8 FEBBRAIO 2019

Il nome OPPROBRIUM potrebbe non dire nulla alla maggior parte dei metalheads, ma se invece pronunciamo il moniker Incubus ecco suonare qualche campanello in più, alla sezione “ricordi”.

Ovviamente, non stiamo parlando dell'alternative rock band californiana capeggiata da Brandon Boyd, bensì degli INCUBUS capitanati dai fratelli brasiliani Moyses M. Howard e Francis M. Howard, domiciliati in Lousiana e autori, sul finire degli anni 80, di due album di culto per tutta la nascente scena death metal intitolati Serpent Temptation (1988) e Beyond The Unknown (1990); scioltisi nel 1999 e riformatisi nel corso dello stesso anno col nome Opprobrium a causa proprio dell'omonimia con l'alternative rock band succitata, che gli ha impedito di pubblicare il terzo album della band (Discerning Forces del 2000, cui sarebbero seguiti, a parte le ristampe dei primi due storici album con su stampigliato il nuovo moniker, Mandatory Evac nel 2008 e il nuovo The Fallen Entities schedulato per questo 2019) utilizzando il vecchio moniker, gli Opprobrium ripropongono (tramite l'etichetta Brutal Records) questa compilation, già proposta un paio di anni fa e intitolata SUPERNATURAL DEATH (cioè allo stesso modo del leggendario demo del 1987), operando però un restyling della resa sonora grazie alla rimasterizzazione ad opera di Brad Broatright, già visto all'opera con Sleep, Corrosion Of Conformity, Obituary e Yob, tra gli altri.

Il risultato fornisce una maggiore aggressività e profondità ai brani della prima parte della compilation senza però snaturarne le caratteristiche tipiche del sound estremo di fine anni 80 che dal thrash più furibondo iniziava a tentare soluzioni che sarebbero poi sfociate nella devastante scena death americana dei primi anni 90.

Se da una parte si può sollevare qualche dubbio sull'utilità di riproporre una compilation già edita pochi anni fa, benché rimasterizzata, dall'altra è innegabile il peso storico di alcuni dei brani qui presenti, oltre che l'assoluta godibilità dell'intera setlist per chi, ora come allora, è innamorato di un certo modo di concepire e suonare musica estrema.

Ecco allora che, forti di una formazione che vede i fratelli Howard (con Francis a occuparsi di chitarra e voce e Moyses a occuparsi della batteria) affiancati da Scott Latour al basso e voce, gli Opprobrium ci danno in pasto questo lotto comprendente 14 brani rimasterizzati più due nuove composizioni all'insegna del death-thrash più puro e datato, tanto retrò quanto efficace e feroce.

Lo stile della band è talmente definito e uniforme (col loro miscuglio di primi Death, Kreator, Master, Slayer, Possessed e Morbid Saint) che sarebbe inutile dilungarsi in un tedioso track by track, ma è altresì doveroso spendere due parole sulla dinamica e feroce opener THE BATTLE OF ARMAGEDDON ( a sua volta anche opemer della pietra miliare Serpent Temptation), con i suoi stacchi thrash e le sue ripartenze fulminee, o la splendida VOICES FROM THE GRAVE, coi suoi riff mid-tempo evocativi chiamati a introdurre un brano velocissimo, al limite del parossismo reso celebre dai Kreator di Pleasure To Kill o i Dark Angel di Darkness Descends, che i nostri irrobustiscono, soprattutto nelle parti meno furibonde, con primigenie schegge death davvero gustosissime.

Sulla stessa falsariga si muovono anche la riffatissima SADISTIC SINNER (in cui si sente maggiormente l'influenza degli Slayer, oltre che dei Sepultura del periodo Schizophrenia) e la omonima INCUBUS, dal tiro davvero scellerato e debordante, fatti salvi i classici stacchi mosh chiamati a rendere meno unidirezionale la direzione dei pezzi (caratteristica che denota una discreta capacità compositiva in seno alla band, oltre che una non trascurabile attenzione alla dinamica dei vari pezzi), mentre BLASPHEMING PROPHETS sembra maggiormente ancorata a un thrash più classico, benché estremo e pesantissimo, anche in virtù di una gestione più varia di tempi e riffing e una minore propensione alla pura velocità.

Ancora germi grezzi di death primigenio vanno a screziare e violentare la storica, grandiosa, SERPENT TEMPTATION, andando ad infoltire le fila di quei brani della band in grado di creare davvero un entusiasmante ponte fra il thrash e death metal, così come l'articolata HUNGER FOR POWER, mentre ancora thrash più classico è quello che si respira nella vibrante UNDERGROUND KILLER.

Se fino qui, con i brani tratti dall'immortale Serpent Temptation, il livello di produzione si era mantenuto su buoni livelli, le cose cambiano drasticamente con i brani che vanno da BLIND VENGEANCE fino alla conclusiva DEATH, pezzi nei quali, pur non venendo mai meno le caratteristiche peculiari del combo americano, va sottolineato un deciso passo indietro dal punto di vista della resa sonora dovuto a una produzione di livello demo, scadente e piuttosto confusionaria, benché in linea col sound proposto (non solo da questa band) nei suoi primi anni di attività (periodo da cui questi brani effettivamente provengono) e che fornisce una fotografia piuttosto chiara sui primi passi della stessa che non mancherà di interessare gli estimatori di questo tipo di operazioni di riproposizione di materiale d'epoca nella sua grezza forma originale (benché, probabilmente, rimaneggiato a sua volta, visto che il suono, pur grezzissimo, rimane comunque piuttosto chiaro e comprensibile).

Sarà difficile infatti, per i suddetti estimatori, resistere agli assalti furibondi di brani come ASSAULT, HELL'S FIRE o RIGOR MORTIS.

Vale infine la pena spendere due parole sui due brani inediti presenti nella compilation, CURSE OF THE DAMNED CITY e FEAR OF THE UNKNOWN, entrambe oberate da scelte di produzione discutibili (in questi brani si sente molto peggio che nei brani tratti dalle prime cose della band, tanto da far sorgere il fondato dubbio che i pezzi siano stati registrati alla buona direttamente in sala prove, con tanto di fischi e feedback assortiti), ma che ci forniscono comunque il polso della situazione in casa Opprobrium, almeno dal punto di vista compositivo, con la prima maggiormente articolata e complessa e la seconda più feroce e diretta, ma ambedue perfettamente in linea con le passate produzioni della band, il che lascia ben sperare per il nuovo album previsto, come si diceva, per questo anno.

Vista la qualità audio piuttosto scadente di più di metà della setlist, mi sento di consigliare questo lavoro esclusivamente ai die-hard fans della band e più in generale di questo tipo di sound e del periodo cui questo sound si rifà, con tutto ciò che ne consegue.

Se fate parte di queste categorie, questa compilation potrebbe riservarvi più di un momento di godimento.

Per tutti gli altri, meglio buttarsi sui primi due capolavori e sui successivi lavori in studio, onde evitare di trovarsi a maneggiare un prodotto che potrebbe, a tratti, lasciare esterrefatti per alcune scelte fatte in fase di compilazione e realizzazione dello stesso.

Divertente ma tutt'altro che indispensabile.

 

Edoardo Goi

65/100