28 LUGLIO 2018

Quando mi capita di ascoltare per la prima volta album di artisti o band dal nome inusuale o curioso la prima domanda che mi pongo riguarda proprio il perchè di tale scelta. Come mai proprio quel nome? Spesso è una domanda senza risposta che mi porta a trovare una giustificazione ascoltando il lavoro e deducendo da solo i motivi. “To Find Solace” letteralmente significa trovare sollievo se non proprio conforto. Un’espressione che necessariamente lascia sospesi, a metà strada fra nuove domande: conforto in chi o in cosa? Per provare a dare una risposta è necessario scavare nei precedenti lavori di Mattia Trovato, musicista pratese unico membro della band. I primi tre singoli, usciti nel corso del 2017, erano una sorta di introspezione riflessiva sull’amore e sulle difficoltà che affrontiamo quando vogliamo manifestarlo alla persona amata. Ecco dunque che, seguendo gli indizi, possiamo intravedere una sorta di traccia che ci porta inevitabilmente al nuovo album di “To Find Solace”, anch’esso recante un titolo curioso: “The Place”. Da accanito lettore di gialli, mi piace inoltrarmi in elucubrazioni deduttive sperando sempre di non essere il dottor Watson della situazione. Credo dunque che nome della band e dell’album in qualche modo si completino e che dunque il posto dove trovare (finalmente?) conforto Mattia lo abbia reperito nel suo ultimo album (da qui il titolo). “The Place” è il punto di approdo delle pulsioni giovani che si tramutano in “affari da persone grandi”. Vi si arriva maggiormente coscienziosi, dopo aver attraversato i mari impetuosi dell’adolescenza con tutti i suoi pro e contro. “The Place” è un luogo profondo, quasi inconscio che ha bisogno di una musica adatta a diffondersi nelle stanze, dieci per l’esattezza come le tracce dell’album. E questo a Mattia, direi essere riuscito molto bene. Per trovare sollievo bisogna mischiare, sperimentare, arrivare alla giusta miscela per tentativi. Inutile fossilizzarsi su uno schema, costringere gli elementi a reagire ma piuttosto lasciare che essi si fondino fino a confondersi. La musica di “The Place” è questo, un continuo mix di elettronica e alternative metal con fugaci passaggi ambient interrotti dalla voce di Mattia che esce squillante trascinata dalla batteria (“Heartsease”) e alcuni brani che prendono qualcosa in prestito dal trip hop di fine anni 90 (“Hiraeth”, “At Sixes & Sevens”). Mattia fa tutto da solo. L’espressione “se la canta e se la suona” non potrebbe essere più appropriata. Regala un prodotto nuovo, tremendamente moderno non rinunciando al dato che più apprezzo: l’originalità. D’altro canto, “il posto” tanto cercato doveva essere necessariamente il proprio e non quello già abitato da qualcun altro. Brano dopo brano, stanza dopo stanza, la profondità aumenta e lo stesso Mattia sembra prende sempre più coraggio nella voce fino alla title track (“The Place”) scientemente piazzata a metà disco che culmina la prima parte e dà avvio alla discesa verso la seconda. L’artista ti porta al suo posto e lì ti mette a tuo agio invitandoti a rimanere. Infatti già a partire dalla traccia successiva, “Pure Love”, l’aria è decisamente più distesa e quasi gioiosa con un ritmo sostenuto che non mi stupirei di reperire come sottofondo in qualche locale durante un aperitivo festoso. E’ la traccia che squarcia le nubi e schiude il cielo facendo tornare il sereno. E se fosse proprio l’amore puro e vero il posto tanto agognato da Mattia? Un amore da condividere, da mostrare, da dichiarare e non da tenere segregato nello spazio più recondito del proprio cuore. Interessanti anche i titoli “a confronto” delle ultime due tracce, “The Perfect Room” e “The Worst Room”. Fra le due preferisco la seconda, totalmente strumentale, posta a chiusura dell’album che riprende l’eco di voci utilizzato ad inizio della prima traccia. Le voci dunque, distanti e indistinte, che odi ma non ascolti, sono ciò che legano l’intero lavoro dalla durata contenuta, poco più di mezzora di musica. Non penserete mica che il sollievo il conforto possano essere reperiti nel solito posto in eterno?

 

Pietro Pisaneschi

70/100