8 APRILE 2019

2013, Nord Italia, tra Raggio Emilia e Milano, ecco a voi i “Malestante”, gruppo Rock, che ci porta l’album “Quarta Parete”.

Davide Bagnacani voce e chitarra, affiancato dal collega Alessandro Lavaggi, il Basso preso a pugni (sembra che stia esagerando, ma, sentite come parte la prima traccia, ci vediamo fra qualche riga) da Luigi Giordano e la batteria suonata da Daniele De Santis, ci fanno sentire un album alquanto energico, con testi interamente in italiano, scelta azzardata ma efficace.

“Takeaway”, come detto prima, ascoltate la intro, ascoltate i primi 50 secondi, ecco, una intro potente con un basso martellante.

Poco dopo entra la voce, a tratti non molto “rock” ma molto più popular, ma il riff e il mood che assume poco dopo prende la giusta carica.

Un groove che ti fa entrare nello spirito loro caotico e cangiante.

La voce continuamente muta la sua forma, accompagnata seguendo i cambi della musica, un piccolo assolo porta nell’ultimo ritornello che molto energicamente riprende il riff iniziale.

Inizio intrigante, quindi proseguiamo con la seconda traccia, “Tienimi fermo il cuore”, la chitarra acustica comanda, un suono impressionante, motore principale della canzone.

Sapendo che questo gruppo non solo lavora con strumenti elettrici, ma, lavora anche in versione acustica, sono molto curioso di poterli vedere esibire in entrambe le combinazioni, perché immagino che questa canzone nella sua versione “dolcificata” sia comunque un pezzo che si difende molto bene dalla sua controparte.

Tornando alla versione presente nel disco è comunque un pezzo che non abbassa il tiro, la batteria esalta questo movimento, soprattutto quando rimangano i suoni sospesi e la voce si appresta nel ritornello, la batteria riempie quella sete di energia che proviamo in quel momento, conclude con un classico fischio che ci porta alla conclusione del pezzo, emulando una sensazione dal gusto western, come quando il cowboy solitario cavalca verso il tramonto, che piano piano rilascia i suoi ultimi raggi per arrivare alla notte.

“Uomo Ombra”, inizia con un riff cattivo, che continua in un’ascesa verso il ritornello, un climax costante, ritmi che si complicano, una batteria che sa come gestire la dinamica e differenziare le strofe, buon lavoro, una voce onirica anticipa i ritornelli, caratterizza la canzone, soprattutto quando dopo il secondo ritornello il mood cambia nuovamente dimezzando il tempo, il basso risucchia con le sue note, la voce si muove sinuosa in questa situazione.

Ho apprezzato particolarmente questo brano, il testo è molto bello ed esprime il messaggio non solo attraverso le parole ma anche nel modo in cui viene cantato, a tratti diretto e forte insieme agli altri strumenti, in altri punti elevato e quasi slegato dal tempo come il fumo che danza nell’aria prima di disperdersi.

Title Track, “Malestante”, pezzo in stile rock’n’roll, molto cattivo nei suoni ma un groove che ti prende, stabile, ricco di suoni che vanno a caratterizzare questo pezzo in particolare, un assolo devastante, una batteria che segue gli stacchi, per poi azzerare quella potenza suonando sul rimshot, ma, il nucleo rimane lo stesso esplodendo nel fill dell’ultimo ritornello e da li un finale molto apprezzabile.

Proseguendo, troviamo una canzone dal gusto completamente diverso inizialmente, un basso che porta un riff e una chitarra che oscura tutto con una ritmica stretta, “Virus”  il suo titolo.

La voce mi lascia leggermente attonito, con una frase alquanto “risibile” (attenzione, ciò non vuol dire che questo influenzi negativamente la canzone, anzi, ti lascia sbigottito, un po’ come successe con chi ascoltò “Salt Peanuts” di Dizzy Gillespie negli anni 40, facendoti assimilare questa frase come diversa e formidabile) che si lascia andare, sciogliendosi e facendosi tagliare dal riff tagliente della chitarra.

Una canzone geniale, ufficialmente la mia canzone preferita del disco, continua con una ritmica molto coinvolgente, prosegue con un botta e risposta della voce che si alterna tra i canali left and right.

Questo ostinato della voce assume nuove forme, dapprima accompagnata da un corposo arpeggio e poi ripreso dal precedente riff, il finale, assolutamente epico.

(Imitando il finale, è una canzone stupenda riascoltare con cautela ripetute volte).

“Istruzioni di Massa” sesta traccia, riempie l’aria e fa viaggiare, ogni strumento riesce a spostare l’immaginazione, la voce ritorna leggere e ariosa, poi si arrabbia per pochi secondi nel ritornello, riportando nuovamente quella sensazione iniziale nella seconda strofa. 

In questa canzone ogni strumento è perfetto, tempistiche. suoni, la voce esalta la doppia natura della stessa, calma e irrequieta.

Arrivati al penultimo pezzo, i nostri cari Malestante, con “Sottovuoto” continuano la loro scalata per il successo, il mood è sempre coinvolgente, in questo pezzo che viene impreziosito da piccole frasi di chitarra molto belle, dai vari gusti, sezione ritmica stabile e formidabile.

Variazioni ben eseguite e una voce che non perde smalto, nonostante siamo arrivati quasi alla fine di questo album.

3 minuti e 31 secondi mancano alla fine dell’album.

L’ultima traccia si chiama “La Corsa” ottimo riff, aggiunge ogni giro un nuovo strumento, la voce spicca con una voce arrabbiata e tagliente.

Ricongiunti tutti gli strumentisti, arriviamo ad un bridge che ci presenta un ritornello molto apprezzabile.

La canzone presenta un solo molto psichedelico, mentre una chitarra svisa e vola alto, una chitarra più acida ricopre tutti i quarti, il basso segue questa scia e aggiunge anche lui una frase, amalgamandosi in un gustoso momento, conclude in maniera molto classica con il ritornello.

Tirando le conclusioni, un ottimo lavoro per questi ragazzi, ottime idee, ma è possibile intuire una gestione delle strutture e della scrittura molto similare nelle canzoni proposte, rendendo memorabili alcune canzoni tramite alcuni momenti ben studiati.

Le strutture e la voce sono molto popular, ma comunque le canzoni hanno un gusto rock deciso, l’energia non manca a questi ragazzi, le idee sui suoni sono molto particolari e meritevoli, ma diluite in un concetto musicale alquanto ridondante, non per questo non apprezzo, anzi, consiglio a tutti di ascoltare e sostenere questo gruppo, che potrebbe proseguire la sua carriera regalandoci nuove canzoni sfruttando quegli elementi che mi hanno fatto piacere questo disco.

 

Just the Klaus

70/100