8 AGOSTO 2018

Sono di Treviso i due protagonisti del progetto Quiete, che esordiscono con un breve ma intenso EP, di cui oggi parleremo: Eos. Nicola Trentin, fondatore, chitarrista, tastierista e cantante del progetto, pose la prima pietra del duo nel 2017, pochi mesi in anticipo rispetto all'approdo del batterista Matteo Penzo, con l'idea di unire i princìpi fondanti del black metal con dei sound più "atmosferici" (da qui la definizione di atmospheric metal), caratterizzati, oltre che dalla massiccia presenza di tastiere e orchestrazioni, anche e soprattutto dal cantato melodico, in un'occasione interpretato da una voce femminile, che spezza la linea vocale dominante, in growl, restituendo tre brani ben definiti nel loro genere e nelle loro particolarità, ma differenziati nel loro interno. Come lasciato intendere, apparentemente, i Quiete sono un ossimoro vivente, dal momento che, per lo più, il nome non riflette in pieno l'energia, la violenza e la potenza dei riff in chiaro stile black metal che caratterizzano il sound dei due di Treviso, ma è solo ad un secondo o terzo ascolto che, invece, il nome sembra azzeccato: ciò che davvero interessa al duo è esprimere quel souno atmosferico e quelle linee vocali di cui sopra, così melanconici, così colmi di nostalgia. Ecco che Samsara, il brano di apertura di Eos, è introdotto da una sezione strumentale, orchestrale e dal gusto futurista, che ben presto lascia campo alla doppia cassa e alla violenza delle schitarrate metal, restando però per lo più sullo sfondo. L'escalation continua con l'ingresso della voce in growl, che si fonde con gli elementi sopracitati, per abbandonarsi quasi istantaneamente ad una linea vocale melodica e soffusa, la quale solo nel ritornello esplode nuovamente nello stile più consono al black metal, in growl. Questa risulta essere per lo più la stuttura del brano, se non per l'intermezzo finale, in cui la sezione più propriamente metal si fa da parte in favore di quella atmosferica, che sfocia infine nell'esplosione finale, in chiusura di canzone.  Non c'è tempo da perdere, perciò Samsara lascia subito spazio ad Aurora, secondo brano del disco, che rispetta i canoni introdotti dal precedente, per cui la struttura del pezzo è pressappoco la stessa, con una strofa in cantato melodico, che esplode nel growl nel ritornello. Anche qui è presente in maniera massiccia la sezione orchestrale, volta a dare un profondo sfondo al tutto, ma nulla che non avessimo già ascoltato in Samsara. Stesso discorso vale per l'ultima canzone di Eos, Ephemeral, che però riporta delle particolarità: anzitutto, colpisce la voce femminile, sopra accennata, presente da protagonista, che riesce a spezzare, qua e là, la durezza dei riff e del sound grezzo e violento del black, e contemporaneamente a sposarsi con esso. Altra particolarità di Ephemeral è il suo testo, unico nel disco scritto in inglese. Insomma, Eos per lo più rispetta i canoni dei due generi che tenta di fondere: l'imponenza e il peso delle orchestrazioni, per il lato "atmosferico", e la durezza, e la violenza, definite dai riff di chitarra, dai blast beat e dalla voce in growl, per la parte grezza del metal, nella sua espressione black. I Quiete cercano, a ragione, di porre l'accento non tanto su uno dei due aspetti o sulle loro abilità a scrivere e suonare in quella direzione, quanto piuttosto sul saper unire due generi tanto distanti ma tanto compatibili, oltre che sul senso intrinseco del progetto, espresso da quell'ossimoro sopra analizzato, di cui il nome stesso della compagine si fa bandiera. In realtà, la band di Treviso si pone semplicemente in linea con un filone di certo non inaugurato da loro, di cui però riesce ad esaltare ogni aspetto, ma soprattutto sfrutta questo mix per esprimere la loro idea di musica e per lanciare quel messaggio, che altro non è che il senso stesso del gruppo. In conclusione, i Quiete sono un progetto valido, versatile al punto giusto da essere apprezzato sia da amanti dell'estremo che da chi preferisce un suono più melodico. Attualmente, sono in fase di composizione del loro primo full-lengh, la vera prova del nove per dimostrare ciò che valgono. In attesa, Eos risulta un buon ascolto, nulla di originale, ma sicuramente ben composto, eseguito e prodotto. Insomma, un ottimo biglietto da visita. 

 

Claudio Causio

74/100