13 MAGGIO 2018

I "This Broken Machine" sono una band milanese fondata nel 2005 che propone uno stile prettamente hardcore con influenze delle più differenti, dal progressive all'alternative rock in chiave melodica, alternando passaggi dove predomina la durezza di un cantato in scream/growl a momenti tutt'altro che tali, dove la pulizia di voci, cori, chitarre e con un basso predominante nel mix conducono l'ascoltatore verso sonorità riflessive e caratterizzate da una buona cantabilità. Sembrano in questi momenti ricordare gli ultimi Katatonia, nei passaggi introdotti da suoni elettronici, ma sopratutto per la "decadenza" delle tonalità proposte.

Band autoprodotta, hanno all'attivo un EP, e due album: "The Inhuman Use Of Human Beings" del 2012 e l'ultimo "Departures" che andremo ad analizzare.

Composto da 8 tracce per un totale di 50 minuti, è dotato di una buona capacità di rapire l'orecchio di chi ascolta per le alternanze tra cambi ritmici ed espressivi. Effettivamente, essi definiscono il loro essere poliedrici, come di edifici complessi che hanno nella risultante di tutte le loro sfaccettature, il loro senso e la propria compiutezza.

Strutturati in maniera davvero notevole, i brani scorrono senza pesare, in particolare quelli più lunghi come "Distant Stars" o "Return to Nowhere", nei quali sembrano avere tutto il tempo necessario per dare la giusta aria alle loro idee.

Non c'è una chiave di lettura generalizzante per la scrittura dei brani e questo decisamente punta a loro favore: imprevedibili nell'ultilizzo dello scream, indifferentemente se si tratti di strofa o ritornello a seconda dei brani. 

La prova vocale è entusiasmante in tutti i puliti, alle volte toccante, capace di toccare punti molto bassi e delicati fino a tirar fuori il cosiddetto "terzo polmone": cantato superlativo!

Il sound delle chitarre è sicuramente studiato attentamente e volto sopratutto a valorizzare l'atmosfera del momento come nei climax proposti in "Weight" e in "This grace", rispettivamente il primo crescente e decrescente nella seconda citata. I ritornelli sono molto ariosi negli accordi e considerevoli nel non appesantire troppo con l'eccesso di note, nonostante l'utilizzo di chitarre lead più alte, mai banali.

Ottima prova per il lavoro svolto dal basso, sempre udibile e preponderante in tutti i passaggi dove predomina un certo pathos più riflessivo e straziante.

Le pelli hanno svolto un lavoro eccezionale, dallo sfumare parti più trasportanti come in "As you fall", fino ad accompagnare le chitarre e gli scream nei momenti più duri. Non è una batteria che sfonda il mix, ma al contrario lo sostiene senza eccessi, valorizzando la musicalità delle composizioni.

L'album "Departures" rappresenta un'ottima espressione del talento di questi musicisti, certo non una ventata di aria fresca come proposta, ma una grande prova di consapevolezza di come poter esprimere e toccare certe tematiche. Il pezzo che ho preferito in tutto l'ascolto è quello affidato per la chiusura "And that would be the end of us", pezzo lungo e ricolmo di profondità, degno di nota!

 

Tyrannos

78/100