22 DICEMBRE 2017

Come il sottoscritto sostiene ormai da molti anni, il metal non è un genere musicale, bensì IL genere musicale. Nei suoi meandri si nascondono le sonorità e le emozioni più disparate, dall’aggressività del thrash e del death metal, all’allegria del power, finanche alla nostalgia ed alla tristezza del black metal depressivo ed atmosferico. Quest’ultimo è, probabilmente, uno dei subgeneri che più di tutti, se ben prodotto, è in grado di generare intime e profonde emozioni nell’ascoltatore. L’introspezione immersiva è assolutamente garantita da un recente album che parla orgogliosamente italiano: si tratta di “Entering a Timeless Winter”, pubblicato da poco dall’artista lombardo A., titolare unico del progetto atmospheric black metal  Talv, attivo dal 2012. Nato a nome Trees in the fog, dopo il cambio di moniker il nostro si è catapultato nella produzione di una grande mole di releases, tutte caratterizzate da alta qualità stilistica. L’esordio arriva nel 2014 con la demo “My soul is a velvet glove”, e nonostante sia, per ovvie ragioni, ancora acerbo, si nota da subito il grande gusto dell’artista per la melodia, pur in perfetta sinergia con l’aggressività che caratterizza storicamente il black metal. Nel corso della pur giovane carriera molte sono state anche le releases condivise con altri validi artisti; ben 5 split album, infatti, si sono susseguiti nel corso degli anni, partendo dal buon “Take away my pain”, un four-way realizzato con Xerbeth, Sorrow e Dream of the Damned, e passando per “To Wither Away…” con gli ottimi Schizocaria, “Inverno Suicida”, con la one man band veneta Follia Suicida, e concludendo con altri due dischi realizzati con To Storm the Fortress (il primo), e Nero Barlume e Cercueils (il secondo). La discografia sarebbe già ampia, ma non basta: ben 3 sono i full-lenght pubblicati dall’instancabile A. Il primo “Melancholic Wanderings”, del 2014, accompagnato da un artwork affascinante nella sua artigianalità, il successivo “Üksildus” del 2015, pubblicato in più edizioni, e, appunto, “Entering a Timeless Winter” di cui ci occupiamo in questa sede, che ha segnato il meritato salto da labels prettamente underground ad etichette di maggior rilievo, nel caso di specie l’italiana A Sad Sadness Song, parent label della più nota ATMF records. Come da tradizione, anche la recente uscita discografica del nostro è confezionata in un artwork sensazionale, dipinto a mano e pienamente indicativo della musica proposta dall’artista. L’album è composto da 4 tracce originali, nessuna inferiore agli 8 minuti, e da una cover conclusiva, e nonostante le tracce siano separate tra loro, il tutto è un maelstrom composto con una chiara soluzione di continuità. Si parte con “Dreaming a Funeral in Another Life” che, più dal punto di vista lirico che musicale, ha notevoli punti di contatto con grandi nomi della scena depressive black metal come Kanashimi e Benighted in Sodom, e che crea un atmosfera perfettamente adeguata per accompagnare l’ignaro ascoltatore nelle profondità della foresta innevata illustrata in copertina. Il passaggio successivo, “A Sad Moon concealed by Pines”, è forse il migliore presente nel disco, nonostante la qualità si attesti sempre su livelli altissimi. Giunti alla metà dell’album troviamo “An Eternal Snowfall Will Come”, il primo pezzo ad essere pubblicato in streming in via promozionale sul canale YouTube dell’artista stesso, e che ha in poco tempo raggiunto, meritatamente, un buon numero di visualizzazioni. L’ultimo dei brani originali è il più prolisso, “Sidereal Hypothermia”, che con i suoi 13 minuti di gelo sonoro raggiunge l’obiettivo di ibernare la nostra psiche più interiore. La conclusione dell’album, come detto precedentemente, è affidata ad un’ottima cover, la strumentale “Winterreise”, tratta dall’album del 2008 “Melancholie2” del tedesco ColdWorld, indubbiamente una delle migliori realtà in ambito atmospheric black metal alla pari di Lustre, Midnight Odyssey, Wedard ed altri ancora. 

Il gap della musica commerciale, del pop odierno, non è la mancanza di stile o di gusto per la musicalità, bensì di anima e di emozione, a causa della “plasticosità” di un’arte che altro non è se non un prodotto, nel senso più becero ed industriale del termine. Di tutt’altra pasta è lo spirito che anima molte releases del nostro amato underground, lontane dalle luci dei riflettori, e che vedono come a tratti, come unica fonte luminosa, quella di vere e proprie stelle discografiche, ultima delle quali è senza dubbio “Entering a Timeless Winter”.

 

Luigi Scopece

100/100