25 MARZO 2019

Direttamente dalla Capitale Bulgara, Sofia, arriva un magnifico album, “For All Beyond”  rilasciato il 19 aprile del 2018, della band “Metalwings”.

Capitanati dalla cantante e fondatrice Stela Atanasova, il chitarrista Grigor Kostadinov, Milan Mavrov al basso, Angel Kitanov alle tastiere, alla batteria Nikola “Blackie” Ivanov e Krastyo Jordanov a chitarra, Irish Flute e cori, hanno lavorato al loro primo album studio in un lavoro di composizione, arrangiamento e scrittura sopraffino.

L’ascolto di questo album si estende a più livelli, andando da uno più comune che può essere il mero ascoltare la potenza e orchestrazione delle canzoni, ad uno più meticoloso, ascoltando ogni singola peculiarità inserita nei brani.

“End of the War” è la prima traccia che apre l’album, una nenia dolce e inquietante, arricchita da una massiccia dose di archi e piccoli suoni, percussioni, ripresa poi da una voce che dona un’enfasi magnifica.

Viene il momento di una batteria molto aggressiva, che consiglio vivamente di ascoltare con un impianto audio che rispecchi la sua energia, a dir poco emozionante, la voce continua, un contrasto ben studiato, circondato da archi che ricoprono una parte più alta nell’arrangiamento, entrando la chitarra, si riesce a percepire la musica come trasposizione di rabbia e paura, il suono della guerra per l’appunto, la voce introduce l’argomento di una guerra dal punto di vista di chi subisce il dolore di quest’ultima, una voce ferma, che porta l’ideale, mentre tutto ciò che circonda è caotico, una luce in un mare in tempesta, conclude con un sound design pieno di particolari, un suono metallico come di un dispositivo metallico che ha finito la sua carica e con esso annuncia anche la fine della canzone.

Una prima traccia rappresenta, secondo me, un carillon che non solo ha un suo suono ma è pieno di ricordi non troppo felici, che ha assorbito e rielaborato in una canzone che trasforma ogni suono in un dettaglio non trascurabile, ma quasi essenziale, per capire il senso della canzone, e dell’album stesso.

La seconda traccia apre nuovamente con molta energia, una cavalcata e un tema che richiamano gli ormai classici “Iron Maiden”, eseguita in maniera eccelsa, facendola loro, si muove cambiando ritmica e arrivando al cantato, il tema lascia posto alle voci.

Un testo molto profondo, che porta a degli assoli che come un fiume seguono il tracciato degli altri strumenti, andando a raccontare anche loro una piccola storia nella loro esecuzione che quasi si confonde nella piena e nella foga, “Secret Town” il nome di questa traccia, che conclude, facendo attenzione ai dettagli che sono cari a questa band, in un’esplosione di suono, il cui boato vive per qualche secondo ancora.

Nonostante siamo solamente alla terza traccia il cui nome è “Immortal Metal Wings” rimango colpito come ogni introduzione riesca a catturarmi, dapprima con un suono continuo e un piano che scandisce note acute, la chitarra segue e riprende questo riff, accompagnato sempre dal piano, che in secondo momento inizia a raccontare la sua storia.

Uno stop che con le note più acute e acide del piano riesce, accompagnato da una sezione ritmica molto efficiente a far entrare il cantato.

Il piano continua ad accompagnare con un continuum di note che arricchiscono la melodia della voce.

Usando lo stesso obbligato dello stop precedente richiamano le successive sezioni della canzone, che assume altri colori, arrivando in un momento molto più aperto sicuro e dissonante allo stesso tempo, la voce richiama a sé gli altri strumenti in un ultimo climax molto affascinante.

“When We Pray” con un inizio molto tranquillo rispetto ai precedenti, in questa traccia il piano sempre motore armonico delle canzoni, accompagna la voce, che prende tutto lo spazio possibile con una melodia molto dolce.

La voce che negli altri pezzi talvolta viene a tratti eclissata dalla ragguardevole potenza della band, in questo pezzo raggiunge il suo massimo splendore non dovendo affrontare un muro di suono alquanto alto da sovrastare.

“A Wish” conferma ciò che ho annunciato precedentemente, la cura di questa band per i dettagli è ad un livello molto alto, quel fruscìo iniziale accompagnato da un curioso riff di piano, apparentemente scarno acquisisce tutt’altra interpretazione quando la batteria inizia a pestare su timpano e rullante, seguiti dalla tastiera che completa la prima frase e chitarre e basso che danno a tutto ciò un corpo a quell’energia.

