23 FEBBRAIO 2021

Recensione a cura di

Edoardo Goi

 

Non so come la pensiate voi ma, per me, quando il black metal riesce a farsi portavoce delle radici culturali di chi lo crea riesce, spesso e volentieri, a raggiungere livelli di intensità, profondità e completezza introvabili, in produzioni più “sui generis”.

E' questo il caso degli italiani DAWN OF A DARK AGE, one man band dedita a un black metal molto atmosferico e sperimentale che, dopo aver pubblicato ben cinque album (basati sugli elementi della Terra) dal 2014 al 2017, ritornano sulla scena nel 2020 con un concept album concernente la cosiddetta “Tavola Osca”, storico reperto in bronzo appartenente al popolo dei Sanniti (antico popolo dell'Italia centro/meridionale stanziato in parte di quelle che oggi sono le regioni dell'Abruzzo, del Molise e della Campania, estesosi parzialmente anche ad alcune aree delle regioni limitrofe del Lazio, della Puglia e della Basilicata) risalente al terzo secolo A.C. , inciso in lingua Osca e rinvenuto nel 1848 a Capracotta, in Molise.

Il reperto costituisce una testimonianza importantissima delle tradizioni del popolo Sannita, nonché della cultura di quella zona d'Italia in quelle epoche così remote;

non stupisce quindi che Eurynomos (al secolo, Vittorio Sabelli), mastermind del progetto proveniente proprio dal Molise, si sia sentito talmente ispirato da un simile manufatto da costruirci attorno un concept di grandissima rilevanza storica, capace di evocare non solo i fatti inerenti alla scoperta del suddetto manufatto e le sue rivelazioni, ma anche i profumi, gli odori e le suggestioni proprie di un'epoca così lontana, e della terra che le ha generate.

Chiamati a se Emanuele Prandoni ad occuparsi delle voci e Sparda ad occuparsi dei cori (oltre agli ospiti Simone Del Papa al flauto e Antonia Gust alle voci addizionali), e facendosi carico di tutti gli strumenti, nonché delle parti recitate, Vittorio ha così dato vita a questa opera in due atti, intitolata LA TAVOLA OSCA, in cui l'interesse, l'amore e il profondo coinvolgimento e radicamento del suo autore nei confronti della storia narrata e delle sue implicazioni è palpabile dal primo all'ultimo secondo, e dona al tutto il quid unico e totalizzante di cui si parlava all'inizio della recensione.

Va da sé che, per la natura stessa di un simile concept, il suo dipanarsi è molto particolare e impegnativo per l'ascoltatore, soprattutto nella seconda parte, ma questo non fa che rendere ancora più affascinante il tutto, per chi avrà la pazienza, l'interesse e la giusta dose di concentrazione per addentrarsi tra le pieghe di un'opera senza dubbio osata e molto personale.

 Ma procediamo con ordine. Registrato presso i Bunker Studios, masterizzato e mixato da Stefan Traunmüller e arricchito dalla splendida cover art di Joanna Maeyens, l'album si apre con l'evocativo recitato (che ci accompagnerà, facendo da raccordo, attraverso tutti i movimenti del concept) del ATTO I, diviso in quattro scene (Il Rinvenimento/Fiera Di Paese/L'inganno/Il Ventennio Oscuro e Roma) e denominato INTRODUZIONE.

Tutte le scene sono strutturate nel medesimo modo:

sono cioè suddivise in due parti, di cui la prima è recitata e narra le vicende della Tavola dal suo rinvenimento in poi, mentre la seconda si sviluppa in una canzone vera e propria (queste sezioni sono chiamate “DIVINITA'”) in cui viene via via svelato il contenuto della Tavola stessa (cioè l'elenco delle divinità celebrate dai Sanniti, nonché la dislocazione degli altari dedicati alle varie divinità all'interno del luogo di culto, denominato Recinto (o Orto) Sacro, e i criteri di accesso al santuario stesso in occasione delle celebrazioni, che avvenivano a cadenza biennale).

Il concept si dipana quindi come un recital teatrale, guidando l'ascoltatore attraverso un percorso molto ben strutturato ed evocativo, ricco tanto dal punto di vista narrativo che da quello prettamente musicale, impregnato di umori folk e arcani ottimamente mescolati a sprazzi di musica “alta” splendidamente tratteggiati dal clarinetto e dal sassofono di Vittorio (strumenti con i quali chi ha familiarità con la proposta dei Dawn Of A Dark Age si troverà di sicuro già a suo agio) e dal flauto di Simone.

