27 APRILE 2018

I Pitwine, acronimo di percoc in the wine, sono una band proveniente da Napoli e zone limitrofe, luoghi dove la scena rock underground è da sempre molto florida e viva anche se molti connazionali ne ignorano l'esistenza.. ahimè.

I Pitwine si ispirano chiaramente alla storica e mai troppo rimpianta scena Rock-prog italiana quindi a Band del calibro della PFM, Banco del mutuo soccorso, Osanna, ecc.. band che negli anni passati tutto il mondo ci invidiava ed apprezzava, ma che, purtroppo, non ha mai avuto un ponte ed un ricambio generazionale verso gli anni odierni.

Impresa che si accingono a raccogliere i nostri musicisti partenopei.

Ammetto che quando mi trovo a dover ascoltare una band che si porta dietro il suffisso prog non so mai cosa aspettarmi, quindi mi metto ad ascoltare con estrema curiosità questi 3 brani, che sono un piccolo assaggio dell'album, “Nudi Secoli” appunto, che dovrebbe uscire intorno a metà 2018.

Al primo ascolto mi sono tolto le mie paure più grosse, cioè l'eccessiva lunghezza e prolissità dei brani, l'eccessiva masturbazione strumentale che personalmente parlando portano ad uno stato di noia catacombale, sopratutto nel mondo dell'underground dove magari non c'è il supporto di una valido lavoro di produzione. I nostri amici invece badano al sodo e vanno dritti al cuore dell'ascoltatore creando dei brani che, fortunatamente, non dimenticano mai la “forma canzone” quindi senza troppe divagazioni sul percorso! Ma ora entriamo nei dettagli delle canzoni...

Il primo brano è “Lento nell'aria”, che come suggerisce molto bene il nome, è un pezzo lento, direi quasi rarefatto, che con solo chitarra acustica, tastiere (sempre mai troppo invadenti) e una voce quasi sussurrata che ti porta lontano con la mente. Qua la vena cantautoriale esce in tutta la sua bellezza e si evince fin da subito (come mi conferma anche la loro bio) il loro amore per la poesia, infatti consiglio la lettura attenta dei testi, molto belli e molto importanti nell'economia della band, e  l'interpretazione dei pezzi conferma il loro amore per il teatro. Sicuramente tutte sfaccettature che giocano al loro favore!

Ma la loro passione per la poesia non è fine a se stessa, non è un mero esercizio culturale quasi elitario, ma c'è anche una denuncia sociale come ci conferma il pezzo successivo “I fiumi di Bagdad”!

Qua si va verso ad un registro più rock, le chitarre si fanno elettriche e più graffianti ma le tastiere restano sempre in primo piano trovando comunque un equilibrio eccelso. Il pezzo scorre via che è un piacere senza cali di tensione che i 5 minuti di canzone sembrano poco più di una manciata di secondi, tra intrecci di chitarra elettrica e pianoforte insieme a un cantato sempre melodico ma più potente e vigoroso. Forse il pezzo meglio riuscito! Molto apprezzabile anche il testo, una vera propria invettiva contro la guerra e l'imperialismo a stelle strisce.

Il terzo ed ultimo pezzo è “Elena tu sei” e come si può intuire dal titolo è una canzone d'amore, ma non aspettatevi classiche banalità da pop di classifica qua c'è ben altra qualità.

Musicalmente il pezzo segue la scia del pezzo precedente e dopo una breve intro di pianoforte il pezzo parte deciso e rock e viaggia a ritmi sostenuti. Un vortice di emozioni sostenuto anche da un bel tocco di tastiere tipicamente 70's che danno un nuovo sapore alla loro musica! Se devo trovare un piccolo difetto ho trovato il ritornello un po' deboluccio ma ciò non inficia molto sulla qualità del pezzo che resta molto godibile!

Che dire, se questo è solo l'antipasto non ci resta che aspettare al varco le nostre “pesche nel vino” non senza una certa acquolina in bocca! Bravi!

 

Marco “War Pig” Cerutti

85/100