24 APRILE 2018

I Pure sono una band capitolina attiva sin dal 2010 nata da un'iniziativa del cantante e compositore Emiliano Dattilo (voce-chitarra) e composta da  Valerio Pisciarelli (batteria-batteria elettronica) Antonio Di Nardo (basso-backing vocals) Massimiliano Carocci (chitarra-sintetizzatori-backing vocals) Flavio Liberatori (piano-tastiera).

Il combo romano è arrivato al terzo album Atlas che segue i precedenti full lenght "Through my eyes" del 2010 e "Love after the end of the world" del 2012.

I nostri sono dediti ad un alternative rock melodico che deve molto alle recenti produzioni post-rock (con a differenza di esse l'uso della voce) influenzato marcatamente anche dall'elettronica in pieno stile anni 80 e tastiere synth pop care ai Depeche mode. Il tutto condito dalla bella voce molto pulita e melodica di chiara ispirazione pop,sempre ben presente e in primo piano all'interno del disco.

L'album è un concentrato di atmosfere eteree e sognanti dove la melodia regna sovrana, grazie al fitto tappeto di arrangiamenti molto curati e la voce molto emozionale,che ben realizzano quello che è lo scopo della band.

Atlas è un concept album che gravita attorno all'idea di un viaggio interstellare di quattro astronauti. Le tracce accompagnano l'ascoltatore in un viaggio partito dalla terra, vicina alla distruzione, fino all'arrivo in una nuova galassia dove ricostruire una nuova civiltà. 

Sia i titoli delle canzoni che ovviamente la musica, rievocano questo epico viaggio. Ogni arrangiamento sà ricreare l'atmosfera di uno spazio siderale ignoto e vuoto.

La prima traccia "Alpha" si apre con un pezzo di tastiere synth pop in primo piano su un ritmo incalzante quasi da dance floor. Improvvisamente a metà traccia il ritmo rallenta cresce l'atmosfera e la musica si sposta su lidi più post-rock cari ai Mogwai per un break davvero efficace. Successivamente il brano riprende ritmo tornando sulle coordinate iniziali. Questa traccia riassume bene l'universo dei Pure composto dalle loro molteplici influenze, il tutto supportato dall'interessante lavoro alla chitarra che crea melodie sognanti e alla bella voce sempre in primo piano e molto emozionale.

La seconda traccia "Echelon" è un pezzo lento che si apre con dei suoni che arrivano direttamente dallo spazio profondo che poggiano su una base elettro pop di matrice anni 80 , per lasciare spazio ad un pezzo di piano che introduce la voce sempre di notevole livello e di carica emotiva.

"Interstellar" si apre un bell'arpeggio di chitarra che fa da preludio ad un cambio di marcia verso ritmi più tirati, per uno dei pezzi più rock dell'album, dove si percepisce l'influenza sulla band dell'alternative rock anni 90 e dei primi Radiohead. La song si chiude a cerchio con un'altro bell'arpeggio di chitarra.

La quarta traccia "Hyperion" inizia con una serie di suoni elettronici che ricreano perfettamente l'atmosfera di uno spazio lontano, per uno dei pezzi che risente di più dell'influenza del pop anni 80 (Depeche mode e Bowie su tutti). A metà brano compare la chitarra acustica e la voce sale di intensità raggiungendo uno dei picchi emozionali del disco, che si chiude con un pezzo di piano che ben si inserisce nella struttura del brano.

"Echo planet" si apre con un pregevole arpeggio di chitarra supportata da un leggero drumming che creano un'atmosfera delicata. Verso il finale del brano c'è spazio per una sferzata di chitarre distorte che creano un bel tappeto di suoni in pieno stile post-rock molto efficace. Questo soluzione andrebbe cercata con più regolarità, perchè a parere di chi scrive, mostra un lato molto interessante e poco battuto dalla band

La sesta traccia"Teja" inizia con i consueti suoni elettronici "spaziali" per un pezzo, che grazie anche in questo caso alla prova vocale, sempre presente e degna di nota, crea l'effetto cercato dalla band combinando melodia elettronica e ricercatezza dei suoni, in un brano che richiama alla mente i 30 Seconds To Mars.

"Atlas" è introdotta dal un piacevole drumming affiancato da tastiere e chitarre che creano un sound dal mood cupo che ritroviamo per la prima volta nel disco. Il brano ricorda i The Cure del loro periodo dark con un tappeto di suoni molto curato e interessante, con la chitarra molto delicata che ricama armonie e la voce che sussurra melodie. Ed è proprio la chitarra ad essere sugli scudi su questo pezzo, dove viene aggiunto un altro tassello alle molteplici influenze della band, definendo "Atlas" uno degli highlights dell'album.

La traccia "milky way" è un pezzo in cui la fanno da padrone la chitarra acustica e la voce in un  brano dal sapore pop. La seguente "event Horizon" è un breve intermezzo strumentale molto atmosferico che ci accompagna verso la chiusura del disco

"Oceans pt.1" inizia con con un bell'arpeggio di chitarra pulita che poggia su una base elettronica influenzata dal trip hop in cui riecheggiano i Massive Attack più atmosferici. La voce si esprime su un mood più cupo rispetto al resto del disco, inserita molto bene nella struttura e nell'atmosfera generale del brano.Con la seguente "oceans pt.2" si continua sulla stessa lunghezza d'onda della precedente traccia con un intro strumentale ed atmosferico a cui fa seguito la voce nuovamente  su registro melanconico.

Verso la parte centrale del pezzo assistiamo ad un esplosione post- rock dove vengono proposte splendide melodie che si ergono su un muro sonoro importate che rimanda la mente al migliore shoegaze. Il tutto viene amalgamato alla perfezione per chiudere l'album con un ottima accoppiata Oceans pt.1 e pt.2 che si segnalano come due dei pezzi più interessanti ed ispirati del disco.

Atlas è il disco di una band matura, esperta e preparata tecnicamente, che ben si destreggia all’interno di diversi generi ed influenze, per creare la colonna sonora del loro viaggio attraverso lo spazio profondo.

La produzione è ben curata,che rende giustizia al tappeto sonoro creato dalla band rendendo distinguibili le varie componenti.

Piacerebbe però sentire di più la band esprimersi verso quel post-rock che solo a tratti riecheggia, donando energia all’album che a tratti sembra averne  bisogno. Questo quando la band indugia un po troppo verso soluzioni molto melodiche e pop oriented.  

Atlas è un album valido che sicuramente piacerà al  pubblico orientato verso i lidi del rock più melodico ed emozionale impreziosito però da influenze non banali.

 

Claudio Cerutti

70/100