9 OTTOBRE 2017

Il trio britpop di Casalecchio di Reno, Mudsand, nasce nel 2016. La formazione viene fondata da Sandro Sgarzi (voce, chitarra e basso), con Alberto Paumgardhen (batteria) e Massimo Ortensi (sassofono). In produzione, i Mudsand contano l’autoprodotto “Miles and Miles", il full-length che si andrà ad analizzare pocanzi. Tuttavia, occorre ricordare il lettore la pubblicazione del demo “20 Years and 45 Minutes" prima del 2016, da parte di Sandro Sgarzi, ma come solista. In seguito, i brani tratti dal demo vengono riarrangiati, una volta fondato il gruppo.

“Miles and Miles" si presenta come un album alternative rock e britpop, da ascoltare a volume basso, seduti in una poltroncina di un pub o di un cocktail bar, se non accasciati a terra da qualche parte (es. rilassati su un canapé, ecc…). Questo è dato dalle influenze musicali prevalentemente beatlesiane, “soft rock" e poco sospinte ad un estremo più “greve". Si apre con la title track, dove si può non sentire la chitarra deliziare il tessuto melodico, fornito da un basso in continuo accordo con un vocals sereno e nostalgico. Il sassofono si ricava un ottimo spazietto fra queste apprezzate caratteristiche, lasciando a sorpresa fuoriuscire un’ottimamente programmata chitarra acustica. A seguire, “Hot Night", un piccolo twist scalda-animi, dove finalmente si può ascoltare la chitarra elettrica, seppur meglio emersa in “Soon". Questa terza è un rock che ricorda quello tipico degli Arctic Monkeys, sempre afferente con note delizianti e poco tirate. La quarta traccia è un giocoso e variabile boogie rock, dal titolo “The Light of Foolishness" e dove i Mudsand si divertono a cambiarne le direzioni ritmiche. Si arriva, così, a “The Selfie Man", dove ancora ci si diverte a sentire delle influenze alla Arctic Monkeys, seppur la voce del cantante, Sandro Sgarzi, si discosti davvero tanto da quella di Alex Turner. In “A Cap with Stripes" si ritorna su sonorità poppeggianti, dove ad emergere come solistica vi è quella di un quasi sbeffeggiante sassofono baritono. Con “StupidIdeals" lo scenario si trasforma in una grande sala da ballo, dominante su questo blues decisamente nostalgico e, in parte, ricordando le canzoni più sentimentali di Robbie Williams. Dopodiché, la stessa tipologia di nostalgia si trasforma in alternative rock con “A Second Life", lo stesso genere a tornare sperimentale (come d’altronde la prima traccia) in “Take a Car". Qui, l’unica chitarra ad emergere è in giochi di arpeggi di acustica, di interessante natura. Interesse che emerge nell’alternative rock di “Alive", dove finalmente a divertirsi un po’ è il basso, assieme ad una ritmica quasi progressive. Il disco finisce con la calma rockeggiante di “Fuckin’ Brains" e l’aspettato grande finale di “Bright Star". Quest’ultima inizia con un campionamento di incomprensibili voci di trasmissioni radio, sviluppandosi in un armonioso concerto romantico di sassofono, chitarra e basso. Una canzone che intende addolcire e acquieta le anime più ingenue ed esuberanti, coccolandole in questa sorta di funky vintage, il quale fra tutti i brani risulta essere il più lungo di tutti.

Per dare un giudizio finale a questa release, i Mudsand riescono sicuramente nella loro impresa di rievocare atmosfere più ricollegabili ai paesaggi, senza incombere in elementi troppo estremi, giocando molto sull’accostamento a-canonico di varia strumentazione: quel loro sassofono baritono riesce a star bene quasi ovunque! Tuttavia, il rischio principale del trio di Casalecchio è quello di incombere sull’accostarsi ad innumerevoli altri nomi di complessi che suonano secondo le influenze presenti in “Miles and Miles", anche altisonanti come Arctic Monkeys o The Fratellis. Di certo, non è questo a fare dei Mudsand una band da depennare dalla lista “band meritevoli di essere trasmesse in radio".

 

Alexander Daniel

73/100