12 GENNAIO 2018

Band : Visionoir

Album : The waving flame of oblivion

Genere : Progressive metal space synth

 

VISIONOIR prende vita nel 1998 dalla mente di Alessandro Sicur, polistrumentista della provincia di Udine.

Il progetto one man band è rimasto fermo per un periodo, dal momento che Sicur è stato impegnato con diverse band.

Ma nel corso di questi anni sono stati composti vari arrangiamenti e riff, che sono in seguito stati riadattati.

Il buon Alessandro è stato influenzato particolarmente dal progressive, dal gothic e dal doom, ma anche da una vena più “electro” o, oserei dire, quasi cosmica, con i synth che fanno un gran lavoro!

Diciamo che, essendo questo un progetto personale, non si è posto limiti nel fare ciò che più lo appassionasse, con naturalezza.

Oltre alle chitarre ed i synth, quello che cattura l’ascoltatore è la parte cantata, una sorta di voce narrante, che dà un aspetto di teatralità al lavoro, già di per se strumentalmente bellissimo.

L’artista, perché è di questo che si parla, si occupa anche di fotografia, infatti per la copertina dell’album ha usato una delle sue opere.

Ma partiamo col disco:

''Distant karma'' parte con un arpeggio che lascia quasi subito spazio alla chitarra, con un susseguirsi di un ottimo giro di basso, ed un crescendo di emozioni in cui questi due strumenti si mescolano ai synth.

In THE HOLLOW MEN possiamo ascoltare come questi strumenti vengono ben accompagnati dalla voce narrante, in un ambito progressive rock.

In 7EVEN abbiamo un altro assaggio di un non so che di orientaleggiante.

Le chitarre ed i synth svolgono un ottimo lavoro.

In THE DISCOURAGING DOCTRINE OF CHANCES abbiamo il piacere di essere accompagnati dalla voce narrante, ormai marchio di fabbrica del progetto Visionoir, in questo bellissimo brano, lungo ma non monotono assolutamente.

Ed eccoci ad ELECTRO CHOC, brano molto interessante con la chitarra che svolge un lavoro sublime.

In COLDWAVES c’è un distaccamento da tutto quello che abbiamo ascoltato finora, con la prevalenza più ch altro di piano e synth. 

Brano molto interessante, da ascoltare più volte senza mai stancarsi!

Arrivati al brano A FEW MORE STEPS, possiamo notare (ed ascoltare) un ottimo lavoro con riff di chitarra che si alterna a fraseggi di synth, il tutto sapientemente accompagnato dalla voce che ci racconta questo viaggio di suoni.

Ed eccoci arrivati all’ultimo brano di questo appassionante lavoro, GODSPEED RADIO GALAXY. Questo è il brano conclusivo e più lungo di tutto il disco. Tastiere, synth, intrecci di riff di chitarra, voci cosmiche, ci prendono per mano e ci accompagnano verso la fine di questo turbinio di emozioni…

Tirando le somme e traendo le conclusioni, possiamo dire che ci troviamo di fronte ad un album veramente ben costruito, in cui l’artista Alessandro Sicur ci mette anima e cuore (e bravura ovviamente), rendendo quest’opera d’arte una perla di saggezza, per quanto riguarda il bagaglio culturale del nostro polistrumentista.

Genere difficile da catalogare, si potrebbe definire prog rock metal spaziale…

Ma io lo definisco… SICUR, proprio perché l’originalità del buon Alessandro rende questo disco molto personale, creando nell'ascoltatore emozioni difficilmente trovabili altrove.

Vuoi per la bravura del musicista, vuoi per l’originalità della voce che accompagna il disco, vuoi perché comunque non ci si annoia…

Penso che sia una delle migliori uscite che io abbia ascoltato in questo inizio dell’ anno!

 

Daniele Hell

85/100