26 MAGGIO 2018

Quanta solitudine e depressione siete in grado di sostenere al punto di riuscire ad immergere il vostro completo ascolto tra le note i riff di un album? A temprare i nostri caratteri e il nostro umore ci hanno pensato i connazionali “Rome in Monochrome”, nati a Roma nel 2013, da un’idea del chitarrista Gianluca Lucarini, il quale in partenza, aveva partorito il pensiero di tale progetto come solista, trasformatosi subito in una vera e propria band con l’entrata del cantante e paroliere Valerio Granieri per primo.  Dopo diversi cambi di line-up, nel 2015, la band entra in studio per registrare il primo EP autoprodotto “Karma Anubis”, il quale, grazie alla divulgazione del materiale sul web, riesce ad ottenere un discreto numero di consensi da parte del pubblico sul network. Successivamente, nel Febbraio 2018, i Rome In Monochrome firmano un contratto con l’etichetta discografica “Solitude Records”; etichetta russa che tratta generi piuttosto pesanti, quali Death e Doom Metal e che permette di rilasciare il 16 Marzo 2018 il primo full lenght “Away from Light”, album che veste di una particolare dose di mestizia e afflizione e che mette in mostra lo stile e il carattere della band romana. Infatti l’album apre le porte alla nostra lesta immaginazione contornate con lande desolate e devastate, mediante “Ghosts of Us”, traccia in cui tutti gli strumenti tengono una dinamica molto bassa e cauta in maniera costante, le cui note sono accompagnate alla voce pulitissima e intrisa di pathos di Valerio, con l’aggiunta verso gli ultimi minuti di vocalizzi a base di Scream, i quali sembrano marcare ulteriormente lo sfondo pieno di amarezza che i musicisti vogliono presentare. Noi della redazione vogliamo farci un’idea chiara riguardo allo stile della band, che viene confermata grazie alla successiva “A Solitary King”, pezzo più lanciato e deciso rispetto al precedente, ma che comunque va a preservare lo stampo Heavy/Doom che i ragazzi romani propongono ai nostri timpani. Tra l’altro, anche in questo caso, la valutazione nei confronti della tecnica e della composizione melodica lasciano enormemente spazio all’immaginazione e al dilagare delle nostre emozioni.

Le stesse considerazioni vanno assegnate anche alle tracce “Paranoia Pitch Black” e “Uterus Atlantis”, le quali paiono ancora più lente ed ulteriormente dotate di una massiccia malinconia e depressione, lasciando ormai pochi strumenti a gestire la componente ritmica. Tuttavia, entrambi i pezzi, nonostante la piccola differenza in fatto di velocità, partono con un arpeggio di chitarra, elemento che abbiamo percepito dall’inizio dell’album, e che, a qualche ascoltatore, a lungo andare potrebbe risultare fin troppo “apatico” e pesante per certi versi.

Nonostante ciò, un altro aspetto buono da considerare è anche l’accurata ricerca nei suoni in fatto di mastering e mixing di tutti gli strumenti, i quali vengono percepiti ottimamente, partendo dalle chitarre al basso, dalla batteria alla voce. Aspetti che constatiamo in “December Remembrances” e nell’ennesimo lento “Until My Eyes Go  Blind”, pezzo quest’ultimo completamente strumentale e che, ovviamente, da man forte al sapore amaro e triste di questo full lenght.

A dinamica e forza crescente troviamo il settimo pezzo “Between the Dark and Shadow”, in cui ancora una volta l’iniziale arpeggio che lo precede, sfocia in un riff più energico e leggermente più spinto.

L’album si chiude con l’ottava traccia imbevuta di un’addolorata personalità, caratterizzata dal portamento di palese stampo Doom come non si era sentita prima, quindi ulteriormente più lenta in cui le ritmiche di quarti sembrano determinare, in termini di tempo, la scadenza di una catastrofe senza precedenti. Dopo questa funerea ondata di Doom, non possiamo che valutare l’uso, a nostro avviso, smodato di questi “intro” quasi ad ogni pezzo dell’album, il quale pare non conoscere differenza tra una canzone e l’altra e che, purtroppo, ha fatto perdere qualche punto a favore dei nostri musicisti. Tuttavia, a livello di realizzazione e tecnica dei Rome in Monochrome, “Away from Light” è sicuramente un primo passo importante per la band stessa e che può godere di un punteggio sufficiente per creare le basi che la band ha voluto fondare.

In più, per gli amanti delle atmosfere tetre, malinconiche e mistiche questo full lenght sarà sicuramente l’elemento che non può mancare in una valida collezione. Intanto godiamoci l’emozioni che i Rome In Monochrome susciteranno sul grande pubblico e, perché no, confidiamo di una piccola integrazione a livello compositivo per un ponderato rinnovo stilistico.

 

Simone Zamproni

67/100