15 SETTEMBRE 2017

Il trio bresciano One Eyed Jack, nasce nel 2014 e nel giro di poco pubblica un primo album ("Sea PlantsPollen, autoprodotto") che permette alla band di imbarcarsi in numerose date sia in Italia che all’estero. Il secondo lavoro che sarà qui trattato in sede di recensione è datato 2017 e si intitola "What 'm I getting high on?". Il disco, oltre che garantire alla band ulteriori date per calcare i palchi europei, si presenta con un sound che attinge dalla scena stoner come pure di quella grunge degli anni 90’, imbastardendo il tutto con qualche incursione nel punk e pure in un’attitudine pop/rock.

Il disco mischia in maniera equilibrata tutti gli elementi cari al power trio, combinando una produzione potente ed efficace ad un songwriting che punta ad un approccio diretto ma mai banale. Brani come l’opener e Nirvana oriented “Primetime" (dalle linee ritmiche lente ed ipnotiche) o la dura “Shitting Blood" (in bilico tra punk e psichedelia) presentano il lato più grunge per poi inglobare nell’architettura sonora stordenti mazzate stoner come in “Sgrunt", marcia e dal basso grasso, oppure nella tosta “DailyAbuse". 

Già così l’album si dimostra variegato ma a sorpresa compaiono tessiture musicali acido/acustiche (“Soon Back Home") oppure atmosfere notturne con vocals tenebrose ed arpeggi melodici (“The Edge Of Soul" dove nel finale si infiamma) ma anche un approccio dark e malinconico come nella finale “DosFight". La velenosa e strisciante “Washyall" giocherella con il noise rock presentandosi secca e grezza, quasi disturbante nel suo essere affilata. Per forse compiacere il pubblico più easy o probabilmente per far capire che il terzetto non si prende troppo sul serio ecco arrivare la rock’n’roll “Drama Shit" e la veloce ed arrembante “Little Junior FinallyGrew a Beard" che mostra una sferzata verso un certo pop/punk, specie nel ritornello, pur rimanendo ancorato ad una base stoner/grunge.

Il problema che forse crea qualche perplessità è la bassa presenza di un riff o di un ritornello che riescano a rimanere ben impressi nella mente dell’ascoltatore se non dopo diversi ascolti. Per il resto tutto è ben bilanciato, dalle vocals (aggressive e melodiche sempre nei giusti momenti) agli strumenti, tutti ben udibili e che dal vivo sicuramente faranno gioire gli appassionati. In definitiva il secondo lavoro degli One Eyed Jack ha sia la qualità che l’immediatezza senza risultare pesante o eccessivamente prolisso. Mancano, come già detto, degli hook che rendano le tracce memorizzabili. Alle volte varietà e potenza non bastano per rendere le canzoni impeccabili, ma ci siamo quasi. Bel lavoro!!!

 

Enzo”Falc”Prenotto

75/100