17 FEBBRAIO 2018

Nostalgic Agony è un nuovo progetto musicale proveniente dalla penisola italiana e dietro al quale si cela l’enigmatico polistrumentista Tristhither.

Le origini geografiche, così come l’età anagrafica o le precedenti esperienze in altre band sono informazioni completamente avvolte nel mistero e non dichiarate all’interno delle note in mio possesso. L’unica certezza è che dopo svariati tentativi di formare un gruppo, culminati tutti con il fallimento, si arriva a questa soluzione artistica. Le influenze principali determinanti ai fini della composizione di questo album di debutto intitolato: “Vortex of resentment from the weeping walls” sono molteplici e abbastanza variegate. Si va dal black metal di Xasthur e Elysian Blaze, per passare poi al doom di gruppi come Evoken e Deinonychus. Nella biografia vengono citati anche i Dimmu Borgir, ma in tutta onestà non ho trovato riferimenti o influssi così palesi da accostare il sound di Nostalgic Agony all’ensemble norvegese. Il disco strutturato su sei tracce per una durata totale di circa cinquanta minuti, è stato registrato nel 2016 e pubblicato in via ufficiale un anno più tardi dall’etichetta indipendente italiana Dornwald Records. La particolarità di Nostalgic Agony è quella di non affidarsi a strumenti convenzionali tipici dei generi sopracitati. Infatti, se togliamo la ormai classica drum-machine (uno standard per tante one-man band del passato e del presente), tutti i suoni del disco hanno origine da un sintetizzatore. Una scelta in apparenza controversa e spiazzante, ma è anche l’espediente sonoro in grado di conferire un tocco distinguibile all’interno di un universo musicale sempre più vasto ed omogeneo come quello del black metal. “Vortex of resentment from the weeping walls” è un disco aspro e di non facile assimilazione, dove l’atmosfera generale è suggerita già dalle prime note della traccia posta in apertura. Gli intrecci melodici sono dissonanti e provocano nell’ascoltatore un senso di soffocamento perenne, scanditi come sono dai lenti battiti di una batteria dall’arrangiamento minimale. A rinforzare lo stato di instabilità e tensione ci pensano anche le linee vocali, sgraziate e angoscianti, che in più di un’occasione mi hanno rammentato il Malefic (Xasthur) dei tempi andati. Non mancano, come da tradizione, momenti più solenni dove il synth va a tracciare tappeti sonori avvolgenti è più inclini alla musicalità, ma sono solo sprazzi di luce in un mare d’oscurità. Quello di Tristhither è un lavoro interessante ed è indicato a tutti i fan delle sonorità depressive/ambient black metal. Tuttavia vi sono dei passaggi non troppo convincenti e alcuni fraseggi gli ho trovati tirati un po’ troppo per le lunghe. “Vortex of resentment from the weeping walls” è un’opera potenzialmente valida, ma frenata da un approccio ancora troppo acerbo per poter essere credibile al cento percento. Confidando in miglioramenti netti a partire dalla prossima release, anche dal punto di vista dell’impostazione grafica (la cover fronte/retro deve essere maggiormente curata nei dettagli), rinvio a giudizio l’intero progetto. Il voto - in questo caso puramente indicativo - non deve essere inteso come una bocciatura, ma come uno sprono a sfruttare e migliorare quando seminato con questo primo album.

 

Danny De Barba

50/100