1 DICEMBRE 2017

Il progetto Pulvis Et Umbra, nato nel 2002, arriva alla terza tappa con il qui presente album "Atmosfear". Nella non certo corta carriera del combo si sono visti sostanziali cambiamenti di formazione che hanno portato, dopo un paio di EP ed un album, alla decisione del mastermind Damy Mojitodka di proseguire la propria carriera musicale come unico membro effettivo. Si può quindi attualmente parlare di one man band in quanto tale il buon Damy si avvale di altri musicisti unicamente nei live. Musicalmente, andando quindi al sodo, il solo project vede all’opera un massiccio assalto death/thrash metal con qualche interessante variante tale da rendere più sfiziosa la proposta.

Il disco, nonostante soffra di una qualità audio decisamente altalenante, mischia schegge violentissime e rabbiose a momenti più elaborati con un gusto non indifferente. Di base le tracce sono durissime, martellanti e dedite all’assalto senza compromessi come nella velenosa titletrack “Atmosfear" (dalle vocals molto secche) o nel lotto di canzoni: “Divinity or Icon" (poco fluida e troppo pretenziosa) e le quadrate e dirette “The Price of Trust" e “Can’t Handle" (invero eccessivamente scontate). Il leader si occupa di tutti gli strumenti ed il risultato è più che buono e non risente di particolari problemi se non di una seconda parte che perde di mordente nonostante qualche piccolo colpo di coda ci sia (la sulfurea “Blinded by Thoughts"). Nettamente più interessante è la prima parte dell’album. L’opener track “The Soul Collectress" offre un ottimo mix di groove, un riffing in bilico tra il thrash serrato ed il death più elaborato ed un lavoro ritmico che cambia spesso tempistiche arricchendo parecchio le quotazioni del brano. Le vocals sono spesso feroci (a volte, come nella traccia appena descritta tendono al robotico/industrial) e non lasciano respiro sia quando le atmosfere diventano cerebrali (“Virus"), nervose (“Darkest Sorrow" con un ottimo lavoro di melodie a incastro) o dinamiche come nella malata “Crows Belong to Her" dove trovano spazio bordate esplosive black/death con rallentamenti più eterei. 

La nuova opera dei Pulvis Et Umbra ha diverse frecce al proprio arco che però non raggiungono pienamente il bersaglio. E’ un lavoro riuscito a metà che però con i giusti accorgimenti potrebbe portare ad un nuovo album che potrebbe riservare sorprese. Consigliato comunque ai cultori del metal estremo. Una realtà nostrana che va seguita!

 

Enzo 'Falc' Prenotto

75/100