23 AGOSTO 2019

 

Recensione a cura di Valeria Campagnale

 

Lineup:
G/Ab Svenym Volgar Honorium Roman Ustorh Vox, Founder&Leader
Ark Concrete Keyboards, Lead Computer, Bitarra, Theremin
Abnormal Lead Guitar
Giamo G. Laerte Giovine Cantore Di Grecoromana Beltade
D. Van Dearomantik Bass
Jj Blackstar (Alias Jonathan Add Garofoli) - Bass, Guitar & Live Drums
Mysticvs Ex Nigra Flamma Messor "Matt&Deviàt" - Altera Vox, Death Whistle

‘Opera è ciò che l’Artista ha creato di suo; fodera è ciò che l’editoria decide o meno poter essere tuo. E allora se un’opera pur augusta non vien rivestita della fodera giusta, essa rimarrà nel limbo d’un’esistenza angusta... ‘
Nell'opera brevis "Nel Limbo D'un Codice A Barre" la band italiana Deviate Damaen presenta in un unico atto, la civiltà moderna che si basa su scelte altrui, da un sistema che, pur non appartenendoci, cerca di dettare le regole.
Il sistema è ovviamente quello dell'editoria; quello secondo cui un'opera esiste non grazie all'artista che l'ha creata, ma per concessione di commercianti che fanno del loro meglio per venderla.
Analizzando il contesto, non posso che essere d'accordo con la band, in cui l'artista è soggetto alle regole o peggio ancora alle interpretazioni di chi, in teoria, dovrebbe tutelare e sostenere gli artisti sotto la propria ala protettiva, ma la teoria è per assurdo ben lontana dalla pratica ed è qui che entrano in scena i Deviate Damaen.
D'altra parte i Deviate Damaen non si lascerranno influenzare o addirittura mettere a tacere, al contrario, è proprio quando queste situazioni paradossali si materializzano, che i musicisti romani entrano in scena con un racconto esilarante in uno scontro verso il sistema che, riunisce opere in un miserabile codice a barre.
Chi sono Deviate Damaen? Per molti una band oltraggiosa. Per qualcun altro, è un gruppo di musicisti che non hanno problemi a denunciare in modo diretto i torti del mondo musicale che, ruotando  attorno ai musicisti stessi, vivendone alle spalle. 
La loro biografia è obbligatoria.
Deviate Damaen (già Deviate Ladies dal '92 al '98) registrano il primo album intitolato Religious as our methods nel 1997 con la Metalhorse Productions, primo disco italiano ad uscire codificato in Dolby Surround. Il primo album è rapidamente passato alle cronache giornalistiche per la "bizzarrìa" di iniziare con una vera confessione registrata in una chiesa romana ed avvenuta fra un vero ed ignaro sacerdote ed un attore membro della band, munito di radiomicrofono e recitante un copione scritto dall'autore, con il rapporto fra "incesto" e "sacrilegio". 
Dopo il burrascoso esordio, il secondo Propedeutika Ad Contritionem (Vestram!), uscito per la milanese Avantgarde Music e distribuito in tutta Europa e Giappone, confermerà l'indole teatrale, filosoficamente estrema e ideologicamente priva di compromessi del gruppo.
I Deviate Damaen partecipano ad una nota compilation dedicata all'ambito fantascientifico proposta dalla genovese Black Widow, (al pregio della quale contribuiranno nomi come Candlemass e Paul Chain)con un singolo intitolato "Unisex Borg", evidentemente ammiccante alla loro indole ambigua e discussa. Seguono uscite indipendenti ed autoprodotte quali il live Just dead applause...
Seguono le uscite indipendenti e autoprodotte, e la pubblicazione online dell'antologia Ovra Colostrum di Immorality (contenente le ristampe rimasterizzate e remixate delle prime autoproduzioni su nastro dal 1992 al 1994), seguita da "Dvra Crvx Cenacvli dX", l'album RELIGIOUS AS OUR METHODS, in occasione del decimo anniversario della sua venuta alla luce, con un brano inedito e un IX registrato dalla nuova formazione, intitolato "NO MORE" e composto dal nuovo chitarrista eclettico della band A.B. Il brano esce nella pubblicazione di RELIGIOUS AS OUR METHODS.  DEVIATE DAMAEN incoerente nel loro destino con quello di ARK (già con Mystical Fullmoon, Labyrinthus Noctis, Exm93, e Incoherence), poliedrico, polistrumentista, fomentato in adolescenza per la band di Svenym Volgar, e che quest'ultimo non tarda ad innamorarsi a sua volta, arruolandosi nella stesura del nuovo singolo in preparazione all'inizio del 2009, ispirato al capolavoro di Norbert Schulze, "Lilì Marlen"....dove la nuova formazione intende dare il meglio di sé. Successivamente, a seguito della celebrazione del ventesimo anniversario della banda.
Tornando a "Nel Limbo D'un Codice A Barre", ho un codice, quindi esisto. Non sono nel database di un computer, quindi non esisto. Se Mozart vivesse in questa triste epoca, tra sciacalli e squali che vivono sulle spalle dei musicisti, avrebbe un triste codice con cui essere riconosciuto. 
non importa quale musica suoni, non importa quanto importante sia il nome di una band, se non hai un numero contraddittorio non sei nessuno, o piuttosto ti manca nel limbo.
Tra verità e derisione, tra denuncia e ridicolizzazione, i Deviate hanno avuto il coraggio di esprimere ciò che molte band pensano ma non dicono, a loro un applauso per la sincerità e per la visione generale del mondo musicale che a partire dall'artista, vero autore e creatore, vede incrociare il loro lavoro verso una catena di distribuzione senza fine. 

