" si sarebbe materializzato regalandomi circa 42 minuti di “nostalgia canaglia" (“Che ti prende proprio quando non vuooooi”) e di headbanging selvaggio. 

Espedienti che strizzino un occhio a tendenze di mercato? Non pervenuti. Stucchevoli orpelli e saccenti tecnicismi? Negativo. I romani  Lectern offrono death metal ispirato sì alla Tampa bay area del decennio d'oro, ma senza occultare con pale, mascherine e guanti di lattice nero un'apertura verso trash e black, giocando ed ottenendo un suono sempre e comunque moderno. Obiettivo prefissato già nel lontano 1999, e raggiunto dopo un percorso tortuoso: dalla sosta forzata a numerosi cambi di formazione, fino a poter contare solo dieci anni effettivi d' attività soprattutto live. Calcare lo stesso palco degli Angra, Sepultura, Incantation, Archgoat come gruppo di supporto credo sia una bella soddisfazione visto le premesse, no? Sono convinta che Fabio, Pietro, Marco e Gabriele siano da valutare dal vivo, come ogni band che si rispetti (o forse no?!?).

Basta un colpo d'occhio alla copertina di “Deheadment for Betrayal" per carpire l'essenza degli 8 brani. Due nomi: Christophe “Lord of Logos "Szpajdel per il monicker, Andreas Marschall per la copertina (Come Andreas chi?!? Gli Obituary, dai!!! Sì, vero anche  Nekromantik di Buttgereit… No, i Blind Guardian eviterei di sbandierarli, non tra queste righe…)

L'etichetta discografica è la prolifica ed instancabile  Via Nocturna, anche questo lavoro come il precedente e brutale “Precept Of Delator” è stato registrato presso l'“Outer Sound Studios“ monitorato in maniera ineccepibile da Giuseppe Orlando ex Novembre. 

Credo d' aver ascoltato con piacere almeno quaranta volte questo lavoro, in genere riff accattivanti, doppia cassa sparata, growl bassissimo ed un dialogo strutturato e tecnico bastano a rendermi contenta ed appagata; Satanismo esplicito e strutture articolate poi, infiocchettano un cd dedicato a chi provi una passione viscerale, più che per un ascoltatore occasionale. 

La title track è una bastonata svedese in un momento di stasi, presenta in maniera brutale il panorama di questo mini tour all' Inferno, “Placid must defunt" si svela e prende forma maestosa ed accattivante sfruttando tremolo picking a più non posso in chiave minore; sorrido sorniona mentre dal pulpito il prete ammonisce tante pecorelle smarrite: “You. You have forgotten God!” tra cambi di registro ed assolo lento e fluido nella parte finale è “Dogmatician of Predicator". 

Il pezzo più marcio? Il quinto, senza dubbio, “Leals Shall Kill”. 

Gli altri quattro brani scorrono, riempiono il quadro, con un basso presente e funzionale, un'ottima intesa tra ritmica e solista e un lavoro che sembra una conversazione tra musicisti che abbiano tante influenze musicali differenti, ma concentrati in un'unica direzione. 

In definitiva sottolineo per l'ultima volta che sia un prodotto per “pochi ma buoni" e che le parole chiave siano tecnica e coerenza. 

Quando sarà il prossimo concerto?!?

 

Alessandra Varla Paboli

80/100