30 SETTEMBRE 2017

Dopo il primo ascolto di questo disco la frase che mi è venuta in mente è questa:
“Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale . “ (cit: dal film Rattatouille”).
No, non sono impazzito, (ma ci sono andato vicino) ed il risultato è tutt'altro che mediocre. Io  pur  essendo un fan di Rock Progressivo, ma avendo anche una forte ipocondria verso gli album completamente strumentali , ritrovarmi tra le mani questo lavoro  (e doverlo giudicare) mi ha messo in seria difficoltà.
“THE FEARMONGER“, secondo album del trio Romano NORTHERN LINES,  è un disco  “complicato“ da ascoltare, che muta la sua forma a seconda dello stato d'animo con cui ti metti all'ascolto e che si muove su coordinate musicali care al passato, pur con suoni moderni,  ed affronta in modo concettuale la paura della morte.
Il viaggio in cui ci accompagna la band è fatto di suoni cari al Prog settantiano  ma con variazioni che vanno dall'hard rock, sino alla fusion, passando per la Psichedelia  in un caledoscopio sonoro  sempre vario e tecnicamente ineccepibile dove la realizzazione delle composizioni non è mai troppo complicata rendendo il tutto gradevole e fruibile anche a persone non proprio avvezze a tali  sonorità, il tutto fatto con una perizi tecnica veramente professionale sia sui suoni che sulla produzione.
Si parte con “Mast cell disorder “ dove  un riff chitarristico  pesante e dall''incedere minaccioso  sfuma in una parte di solo pianoforte che rende intimo il tutto per poi riprendere con energia sino alla fine del brano dove troviamo un inframezzo parlato, in cui viene spiegato che oramai la morte è inevitabile (una delle cose sicure della vita) e come poteva essere più dolce solo con pochi accorgimenti e fa da preludio a “Shockwawe“ altro pezzo dal forte sapore Hard rock con riff cupi e sezione ritmica rocciosa.
Si continua con “Nightwalk” e  qui le coordinate musicali cambiano si parte con un ritmo Funky per poi mutare in una sorta di Blues elegante dalla forte carica emotiva che introduce la seconda parte recitata dove il protagonista cerca di metabolizzare l'idea della morte e di esorcizzarla in qualche modo come il brano che segue dal nome “Machine Man“, dove  un ritmo TANGO si trasforma in uno SWING per poi finire in un assolo triste e coinvolgente, rendendo veramente l'idea dei vari stati d'animo che possa avere una persona a cui viene data una notizia del genere.
La successiva “Meteor" risulta essere la composizione  più complessa dell'intero album che dopo un intro di hammond  si snoda in cambi tempo tanto cari al Rock Progressivo in una miscela di emozioni veramente intrigante e dalla bellezza scintillante, dove gli umori ed il tasso tecnico dei musicisti fanno la differenza per confezionare un piccolo capolavoro difficile da descrivere con le parole tante sono le sensazioni che propone.
Il lato viscerale del Trio ci porta lungo una strada dalle coordinate emozionalmente intense con “Jukurrpa” altro brano dalle tante idee  e dal tocco duro ed elegante, dove il rock progressivo si incontra con il metal o come “Toward The End”, gradevole ballata progressiva dove sentiamo echi dei primi GENESIS, per finire con  “Apathy Field”, brano, acustico e con sonorità malinconiche terribilmente tristi che fa da apertura all'atto conclusivo
Dopo l'accettazione della morte da parte del protagonista della storia (si, i NORTHERN LINES ci hanno raccontato LA storia di ognuno di noi) “Most People are dead” parte con  un duetto tra chitarre acustica  ed elettrica  per poi esplodere in un assolo veramente favoloso, dal forte sapore settantiano, e dove la sezione ritmica riporta alla mente il grande HARD ROCK del passato in un incedere emozionalmente appagante per poi andare chiudere con un arpeggio dalla tristezza palpabile  chiudendo metaforicamente il cerchio  esistenziale del protagonista.
Dopo svariati ascolti, non faccio che convincermi sempre di più dell’ottimo  lavoro che hanno confezionato i NORTHERN LINES e che  nella sua  totale musicalità “The Fearmonger“, riesce a regalare delle grandi sensazioni che meritano di essere ascoltate in modo attento e completo per poterne assaporare tutte le sfumature.
Non sempre servono le parole per regalare emozioni.

 

Alessandro Bettoni
95/100