Il pezzo assume un groove molto particolare, dopo una piccola ripresa di fiato, il basso accompagnato dall’orchestrazione procede con un suono su cui fa sedere la voce, prosegue cambiando ulteriormente forma nel ritornello aumentando la scansione e facendo salire la voce rispetto a tutto quanto, facendola troneggiare (con un piccolo stacco di piano che ho trovato a dir poco geniale in esecuzione e posizionamento).

L’unione di tutti questi elementi porta alla seconda metà del pezzo che si incupisce e poco prima di una parte, dove viene riassunto il nucleo del pezzo, si percepisce l’idea dell’assolo che dopo pochi secondi inizia la sua esecuzione molto tranquilla ma che viene a sua volta sovrastato da una chitarra che sale e inizia un’ascesa sul pezzo, strabiliante il modo in cui si muovono i suoni in questo brano.

La voce riprende accompagnata da una batteria che ribalta quella tranquillità dopo il solo, raggiungendo l’eleganza di un violino, conclude con il richiamo del tema principale.

“There’s No Time” Riff accattivante, grande energia anche in questa traccia che viene mitigata dalla voce soave, il tema del tempo che scorre, non permettendo di guardarsi indietro, viene incentivato nel ritornello, dove la voce rimane in stasi, stabile nonostante la ritmica sottostante procede sempre più incalzante.

Nella seconda metà del pezzo, tramite un solo che prende il comando e un’orchestrazione eccezionale si arriva su toni più alti che aumentano l’impetuosità del brano celebrando lo scorrere incessante del tempo che, citando le parole, ci lascia in solitudine come la pioggia.

Arriviamo alla title track, “For All Beyond”, un piano che abbiamo già conosciuto ma che viene lasciato da solo ad accompagnare la voce, esplodendo con tutta la potenza della band e dell’orchestra, gli archi compongono una melodia che si sposa perfettamente con gli strumenti della band che donano ad ogni singolo pezzo forza e precisione.

Ogni singolo elemento della canzone diventa essenziale per deliziare coloro che riescono a comprendere la bellezza delle parti che si animano di vita propria prendendo direzioni diverse e per poi andare ad unirsi in un unico grande movimento, semplicemente eccezionale.

Nell’album sono presenti della tracce bonus tra cui appunto la versione orchestrale di questo pezzo che nulla ha da invidiare alla sua controparte, eseguita dalla “Sofia Session Orchestra” e diretta da Lyubomir Denev.

Molto più tranquilla, ma egualmente bellissima, l’orchestra garantisce a questo pezzo una sua personalità degna di compositori passati rendendola intramontabile.

Andando alla traccia successiva troviamo “Realm of Dreams”, un pezzo che presenta un evidente uso delle due voci della band, quella femminile pulita e alta e quella maschile ovviamente più bassa, cupa, che presenta delle parti “distorte”.

Un pezzo dove possiamo sentire a pieno tutti gli strumenti della band esprimere il loro massimo potenziale e cura del suono.

“Тъжни сърца”, “Tujni Serza”  che tradotto significa “Cuori Tristi” è la ballad che ci propone questo gruppo, straziante e piena di sentimento, per chi poi apprezza la musicalità della lingua bulgara, questo pezzo verrà riprodotto in continuazione, la chitarra acustica circondata dai suoni soavi degli archi è un piccolo momento che illumina l’aura malinconica del pezzo.

Una canzone che racconta di come tutto è fragile e si frammenta sotto l’influenza della pioggia e del tempo, rappresentata da note di piano che verso la fine del pezzo diventano più corpose e meno presenti come se la tempesta sia finita e le lacrime della pioggia si siano posate nell’ambiente, lasciando infine un sentimento di rassegnazione.

La composizione dell’album finisce qui, ma i “MetalWings” ci regalano altra due tracce bonus della loro canzone “Fallen Angel in the Hell” in doppia versione, cantata e strumentale, ripresa e migliorata dalla versione del loro EP omonimo.

Questo pezzo ci regala un ultimo attimo di grandezza che conclude dignitosamente questo loro primo e formidabile album.

Che dire, un album che per gli amanti del genere, dovrebbe essere ascoltato più di una volta.

Il loro lavoro in studio, l’orchestrazione e il lavoro sui dettagli ci regala circa un’ora di pura estasi, piccolo dettaglio che è stato a tratti tralasciato, a mio parere e forse puro gusto estetico personale, la voce e le melodie in alcune tracce vengono sovrastate dall’ingente potenza della sezione ritmica, ma che però non inficiano assolutamente l’ascolto.

Consiglio vivamente a tutti coloro interessati di ascoltarlo e supportare questa band che spero di sentire nuovamente con nuovi lavori.

 

Just the Klaus

90/100