5 SETTEMBRE 2017

Band: Lilyum
Album: Altar of Fear
Etichetta: Vacula Productions
Rilascio: 29 agosto 2017

Oggi affrontiamo il delicatissimo argomento riguardante il Black Metal, un genere molto trattato ultimamente e che, di conseguenza, vede protagoniste una marea di band underground, che lottano ogni giorno per l'ambita pole position, proponendo ormai di tutto.
Logicamente, in maniera oggettiva, c'è chi riesce bene nel proprio intento e chi no. Ecco, oggi vi proponiamo una band nostrana che, come sempre a nostro avviso, ci è riuscita in maniera ottimale: stiamo parlando dei "Lilyum", un terzetto proveniente da Torino, formato dal chitarrista, e leader della band, Kosmos Reversum, dal cantante/bassista Lord J.H. Psycho e dal batterista Frozen.
Scopriamo con piacere, ma allo stesso tempo senza troppo stupore, che i tre blacksters non sono novellini, ma arrivano da un'esperienza pluriennale con ben 6 album già pubblicati.
Il 29 agosto 2017 vede la luce il loro settimo lavoro (grazie ad una collaborazione con l'etichetta discografica "Vacula Productions") "Altar of Fear", ennesima dimostrazione di forza di naturale Black Metal della band italiana, sprigionata in 7 brani che risveglieranno l'amore nei confronti del Black Metal norvegese! Esatto, avete letto benissimo!
Se vi state chiedendo a quale sotto-genere facciano parte i Lilyum, noi della redazione, vi confermiamo che i 3 indiavolati propongono un black metal molto, ma molto "old school". Insomma, quello proprio grezzo, diretto, senza fronzoli o porzioni ritmiche di stampo atmosferico.
Le prime due tracce, "Alkahest" e "To Dream Beneath Plains Of White Ash", definiscono benissimo lo stile della band: la chitarra super distorta, il blast-beat supersonico della batteria e la graffiante tecnica vocale a base di puro screaming "marcio" di J.H. Psycho che non lasciano dubbi sulle influenze del violento e velocissimo black norvegese degli anni '90, con tutte le caratteristiche che contraddistingue quest'ultimo.
Il fattore che ci lascia esterrefatti è la cura e la precisione con cui sia stato mixato il tutto, contando il fatto che viviamo in un mondo costituito da tecnologie in campo musicale (e quindi con suoni moderni), i ragazzi torinesi hanno volutamente tenere uno stampo prettamente "old school", riuscendo cosi a consolidare ulteriormente il loro sound.
Nei seguenti brani troviamo ulteriori influenze di vecchio stampo, ossia ritmiche che passano dai sedicesimi velocissimi a ritmi più incalzanti e "saltellanti" in stile punk rock, concedendo ai pezzi ancora più carica e meno noia rispetto al solito. Basti ascoltare i brani "The Watchers' Departure", "Voices From The Fire" e "Tomorrows Worth Erasing". Tra l'altro, in quest'ultimo pezzo, oltre alle oscure ritmiche che animano il pezzo stesso, notiamo il grande lavoro del cantante e le urla lancinanti che contornano il tutto, accompagnate da pianti strazianti ed impauriti... eccezionale!
L'intento delle ultime due tracce è quello di marcarvi le orecchie di nuovo con le micidiali ritmiche a colpi di schitarrate velocissime, di screaming indiavolato e di blast-beat batteristici, giusto per ricordarvi la pasta sonora che compone il buon e vecchio Black Metal, notando con stupore qualche armonizzazione nei riff ed un arpeggio melodico verso la fine dell'ultima traccia "Siege The Solar Towers".
Quindi che dire?
Un bellissimo album per noi! Assolutamente una super-garanzia per i divoratori di Black Metal di tutti i giorni, i quali solo leggendo la recensione,
capiranno benissimo in che cosa ci siamo imbattuti.
"Altar of Fear" si rivela in questo 2017 una chiara dimostrazione del fatto che il vecchio black, crudele e rozzo, non è morto, e che è alla portata dei musicisti che si prodigano oggigiorno come i torinesi Lilyum!
L'unico difetto, a voler trovare il pelo nell'uovo, è da attribuire al numero di tracce: 7 è considerato il numero minimo di tracce di un full lenght, certo, ma trattandosi di un album che, a nostro avviso, consente alla band di fare breccia nell'ambiente Metal nostrano, anche in piccola parte, direi che un paio di tracce in più, sinceramente erano da integrare, ma rimane comunque una piccolezza.
Ciò non toglie l'abilità dimostrata dai 3 blacksters nel proporre un genere ormai alle spalle della storia del Metal norvegese.
PS: per chi non ama le ritmiche leste, violente e di carattere feroce, stia alla larga da questo album!!

 

Simone Zamproni
 82/100