22 GENNAIO 2019

Quella della Finlandia è una landa ricca di sfaccettature, come il Metal che è in grado di generare da diversi anni ormai.

Una di queste multiformi realtà in ambito Rock-Metal si chiama “Heroes Don't Ask Why”, fondata nel 2015 da talenti che da allora hanno inanellato molti concerti nella loro terra, fino ad approdare nel 2018 alla realizzazione di questo EP dal titolo “Sound of a Broken Heart”.

Composti da quattro figuri, che rispondono ai nomi di Jussi Pajunpää (voci e chitarra solista) Matias Kaunisvesi (seconda chitarra) Johnny Kivioja (basso) e Kimmo Puhakka (batteria), gli “Heroes Don't Ask Why (da ora in avanti HDAW) ci propongono queste 7 tracce di un melodico Rock-Metal molto classico nella forma ma con venature moderne interessanti. L'artwork del CD, interamente giocato su toni grigio-bianco-nero-rosso, è molto accattivante ed il contrasto tra la ragazza in rosso ed il mondo in decadenza sullo sfondo ha il suo bell'impatto grafico. Ma andiamo alla musica.

Si inizia con “Poisoned Well”, che si apre con un triste piano distorto in lontananza per poi esplodere con tutta la potenza che gli HDAW sono in grado di generare dai loro strumenti. Il suono è pieno, compatto e moderno, con una certa predilezione per gli spessi muri di chitarre che guidano le danze, ma il vero punto di forza del gruppo risulta subito essere la voce molto espressiva e ricca di melodia di Jussi Pajunpää, che si conferma anche un ottimo esecutore di assoli dall'alto tasso tecnico e melodico davvero degni di nota. Una partenza col botto dunque, che dimostra come i finlandesi siano in grado di scrivere ottima musica metallica (mai troppo violenta) seguendo il classico stile (forse un po' abusato) strofa-ritornello-strofa-ritornello, inserendo però nella tipica forma-canzone elementi degni di nota come assoli, effetti vocali o arrangiamenti che, sempre in linea con la melodia, arricchiscono egregiamente le loro composizioni.

La successiva traccia, dal titolo “Twisted Paradise”, parte sparatissima con le chitarre sugli scudi e la batteria a dettare la (veloce) marcia del pezzo. Tanta melodia anche qui, sebbene il suono del rullante risulti a mio avviso troppo oscurato nel mix e si perda spesso nelle distorsioni delle chitarre. Il ritornello di questo pezzo sarà da cantare a squarciagola sotto il palco, ne sono certo, e l'assolo mette di nuovo in mostra le grandi doti chitarristiche di Jussi che sa essere ancora una volta veloce e tremendamente melodico.

“15th of May” segue la scia delle precedenti canzoni, confermando ancora una volta le capacità compositive del gruppo. E' una canzone rocciosa su un mid-tempo molto sostenuto ed è in questo pezzo che le doti canore di Pajunpää si mostrano in tutta le loro potenzialità. Qui infatti la voce risulta essere sì melodica ma anche disperata al punto da avvicinare l'interpretazione canora a certe soluzioni tipiche del compianto Warrel Dane (Sanctuary-Nevermore).

Con la quarta traccia, “My Dear Friend”, i ritmi si fanno marziali per poi tornare ad essere veloci col palm muting in bella evidenza per una traccia ancora simile alle altre, se non fosse per la parte centrale prima dell'assolo che mostra una certa modernità che non guasta mai.

Con “Wooden Box” i ritmi sembrano placarsi grazie al suadente motivo iniziale della voce. Il pezzo è il più “lento” dell'intero EP ma risulta essere ricco di pathos e degno di nota anche solo per la prova del talentuoso vocalist.

“Blink of an Eye” è una traccia con molti riferimenti moderni (Disturbed su tutti) che con il suo refrain vi tormenterà nei ripetuti ascolti. Ottimo il lavoro degli arrangiamenti di chitarra su tutto il pezzo.

E dopo questa traccia ci attende la canzone che dà il titolo all'EP ovvero “Sound of a Broken Heart” che, con il suo piglio melodrammatico e gli accordoni aperti, ci catapulta nella sofferente ragnatela tessuta dal cantante, che si conferma ancora una volta un grande vocalist dotato di una capacità espressiva non comune. Il pezzo in sé non brilla per memorabilità, ma è proprio la formula adottata dalla voce a scolpire nella mente le melodie della canzone.

Si chiude così, col suono della puntina di un giradischi, l'EP degli HDAW che si dimostrano essere un ottimo gruppo, dotato di molta tecnica (principalmente chitarristica), un grande singer degno di questo nome e una sezione ritmica potente, anche se a volte mostra il fianco ad un master che spesso tende a nasconderne gli elementi (il rullante soprattutto).

Quella degli HDAW è dunque un'ottima prova: i nostri Finlandesi sapranno sicuramente ripetersi con un LP completo (a breve spero), con il quale potranno esprimere tutte le potenzialità che ci hanno fatto pregustare con questo “Sound of a Broken Heart”.

 

Mauro “Micio" Spadoni

70/100