  

80/100


Band romana nata nel 1991 inizialmente conosciuti come "Deviate Ladies", escono nel 2015 con il terzo lavoro in studio, quello che ora vado a recensire.

 

L'album è composto da sedici tracce, suddiviso in due cd, per una durata di circa 1 ora e 35 minuti; la proposta musicale è difficilmente catalogabile, ogni pezzo è intriso di pura follia musicale, se così possiamo chiamarla...

La musica suonata in questo doppio cd non è proprio tanta, anzi è alquanto poca, dove però c'è di tutto: dal metal gothic rock a dark wave, punk rock, noise ed industrial e addirittura musica bandistica e popolare.

Tutti questi ingredienti vengono miscelati in modo geniale, tanto che chi ascolta questo mix di suoni fa davvero fatica a seguirne il filo, ma se ci si riesce non si può far altro che rimanerne affascinati ed intrigati.

Tutte le forme d'arte sono sottoposte ad un giudizio; se per un album per così dire normale può essere semplice esprimersi, per questo il discorso è più complicato, bisogna capirlo, entrare in sintonia con chi lo ha scritto ed interpretato.

Comprendere i Deviate Damaen non è impossibile, bisogna partire dal fatto che loro fanno quello che vogliono, quello che è di loro gusto, indipendentemente che l'ascoltatore possa apprezzare o meno, indipendentemente dal fatto che la critica possa cassare un loro lavoro.

Detto tra noi, apprezzo questo modo di pensare, sono a favore del: "faccio quello che voglio quando voglio". Ma ci vuole carattere e sfacciataggine per presentare alla stampa un cd come questo; in un periodo storico dove si cerca di uniformarsi e di uniformare, loro riescono, nel bene e nel male, a cantare fuori dal coro, e già solo per questo meritano grande rispetto.

 

Nel primo cd la musica inizia realmente con la terza traccia: "L'antimissionar" perché le prime due sono unicamente synth e citazioni in latino. Questo pezzo ci mostra  la vena piu gothic nei Deviate Damaen mentre in  Centone “Ad Guerram”,  la quarta traccia a circa metà durata, dopo lungaggini varie ci regala un paio di minuti di buon gothic rock.

 

NARCISSUS RACE (Bunker Remix): secondo me il pezzo che vale l'intero album, potente ben suonato con assoli di chitarra che sembra taglino in due il velo sonoro, sul finire il pezzo diventa da quasi elettronico, la mutevolezza di questa traccia e davvero impressionante.

 

Il secondo atto del platter, ovvero il cd 2, ha molti più pezzi musicali ma....

....I 19 minuti di "Basta non basta" e i suoi: "Coriandoli del volontariato multicolore" sono per così dire stucchevoli per i circa 8 minuti di scherzi telefonici, ma poi ci regalano una perla, un pezzo estremamente dinamico, dagli Arcturus all'elettronica....da ascoltare e capire.

Continuando a seguire il cd 2, dopo l'ennesimo pezzo recitato, ci si presenta questa traccia:  "GOTHIKO, NON HAI CAPITO UN CAZZO SE... " sembra quasi una canzone dei cartoni animati giapponesi....

L'episodio, a mio parere, più basso dell'intero album è "SCHIUMA SU STO SCROTO, PROGRESSISTA! (live)" un pezzo sostanzialmente punk rock poco pertinente nel contesto generale, ma  esiste sempre per il discorso fatto in precedenza: "faccio quello che voglio quando voglio".

Ora, tirando le somme, si può dire che è un album che ha bisogno di essere compreso ed assimilato, sicuramente con svariati ascolti, non si può ascoltare a pezzi, deve essere preso tutto d'un fiato, bisogna avere tempo e voglia, forse è un disco che più di altri è in grado di metterci di fronte alle nostre emozioni.

Come si diceva in un popolare spot televisivo degli anni '80: "per molti ma non per tutti".

  

Igor Gazza

66/100