10 MAGGIO 2019

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La band Disillusive Play proviene dalla Grecia e la loro musica può essere considerata principalmente come Hard / Heavy Rock ma sempre con un atteggiamento metal e alcune sfumature progressive. La band ha una forte presenza nella scena live locale con la presenza di artisti e band locali ben noti come: "La Tulipe Noire”, "The Silent Wedding", "Social Scream" e molti altri. C’è anche una loro forte presenza in festival musicali locali e in concerti di club. "Open Arms" è il primo album dei Disillusive Play. Dal punto di vista dei testi, l'album copre aspetti della vita quali: l'amore, la continuità degli errori del passato da parte delle nuove generazioni, la solitudine, l'ansia per un futuro sempre più pericoloso.

La lineup e composta da: Antigoni Kalamara alla voce, Jim Knikos e Fotis Trivizas alle chitarre, Michael Mytilinis al basso, Aris Dolianitis alla batteria.

Decente album heavy rock classino con qualche idea buona di modernizzare il sound. La voce femminile amalgama bene il loro stile. La tracklist è composta da 9 canzoni e una bonus track molto scorrevoli e in alcuni momenti molto intensi. L’artiwork è molto classico e non fa capire a chi lo vede il genere che la band fa.

Album si apre con “Alpha”: intro con tutti gli strumenti a un ritmo medio basso, la voce entra e amalgama bene il sound, l’ascoltatore rimane incantato dalla voce. La lentezza del brano però lo fa distrarre e non rimane concentrato sulla canzone.  Verso il finale un assolo eseguito tecnicamente bene che comunque non fa risollevare il brano.

Si continua con “In The Blink Of A Life”: intro di chitarra e batteria con la voce che entra prepotentemente. Il ritmo è più veloce rispetto alla traccia precedente e l’ascoltatore viene maggiormente coinvolto dalla canzone e mantiene la concentrazione. Il riff è ben eseguito e ricalca tutti i canoni del genere, il ritornello è molto orecchiabile e l’assolo ben eseguito che amalgama bene il brano. Il finale della canzone è perfetto e l’ascoltatore rimane concentrato.

La terza traccia è la title track “Open Arms”: intro di chitarra e batteria con la voce che entra pian piano. L’ascoltatore rimane colpito dalla capacità tecnica dei musicisti, i rallentamenti e la ripetibilità rendono il brano stucchevole, l’ascoltatore si annoia anche l’assolo è banale e poco coinvolgente. Verso il finale una linea di piano entra nel brano ma non riesce a tirarlo su e nemmeno il cambio di ritmo riesce nell’intento.

La quarta traccia “Watered Soil”: intro di synth e di chitarra con la batteria che entra velocemente e il ritmo medio basso. L’ingresso della voce non coinvolge l’ascoltatore. Malgrado i ripetuti tentativi di aumentare il ritmo la band non riesce comunque ad esprimere la propria aggressività. L’assolo è eseguito tecnicamente bene ma il rallentamento verso il finale fa perdere interesse all’ascoltatore.

La quinta traccia è “White Dove”: intro di synth e di chitarra acustica poi entra la batteria e la seconda chitarra. Successivamente la voce entra dolcemente e si amalgama bene con il sound e l’ascoltatore rimane leggermente più coinvolto. L’assolo di chitarra è ben messo e anche tecnicamente ben eseguito. Il rallentamento subito dopo assolo e verso il finale cambia l’intensità della canzone e distrae l’ascoltatore.

La sesta traccia è “Stealing You Away”: intro con tutti gli strumenti e canzone a un ritmo molto lento e poco coinvolgente, chi ascolta si annoia e non viene coinvolto dal sound, più la lentezza va avanti più l’ascoltatore è scontento. Il finale a sfumare è molto classico e non aggiunge niente di nuovo.

La settima traccia “Final Decision Made”: intro molto lenta e malinconica, la voce dolce si amalgama molto bene a questo sound fatto di tristezza e di malinconia. La batteria aumenta un pochino il ritmo ma senza snaturarlo troppo e l’ascoltatore rimane ipnotizzato dalla sensazione di dolore che la canzone gli trasmette. Più va avanti la canzone più l’ascoltatore entra in questo mondo senza gioia e è talmente coinvolto che non si accorge che la traccia è finita.

L’ottava traccia “Her Lonely Mind”: la sensazione di tristezza della traccia precedente viene del tutto spazzata via con questa canzone con un sound molto più allegro, l’ascoltatore viene catapultato di nuovo dal sound iniziale dell’album fatto di giri e riff già sentiti troppe volte. Nell’intero album l’ascoltatore non è stato coinvolto per niente e anche gli effetti di tastiera hanno fatto sì che il sound si snaturasse del tutto con gli effetti elettronici.

L’album si chiude con “Emotionless”: intro molto veloce la voce entra subito prepotente e il sound a un ritmo medio alto rende la traccia molto simile alla traccia precedenti. Gli effetti elettronici di tastiere non rendono il sound accattivante anzi viene completamente snaturati e l’ascoltatore non è per niente coinvolto né dal sound né dalla canzone. Nel finale c’è un buon assolo che fa da ponte con il ritornello.

Come bonus Track abbiamo la title track “Open Arms” in versione estesa: un intro più veloce e leggermente più coinvolgente rispetto alla versione che c’è dell’album ma sempre con riff banali. Le tastiere e gli effetti elettronici sono più chiari e anche le campionature si sentono bene ma l’ascoltatore non riesce a essere coinvolto per niente. Rispetto alla versione normale non c’è quasi nulla di aggiuntivo e la solita traccia forse leggermente più veloce e piano e tastiere sono molto più coinvolte ma alla fine non aggiunge nulla al sound anzi toglie e l’ascoltatore, ormai e distratto, non riesce essere coinvolto a pieno. Nemmeno gli assoli eseguiti bene riesce a tirare su una traccia già di per sé mediocre.

Album potenzialmente interessante, purtroppo con idee assolutamente non sfruttate a pieno. La band ha preferito andare su un sound molto simile ad altri gruppi, non sviluppando a pieno le idee innovative che avevano in alcune tracce ed è per questo che album diventa banale e ripetitivo.

Lo consiglio solo agli amanti del genere.

 

40/100

Daniele Blandino