14 MARZO 2018

I “Rite of Thalia” sono una band symphonic metal italiana. La band nasce a Rieti dall'idea dei due elementi principali: Riccardo Dionisi (tastiere) e Chiara Petrelli (voce). In seguito la line up si completa ed amplia con Stefano Ottaviani (basso), Stefano di Filippo (batteria) e Francesco Forlano (chitarre), con il quale hanno registrato l'album in questione. Da poco Forlano non fa più parte della band e al suo posto attualmente c'è Manuel Casella.

Il suond è il loro punto di forza, un misto di sonorità gotiche e sinfoniche arricchite con elementi metal e orchestrali. A Novembre 2017 esce il loro album "Discordia", full lenght di dodici brani. Già dal primo pezzo possiamo apprezzare elementi in contrapposizione, melodie dolci, evidenziate anche dalla bellissima voce di Chiara e incessanti riff di chitarra. Per tutta la durata dell'album c'è questa sorta di bivio sempre presente, costante in ogni brano. Questa perenne differenza tra bene e male, luce e oscurità. Senza ombra di dubbio i suoni, alle volte orchestrali, uniti alla voce di Chiara, enfatizzano questa caratteristica. Altra perla importante da citare la troviamo nel brano numero otto "Hostages of tragedy". Qui infatti c'è la partecipazione del chitarrista/shredder e compositore statunitense Matthew Mills che nello specifico ci regala un bellissimo solo. Si possono percepire dei vaghi rimandi a gruppi di spessore come ad esempio i Nightwish. Ciò non mina l'originalità del gruppo, che ci tiene a preservare la propria identità e a perseguire sulle orme della loro personalità. Come citavo poche righe sopra, il concept di questo disco è una sorta di viaggio nella mente di un assassino, che pur conscio di ciò che fa, non riesce a smettere di uccidere. L'impatto forte lo troviamo in "Confession" che è la traccia numero tre. In questo brano il protagonista si apre alla propria vittima e si racconta. Il tutto sempre nello stesso contesto musicale melodico che poi è il biglietto da visita dei Rite Of Thalia. Inoltre in questo brano si percepisce ancora più marcata la contrapposizione tra voci angeliche e sonorità più decise. Personalmente, il brano che preferisco è la traccia numero nove, nello specifico: "Looking in the mirror". Le parole, la melodia e la voce si sposano nella maniera più armoniosa possibile, rendendo questo brano una sorta di "coccola per le orecchie" nonostante la tematica del testo non sia certo delle più allegre e indicate. Ma in fin dei conti siamo tutti un po' "dreamers without rest". E' un esordio ben riuscito quello del quintetto laziale, anche per l'autoproduzione che è lodevole e merita di essere citata. Sicuramente come ogni cosa che principia ci sono migliorie che possono essere apportate. Certa che sentiremo ancora parlare di loro, lascio il mio giudizio più che positivo per "Discordia".

 

Noemi Di Marco

75/100