28 FEBBRAIO 2018

"The Inframen" è progetto nato dalle menti di dAs Ret (Andrea Rettino) alla batteria e Robert Parker (Roberto Antonacci) al basso e voce e, nella loro forma di duo, esauriscono in modo altamente efficace la loro proposta fatta di un'enorme architrave stoner sorretta da pilastri di musica innovativa, poichè improntata ad aspetti futuristici, rivisitati in chiave lo-fi; quest'ultima filosofia non lascia spazio alle classiche sonorità casuali, dovute magari alla confusionalità dell'ascolto. Infatti, arricchita da elementi presi direttamente da B-movie giapponesi, dà perfetta definizione e precisione stilistica alle granitiche percussioni e alla ferocia di un Fuzz, del quale, con il lavoro "Mondofaz", si è realizzato un saggio. Ed è proprio quest'ultimo sforzo che ora andremo ad analizzare. Mondofaz è il secondo lavoro della band, registrato al Tiberstoned Studio (Bari) da Lorenzo "Van Funj " Signorile e mixato e masterizzato al Creepy Green Light Project Studio. Già avendolo tra le mani si intuisce il gusto psicotico verso l'extraterreste, con un predominante alieno macrocefalo con giacca jeans, che fa subito da manifesto per il motto "gli alieni sono tra noi". Il disco si articola in 11 brani per un totale di 42 minuti e 33 secondi di pura energia, nei quali scapocciare è un obbligo. Il primo pezzo "Protonic Love" pompa un pesante groove del quale colpisce la botta di una batteria altamente avvolgente. E' il pezzo che grazie alla tagliente voce di Robert introduce perfettamente all'ascolto di questo grande disco. "Magnetic Samba" inizia con uno stacco seventhies e poi va giù di distorsioni con un tono di basso sempre più strafottente e cafone fino al momento nel quale prende il sopravvento l'innovatività della proposta: un vero e proprio passaggio samba ma raw al punto giusto. Che dire, non avrei mai pensato di sentire accostamenti così estremi e così semplicemente azzeccati! La geniale "Vampire Heart" occupa il terzo slot nel lavoro. L'andamento si rallenta un po' nel groove tutto a favore di una godibile fruizione delle sgranature di un fuzz meraviglioso e di voci acidissime. Questo brano è geniale non a caso; il finale riserva una sorpresa per tutti gli amanti del mondo fantascientifico dei film robot giapponesi. Nel quarto pezzo compare un'altro elemento che diluisce ancor di più l'ascolto e rende tutto ancor più scorrevole. Claudio De Pascale con la sua chitarra e il suo slide, smuove il sound come onde sulle rocce, metafora non casuale visti i suoni monolitici del duo. Questa era Red, che online offre anche un video per farsi un salto nel loro mondo psichedelico. A metà del disco sembra iniziare il secondo tempo di questa storia extraterrestre: Temporal Passage e Hefty conducono l'ascolto ad un momento di transizionalità. Stoner, stoner ed ancora altre botte di stoner con un trasportante sound alla Kyuss nel prima e un mood più blues nell'altra sopratutto grazie alla maestria nell'uso della chitarra ospite di Bob Cillo, particolarmente ispirato. Il disco prosegue poi con il suo ultimo capitolo: 3 pezzi in rapida successione accompagnano la conclusione dello stesso, praticamente arrivata senza accorgersene. Il capolavoro "Infracolinenciusol" domina quest'ultima terna e sorprende per la scelta del brano (cover del celebre Celentano), ma sopratutto la rivisitazione: è un inno al groove, al ritmo tribale e pulsionale, impossibile non goderne. Si passa a "More You Talk" e alla chiusura "Monster Boogie" che racchiudono tutta la prorompenza della band, scatenata da riffing molto cantabili e dannatamente distorti. L'outro del disco è l'undicesima traccia, senza un titolo, ma che di un titolo non ha bisogno. Necessita solo di chiudere gli occhi e lasciare che ti faccia atterrare dopo questo viaggio davvero eccitante. "Mondofaz" è un disco che farà parlare di sè e, anche se uscito a Gennaio, potrebbe tranquillamente far parte delle migliori uscite del 2018. Completo sotto ogni punto di vista, dagli arrangiamenti percussivi alle comparsate sulle chitarre, sicuramente colpisce su tutto per il feeling: ogni nota, o battito o parola è lì dove deve essere, suonata con il cuore giusto e in un'amalgama molto, molto rara.

 

Tyrannos

90/100