22 AGOSTO 2017

Gli italiani Legionem sono al loro debutto con l’album “Ipse Venena Bibas”, ovvero “Bevi tu stesso il tuo veleno”, frase ripresa dalla medaglia di San Benedetto che riporta una croce ed intorno ad essa, le iniziali di un esorcismo, il cui significato è Crux Sancti Patris Benedicti - Croce del Santo Padre Benedetto, Crux Sancta Sit Mihi Lux - La Santa Croce sia la mia luce, Non Draco Sit Mihi Dux - Non sia il demonio mio condottiero, Vade Retro Satana - Fatti indietro, Satana. Numquam Suade Mihi Vana - Non mi attirare alle vanità, Sunt Mala Quae Libas - Sono mali le tue bevande, Ipse Venena Bibas - Bevi tu stesso il tuo veleno.
L’album si apre con un versetto dell’apostolo Marco: 5,1-20, che riporta quanto fosse grande la potenza di Cristo contro i demoni, un esorcismo verso l’indemoniato, nel quale
domina l’ istinto di morte. Il demone che tiene schiavo l’uomo si chiama legione. È proprio con questo intro che la band si presenta e lo fa nel miglior modo possibile.

Il primo vero e proprio brano, “The Bishop” è brano tenebroso di doom con tastiere dalla musicalità orrifica che si insinuano tra le chitarre ed una apatica ritmica, rendendo tutto il pezzo molto suggestivo.

“Proculo’s Vial”, secondo brano dell’album, è un pezzo tra un doom molto massiccio ed un organo che ne alterna la ritmica, offrendo così un pezzo sia accattivante che avvolgente.

Tenebra assoluta aleggia nella terza traccia “Rituals In The Catacomb”, uno scenario occulto, molto suggestivo nella sua atmosfera cupa e cadenzata.

Sempre molto heavy vecchio stampo è la quarta traccia “A Pentacle”, un brano che anche i primi Maiden invidierebbero, giusto per intenderci su genere metal di cui sto parlando.

La quinta traccia, “Furcas And Philosofem”, torna al genere doom senza lasciare però il caro e vecchio metal. Ancor più buia ed anni settanta, la traccia seguente, “Black Chain Of Death”, con aria marcatamente horror, molto stile Black Sabbath nelle chitarre e l’organo che impreziosisce l’intero brano dandone un’atmosfera a tratti psichedelica, ed a mio avviso uno dei brani più interessanti di questo disco.

 Un debutto vecchia scuola per i Legionem praticamente perfetto, che conquista per la tecnica, le idee e l’incrocio degli stili usati.  Un disco dalle sonorità arcane che incanterà molti di voi perché ascoltare “Ipse Venena Bibas” diventa a questo punto un obbligo per tutti gli appassionati di doom ed oltre.

Bravissimi Legionem, e se questo è il loro debutto, mi aspetto un secondo album ancora più ricco di sonorità cupe e mistiche.

 

Valeria Campagnale

80/100