16 GENNAIO 2019

I californiani Atrament si formano nel 2014 dall’unione di membri già veterani nel mondo della musica estrema. Già l’anno successivo pubblicano il loro “Demo MMXV”, uscito solo per cassetta. Erano solo quattro tracce, due per lato, sufficienti però a definire l‘impronta del loro sound che mescola black metal e crust punk in un’atmosfera sporca e mefitica. Stile ed atmosfere che troviamo anche in “Eternal Downfall”, full lenght (per così dire, data la scarsa durata) uscito nel 2016 contenente dodici tracce che si susseguono senza sosta trapanando il cranio dell’ascoltatore. L’anno successivo pubblicano un solo singolo, la cover di “Attack in the Aftermath” dei Bolt Thrower. Tornano poi nel 2018 per il loro secondo full lenght, “Scum Sect”, di cui parleremo in questa sede. Il disco si compone di 10 tracce per una durata complessiva di 27 minuti circa. 

Partiamo con “Plague Upheaval”: ha un inizio lento, utile a far calare l’ascoltatore nell’atmosfera, per poi fargli subito uno sgambetto e travolgerlo con una scarica di batteria, urla e riffs feroci. 

“Chains Of Terror” è un unico rombare di putridi riffs e batteria a piena potenza, con minime variazioni. “Harbinger” parte, prosegue e si conclude con feroci beats di batteria che non lasciano scampo all’ascoltatore. 

“War Seed” si lascia andare a brevi variazioni di ritmo, addirittura esponendo un assolo, seppur brevissimo. “Boiling Blood” esprime ferocia soprattutto grazie ai vocalizzi più rabbiosi del solito uniti alla violenza della musica, che si concede un rallentamento verso fine canzone, mutando in un black metal atmosferico e lugubre.  “Spit On Mankind” inizia con rapidi giri di basso (strumento finora poco sentito) e batteria, per poi proseguire con la violenza cui ormai ci hanno abituati. “Odium” concentra nella sua scarsa durata putridume e oscurità.  

“Malignant” è degna del titolo che porta: un concertato di malignità, perfidia, rabbia e nefandezze.

“Craven” accelera la batteria e abbassa i toni delle chitarre per dare maggior cattiveria alla traccia. “This Night Shall See No End”, con la traccia che chiude il disco si hanno tutti gli elementi già visti sul disco racchiusi e riassunti in questo brano. Gli Atrament hanno il vantaggio di mantenersi coerenti nel loro stile, mostrando di lavoro in lavoro una maturazione musicale volta a perfezionare soprattutto le sonorità, raffinandole. Rispetto al primo demo, infatti, si ha una maggior chiarezza nei suoni e nella composizione. Di contro, il maggior difetto è la scarsa varietà delle tracce, che le rende tutte simili tra loro rendendo difficile distinguerle e poterle apprezzare singolarmente. Un disco consigliato a fan di Wolfbrigade, Skitsystem, Acephalix, Young and in the Way, Gehenna, G.I.S.M. eccetera.

 

Alessia VikingAle

65/100