4 LUGLIO 2018

Tracklist:

1. Your Dream Died in Vain

2. I Made You Fall

3. Nautilus

4. Rise Again

5. To Vow…

 

Band di Milano formatasi nel 2016, composta da 5 membri:

Adam Langley (voce), Stefano Zamburlini (chitarra), Dom Vitali (chitarra), Ruggero Accardo (basso e tastiere), Mattia Basi (batteria e tastiere). Il genere proposto da questa band è un progressive rock/metal con qualche elemento di elettronica e l’album preso in analisi è intitolato I. ed è strutturato in cinque brani. A livello compositivo la parte ritmica (insolitamente rispetto agli standard) spicca su quella melodica sia per qualità, ma anche per vera e propria presenza all’interno dei brani, infatti il batterista/ tastierista esprime capacità di alto livello e pulizia nell’esecuzione non da poco. A discapito di questo aspetto le chitarre, pur essendo in due risultano sommesse e un po’ assenti all’interno della composizione, l’unico assolo è riscontrabile nel quarto brano, per il resto rimangono da accompagnamento alla voce. Chiaramente non si può escludere che questa sia una scelta di produzione più che una lacuna.

Il basso, come le chitarre non esce troppo dagli schemi, rimarcando i passaggi, seppur complessi della batteria.  Le tastiere hanno un ruolo decisamente importante all’interno dei brani, quasi alla pari della voce, che mantiene per tutta l’esecuzione una timbrica limpida ma dinamica, ricoprendo una buona estensione. Scelta oculata quella di prediligere l’uso di archi, suonati dallo special guest Vito Gatto, anziché utilizzare tastiere o suoni campionati rendendo i pezzi ricchi di effetti, ma forse di difficile riproduzione live, implicando l’uso di basi o di turnisti. Ad ogni modo i brani, volutamente sinfonici, sono progettati per andare a comporre la soundtrack di uno dei due short movie che la band intende musicare in collaborazione con la Noise Film Factory, quindi si tratta di un progetto che è nato per coinvolgere non solo il senso dell’udito e in questo è pienamente riuscito. I testi non tendono a seguire un unico tema, ma passano dal parlare di sentimenti ( I Made You Fall ) al trattare il senso di indifferenza come in Your Dream Died in Vain, ovviamente la decontestualizzazione dei brani dal film per cui sono progettati può sicuramente portare a non comprendere appieno il significato che gli artisti volevano imprimere nelle loro composizioni. Il mastering dell’album, ad opera della RecLab Studios è di ottima fattura, tutti gli strumenti sono omogenei e la voce non fa eccezione, rientra perfettamente nel suono, senza dare la sgradevole sensazione che sia sovrastante. La copertina dell’album nella sua semplicità per l’utilizzo di bianco e nero é d’impatto e nonostante sia difficile da interpretare, si abbina perfettamente al nome della band richiamando nell’osservatore la sensazione di star osservando una foto scattata nello spazio. In conclusione Quasi-Stellar Radio Source è una band underground dalle sonorità molto ambiental, con buona tecnica ma soprattutto una buona resa musicale che però va meglio vagliata contestualizzandola all’interno del film a cui è abbinato l’album. Nota negativa risiede soprattutto nell’assenza delle chitarre, per giunta due,  messe quasi completamente da parte, che sia per esigenze compositive oppure per un errore di creazione, ma sicuramente sprecate nel ruolo di accompagnamento. Il voto che voglio dare all’album nasce da queste considerazioni, augurando il meglio alla band.

 

Marta Pipitone

80/100