La componente metal del sound dei nostri è solida e concreta, costruita su un black metal intenso ma al contempo molto atmosferico, che si apre spesso in fraseggi melodici di grande evocatività (sui quali, a volte, sembra aleggiare lo spettro autunnale dei primissimi Opeth) nonché in riff più quadrati e corposi dai toni più “classicamente” metal, ed è proprio il contrasto fra il soave, arcano, lirismo intriso di intensi sentori naturalistici delle porzioni più bucoliche e l'oscurità forgiata dalle nebbie del tempo delle porzioni più prettamente estreme a rendere unico il contenuto di questo lavoro, donandogli spessore e profondità.

Splendido anche il lavoro delle voci, sia negli episodi scream che nella stratificazione dei cori, di qui si ha uno splendido esempio nel passaggio fra la prima scena, IL RINVENIMENTO, e la seconda, FIERA DI PAESE.

In questa seconda scena i toni si fanno più folcloristici, quasi giullareschi, prima di esplodere in una travolgente cascata black metal dai toni prima dilatati e quasi psichedelici, e poi più intensi e feroci, seppure sempre innervati da un costrutto melodico sempre in primissimo piano (ricordando un po' certi Drudhk, in questo frangente).

Le atmosfere si fanno più cupe nella terza scena, L'INGANNO, porzione in cui i nostri si lanciano in feroci passaggi che alternano black metal impetuoso e riff metallici quadrati e molto incisivi, mentre splendido è il modo in cui il clarinetto prende il sopravvento nella quarta e ultima parte del primo atto, IL VENTENNIO OSCURO E ROMA, andando a ricoprire il ruolo di strumento solista su una base prettamente black, generando un contrasto di umori semplicemente ammaliante.

Si passa quindi al ATTO II, suddiviso anch'esso in quattro scene e denominato PROCESSIONE FUNEBRE.

Mentre la scena 5 ( IL PASSAGGIO VERSO LONDRA) non è che una nuova introduzione recitata (che ci dà comunque modo di rilevare i toni decisamente più funerei e cupi che andranno a contraddistinguere questa seconda parte del concept), la sesta scena (L'ALTO SANNIO) , costruita attorno a splendide orchestrazioni dal sapore antico, con ancora clarinetto, flauto e sassofono in primo piano, e a tetre marce percussive, ci permette di apprezzare le splendide evoluzioni operistiche della voce dell'ospite Antonia Gust, per un quadro complessivo estremamente evocativo e di grandissima presa emotiva, ottimamente suggellato dall'esplosione elettrica costituita dall'intenso black metal della settima scena, LA VERITA' SEPOLTA.

Con la scena numero otto, denominata ANTICO RITUALE (Saahtúm Tefúrúm), si raggiunge quello che è senza dubbio l'apice emotivo e catartico dell'intera opera.

In questa sezione, infatti, i nostri rievocano, mediante l'utilizzo della lingua Osco/Sannita, il rituale descritto dalla Tavola Osca, sottolineando il tutto con una stentorea e ipnotica colonna sonora a base di timpani, tamburi e percussioni varie, con un effetto assolutamente intenso e quantomai credibile, andando così a chiudere nel modo migliore e più adeguato possibile un album che sa andare molto oltre la mera esposizione tecnica e concettuale del suo contenuto.

Sono infatti i sentori arcaici e primordiali che questo lavoro riesce ad evocare il suo reale valore aggiunto, permettendo all'ascoltatore non solo di godere di quaranta minuti di grandissima arte, ma di potersi calare anima e corpo in un flusso temporale e culturale che le note e le parole qui contenute sanno rendere in modo assolutamente vividissimo.

Un'esperienza totalizzante assolutamente magnifica che rende questo lavoro uno degli highlight assoluti dell'annata che si sta concludendo.

Assolutamente imperdibile tanto per gli amanti del black metal più sperimentale e osato, quanto per tutti gli ascoltatori privi di barriere musicali alla ricerca di sensazioni forti, segnanti e vere. Più che consigliatissimo. Da avere e interiorizzare.

 

90/100


12 GIUGNO 2017

NOME: Dawn Of A Dark Age.

GENERE: Atmospheric/Experimental Black Metal.

NAZIONE: Italia (Agnone).

FORMATO: Full-length.

TITOLO: The Six Elements, Vol.5 Spirit / Mystères.

 

• Tracce:

1. Il Viaggio (21:24)

2. Lo Spirito Del Deserto (05:47)

3. Il Cerchio Di Fuoco (08:19)

4. Corpus Domini (09:21)

5. Il Ritorno (06:53)

6. Epilogo (09:31)

 

Membri: 

• Vittorio Sabelli “VK” (polistrumentista).

 

Vittorio Sabelli continua a portare avanti il suo immenso progetto 'Dawn Of A Dark Age' proponendo un nuovo fantastico album che segue il lungo viaggio intrapreso dal musicista molisano con i quattro full-length precedenti creando “The Six Elements, Vol.5 Spirit/Mystères”.

