26 FEBBRAIO 2019

Simone Zamproni

 

Band: Abscendent

Album: Deliverance

Data di rilascio: 12 Ottobre 2018

Etichetta: auto-produzione

 

Cari lettori indiavolati, oggi vogliamo proporvi una band dal puro carattere brutale ed aggressivo, fattori fondamentali per chi mastica le sbrodolate a base di Metal estremo! Fattori che sfoggia con grande orgoglio la band Thrash/Death Metal nostrana “Abscendent”, trio nato nel 2011, presso la provincia di Latina, la cui formazione prevede con il cantante/chitarrista Gabriele "Arch" Vellucci, il bassista Luca Riccardelli ed il batterista Davide Tomadini. Tra l’altro la band vanta già una prima release grazie al full-length “Decaying Human Condition”, rilasciato nel 2016, grazie ad una collaborazione con l’etichetta discografica “Revalve Records”, nel quale si delinea da subito il tipo di sound che la band propone.

Successivamente, gli Abscendent rilasciano, il 12 Ottobre 2018, il loro secondo lavoro  auto-prodotto “Deliverance”, che si dimostra, senza se e senza ma, un’altra dimostrazione di forza e tecnica, nell’ambito del Metal estremo. 

Come già accennato, gli Abscendent mettono fuoco e fiamme nel carattere dei loro riff, pertanto dicendovi che trattiamo un album dalla crudeltà Thrash/Death, dovreste aver capito con che tipo di sound abbiamo a che fare.

Senza troppi indugi l’album di apre con “Torment”, prima traccia costituita da da solidissima ritmica dai suoni rocciosi e dall’affilata distorsione della chitarra, la quale accompagna il velocissimo blast-beat della batteria. Da notare, fin da subito, la velocità di e la precisione nell’esecuzione del pezzo, che concede ben poco respiro all’ascoltatore.

La successiva “Unbound” mette in ulteriore risalto la tecnica dei ragazzi, grazie ad una serie di riff di stampo prettamente Prog, mantenendo comunque la ferocia della pasta sonora del Death Metal, portando alle memorie le potenti ritmiche, che hanno creato le basi del Death americano. Sicuramente questo pezzo è molto più curato rispetto al precedente, meno grezzo e con una fortissima componente melodica, oltre che progressiva, data la ritmica piuttosto alternata e sincopata della batteria e di conseguenza degli altri due strumenti.

Proseguiamo con “Reign of Depravity”, un’autentica bordata Thrash/Death dalle ritmiche serrate, violente e senza esclusione di colpi, il tutto intrecciato a Bridge più lenti cadenzati e ad accordi “liberi”. Il tutto si ripete per due  giri di seguito, facendo spegnere il carattere furente della traccia, rendendola, anzi, un pochino piatta e priva di pathos. In ogni caso, vanno attribuiti meriti alla tecnica batteristica di Davide, a fronte dell’esecuzione dell’aggressivo tappeto di doppio pedale che potrete gustare in questo pezzo, quindi nulla da obiettare!

La quarta traccia, completamente strumentale, “Utopia”, si rivela un’altra dimostrazione di forza e valorizzazione da parte dei ragazzi italiani, in fatto di ritmiche Progressive, caratterizzate da basi potenti, sferzanti e sormontate da uno sfondo melodico. Pezzo estremamente corto, ma che, anche in questo caso la tecnica dei musicisti non può discutersi.

Da notare, tra l’altro, l’ottima cura dei suoni scelti ed accuratamente mixati e ed equalizzati, regalando alla band un sound omogeneo e senza sporcare minimamente il risultato finale.

La successiva “Atrocity Incarnated” è una spugna imbevuta di cattiveria, mista, come per le altre tracce, a fill tecnici e dal ritmo “spostato” sulle ritmiche del lavare, il quale va tutto a elogiare ancora una volta le evidenti influenze dei classici che hanno disegnato la storia del Death/Prog.

L’album termina con “Oblivion”, brano totalmente dedicato alla velocità smodata dei riff ed all’esecuzione tecnica, grazie ad arpeggi chitarristici mescolati sapientemente al carattere crudele delle rasoiate in sedicesimi. In questo brano Luca utilizza un basso dall’impatto sonoro molto delicato e dal calore simile agli intermezzi che compongono i fill del Jazz, basti ascoltarlo nell’intro. Una nota di merito va assegnata anche a  Gabriele, il quale, oltre al grande lavoro svolto con la chitarra, guadagna punti in fatto di canto, dato che utilizza per tutto l’album un Growl piuttosto gutturale e senza cambiare in alcun modo tale tecnica.

Che dire con tutto ciò? “Deliverance” è sicuramente, testato al 100%, una certezza per gli amanti del Death/Prog o comunque del Metal estremo in generale. Noi della redazione ci permettiamo di constatare il fatto che le influenze della band sono forti, molto forti e forse anche troppo per certi versi e che, di conseguenza, dovranno caricare con moltissima forza per fare breccia all’interno dell’underground nazionale. Ma d’altro canto, questo fanno gli Abscendent dal 2011 e questo dovranno fare in futuro, nonostante la passione per il genere è sicuramente imprescindibile e senza remore.

Va ovviamente premiata l’esecuzione di tutti i pezzi ai ragazzi, i quali hanno eseguito un lavoro ottimo grazie ad una precisione assurda, ma rimane comunque il fatto che, almeno in futuro, non sia davvero il caso di valutare altre influenze per un possibile rinnovamento stilistico all’interno della loro band.

 

 

73/100