2 APRILE 2018

Gli Obscura Amentia sono un duo novarese attivo dal 2005, e con “The Art of the Human Decadence” segnano il loro ritorno nel 2017 dopo 5 anni dal loro secondo album “Ritual”. La band è formata da Hel, cantante che si occupa anche della scrittura dei testi, e Black Charm, polistrumentista, ed unisce sonorità Atmospheric Black Metal a Doom, Depressive fino al Progressive, mentre per i testi si rifanno principalmente a tematiche emozionali ed alla letteratura.

Questa volta, non farò un’analisi traccia per traccia, in quanto ci sarebbe veramente molto da dire per ogni singola canzone, ma analizzerò tutto nell’insieme.

L’album tocca i 50 minuti di durata, con 9 tracce di cui 2 strumentali, ossia un intermezzo e l’outro, e che non vanno a superare i 6:30 minuti di durata apparte per l’opener che dura intorno agli 8 minuti. Una scelta a mio parere azzeccatissima che permette all’ascoltatore di rimanere attento per tutta la durata del disco, senza tra l’altro ricadere nel monotono che tanto contraddistingue l’Atmospheric ma che altrettanto può rischiare di annoiare l’ascoltatore.

Le chitarre sono suonate veramente bene, ed oserei anche aggiungere che oltre ai generi che gli stessi membri dichiarano di mixare nella loro musica, ci starebbe bene anche il Post-Black Metal che in quasi tutte le tracce si possono sentire nitidamente.

Le tracce strumentali sono molto basilari. La prima “Broken” è una traccia di piano con un synth droneggiante di sottofondo, è piuttosto varia seppur minimalista. Mentre la seconda, l’outro intitolata “Ananke” ha solo del piano, messo su vari strati, in cui quello più basso ricopre quasi un ruolo di synth o pad, piuttosto che di piano vero e proprio.

Le canzoni sono molto mature sia dal punto di vista compositivo che melodico, e la produzione dietro è a dir poco superba. I suoni di chitarra e di batteria sono ottimo, mixati bene, e nel complesso . La voce della cantante è piuttosto particolare, e l’ho apprezzata parecchio. L’unica cosa negativa al riguardo è che non si capiscono benissimo i testi, e l’assenza di questi sulla pagina di Bandcamp (per esempio) rende l’esperienza un pelo più scarsa rispetto a quello che potrebbe effettivamente dare.

Partendo dal principio che sono un amante sia dell’Atmospheric Black Metal e del Depressive, ho veramente trovato l’album nella sua interezza una gemma per il genere, e sarebbe il massimo che questa band fosse più conosciuta di quello che è, anche se in paesi come l’Italia a parlare di “Depressive” si fa storcere il naso a moltissimi amanti del Black Metal nudo e crudo.

Quello che voglio dire è che difficilmente sento album di questa qualità provenire dal nostro Paese, quindi consiglio a chiunque di comprarlo. Non di ascoltarlo, ma di comprarlo. Se siete amanti di band come gli Harakiri for the Sky questo album fa decisamente per voi.

 

Francesco Chissalè

90/100