Ricapitolando il progetto Dawn Of  A Dark Age nasce in Italia ad Agnone, nel 2014, per una brillante idea avuta da Vittorio Sabelli “VK”, artista dalle mille risorse non privo di fantasia, che introduce strumenti molto particolari nel mondo del genere Black Metal quali clarinetto e sassofono. Fin da subito Vittorio Sabelli riesce a rivoluzionare le composizioni scritte fondendo diverse influenze che spaziano dal Black Metal al Jazz. Nel 2014, anno di fondazione del progetto, viene plasmato il primo di una lunga serie di album tutti collegati tra loro, la perla che apre la strada in maniera positiva al progetto Dawn Of A Dark Age ha il titolo di “The Six Elements, Vol.1-Earth” (6 tracce per una durata complessiva di 36 minuti). Dopo un primo incoraggiamento il musicista italiano non si ferma, e l’1 Gennaio 2015, a soli sei mesi dall’esordio, Dawn Of A Dark Age sorprende ancora una volta i fan, proseguendo la saga musicale creando “The Six Elements, Vol.2-Water” composto ancora una volta da 6 tracce esatte per una durata di 36 minuti. Il 1° Luglio dello stesso anno di uscita di “The Six Elements, Vol.2-Water” Vittorio Sabelli raccoglie altre sei tracce in “The Six Elements, Vol.3-Fire” donando anche questa volta 36 minuti di senso di viva soddisfazione uditiva al pubblico. I’1 Gennaio 2016 il progetto forgia ancora una nuova idea, proseguendo il sentiero da egli offerto, il titolo del nuovo full-length é: ”The Six Elements, Vol.4-Air” (6 tracce per una durata complessiva di 36:19). Già dai primi quattro album incisi dall’artista italiano si trae conclusione che egli abbia una precisione quasi maniacale per ogni piccola sottigliezza e non solo a livello di composizione, ogni piccolo dettaglio sembra essere creato con piccole rifiniture di platino (basta osservare la durata dei suoi lavori, il preciso numero di tracce e il tempo intercorso tra l’uscita dei 4 album). Ma il vero gioiello di Vittorio Sabelli viene alla luce il 17 Marzo del 2017, Dawn OF A Dark Age torna ancora più potente di prima, sfoggiando un full-length di durata molto superiore ai precedenti (01:01:15), intitolato “The Six Elements, Vol.5-Spirit/Mystères”. Tuttavia non è l’intervallo di tempo da dedicare all'ascolto a stupire, ma la precisione impiegata nella composizione, molto tecnica e categorica, con eccellenti parti strumentali guarnite da una magnifica voce growl rea e malvagia unita a tratti ad un semplice parlato. Caldo consiglio da dare è che le tracce dell’album andrebbero assolutamente ascoltate con un buon impianto stereo o in alternativa con delle eccellenti cuffie munite di bassi, ci sono suoni particolari e ad ogni ascolto si nota l’emergere di un nuovo effetto non percepito in precedenza. Ciò garantisce che le tracce non rimangano noiose, nonostante la lunghezza le soluzioni risultano essere molto variegate, e lasciano una moltitudine di sentimenti e sensazioni all'interno dell’ascoltatore. Ad ogni suo album Vittorio Sabelli sembra voler dare un tocco di originalità, e ingaggia ogni volta musicisti diversi, questa volta il full-length ha visto la collaborazione da parte di Luca Del Re (voce e tastiere), Paolo Castellito (viola), Diego Tasciotti (batteria) e Marco Molino (Marimba e percussioni). Il lavoro composto da sei tracce fa trapelare l’aggiunta di strumenti quale viola, sassofono e clarinetto, formanti una parte melodica in continua competizione con i potenti ma non esagerati riff di chitarra, creando nell'insieme qualcosa di veramente speciale. In alcune tracce si percepisce molto l’essenza di un Black Metal quasi puro, la musicalità delle tracce è particolarissima e unica nel suo genere, definibile frutto di una mente tanto oscura quanto geniale. Vittorio Sabelli ancora una volta dimostra come tanti strumenti musicali diversi riescano a funzionare bene ed in armonia, creando qualcosa di quasi perfetto se manovrati e guidati dalla giusta mente. Si potrebbe asserire che lo stesso artista abbia portato un tocco di innovazione nel mondo del Black Metal, cosa fattibile esclusivamente da un individuo munito di talento, passione e "follia", che insieme fanno un misto esplosivo, in questo caso chiamato Dawn Of A Dark Age.

Se si è in cerca di nuove sonorità oscure e maligne non ci si può assolutamente lasciar sfuggire un lavoro simile.

 

De Antonis Giulia

90/100