24 DICEMBRE 2018

I romeni Saddayah nascono nel 2014 dall’unione di Gabriel alla chitarra e Theo alla batteria. Passano quattro anni fatti di concerti in giro per il paese, condividendo il palco con gruppi del calibro di Skeletonwitch, Diabolical edInfectedRain, e nel 2017 arrivano finalisti alla Wacken Metal Battle. 

Il 2018 è l’anno in cui i Saddayah entrano in studio per incidere quello è che è il loro album di debutto, "Apopheny of Life". Il disco attira l’attenzione dell’etichetta metal più importante in Romania, la LoudRage Music. L’accordo è segnato, "Apopheny of Life" viene rilasciato il 7 settembre, seguito da un tour promozionale. La cover dell’album, tra l’altro, è stata realizzata da CostinChioreanu, già autore di cover per gruppi come At the Gates, ArchEnemy, Darkthrone e molti altri. 

Il disco si apre con l’omonima “Apopheny of Life”: oscuri riff su un growl profondo, breve intermezzo e la canzone vera parte, spedita non troppo. C’è un equilibrio piacevole tra parti cadenzate e aggressive, mentre il cantato è pulito sia nelle parti vocali growl che in quelle “clean”. Tutti i membri mostrano una tecnicità ed una padronanza dello strumento di alto livello.

Segue “FireAbove, Frost Below”, più oscura ed aggressiva, ha un ritornello che non lascia respiro all’ascoltatore. La batteria fa da metronomo ad una canzone dai ritmi serrati, supportata dai taglienti riffs di chitarra che si scambiano ed alternano con le pedalate della batteria.

“Mouth of the Abyss” regala atmosfere lovecraftiane, nonostante le liriche rimandino al famoso aforisma di Nietzsche. Qui è la chitarra a dettare l’atmosfera, con i suoi passaggi ed assolicupi ed aggressivi, talvolta spiraleggianti come se davvero si stesse scendendo in un personale abisso.

Proseguiamo con “8”, che è la canzone finora più aggressiva, un’ode all’oscurità “mia mistress” fatta di blast beat feroci, terzine che scivolano dalle chitarre ed oscuri growl, intervallati da un passaggio con un lento assolo a metà canzone. 

In “King’s Will”ritroviamo feroci riffs, assoli spiraleggianti e batteria che va senza sosta, mentre la voce incalza con un ritornello d’impatto. Finora la traccia più interessante. 

Con “The DarkestRecess of the Human Mind” si esplora l’animo umano e come è intuibile con facilità, le ombre che lo pervadono. L’esplorazione prende la forma di un viaggio fatto di assoli destabilizzanti e batteria feroce che non lascia scampo. 

“Born in Singularity”è un’altra traccia malvagia ed aggressiva, fatta di doppio pedale incalzante come il ritornello quasi parlato, seguito a ruota dai riffsora aggressivi ora psichedelici.

Come traccia di chiusura abbiamo “Carving in the Stone Flesh of God” un pezzo secco, violento, rude che senza mezzi termini trascina l’ascoltatore in un turbine di beats ed aggressività. Un’altra prova di estremo tecnicismo questa canzone, che ci conclude con un lungo assolo di chitarra.

In conclusione, il disco concentra in poco più di mezz’ora di durata tutto il potenziale tecnico e compositivo dei Saddayah, con il risultato di avere un buon disco, tecnicamente ineccepibile anche dal lato produttivo, dove abbiamo suoni limpidi e cristallini con un perfetto equilibrio tra gli strumenti. Un buon debutto per i deathmetallers romeni.

 

Alessia VikingAle

75/100