9 FEBBRAIO 2019

Dalla Grecia arrivano gli ateniesi Spinball, un'alternative rock band giunti per ora al loro terzo album.  Il gruppo si forma nel 2006 ed ora ha la seguente formazione:Nikos Karantzidis (Vocals), Panagiotis Tsevrenis (Guitar), George Valvis (Bass), Kostas Mavrantzas (Synth), Pandelis Chandris (Drums). Originariamente era incluso Giannis Vrettakos (bass)rimasto fino al maggio 2012.

Nel giugno  2007 gli Spinball realizzano il loro primo demo  “Spinball”. La band ha all'attivo due album: "Roger’s Fable" (2011, Orkestral Promenade Productions) e "Shadows" (2015, B-Otherside Records). 

Ed è proprio dell'album Shadows che qui ci occupiamo seguendo le otto traccie presenti. L'album si apre con ''The dirge'' che si presenta come un indie rock veloce con stop and go iniziali, mentre il sound è una miscela tra il pop rock e un certo  punk melodico; la  parte finale  ha dei connotati che possono farci ricordare una sorta di stoner eseguito però in una forma sobria e leggera. Un giro di basso apre''How do you feel'' il secondo pezzo dell'album che presenta una song con una ritmica più tranquilla del precedente pezzo.Il cantato è filtrato, costante questa di molti altri brani distribuiti nel disco.Inserti acustico-chitarristici colorano il pezzo, mentre si  viaggia sempre nell'orbita indie rock moderna che trova nella parte finale un aumento dell'energia e del ritmo fino alla sua conclusione.

''All our hope and love' dotato di un tema chitarristico  scanzonato, apre il terzo episodio dell'album,mostrandoci un brano molto orecchiabile anche se con qualche addentellato proveniente dal mondo grunge( altra influenza diffusa a sprazzi nell'album) in connubio con qualcosa dei Red Hot Chili Peppers. Anche qui si procede senza grandi cambiamenti di ritmo a parte qualche breve pausa.

La title-track ''Shadows''si apre lenta e misteriosa con un cantato cantilenante, una sorta di ninna nanna ambigua che  mi ha fatto ricordare ''Julia dream'' dei Pink Floyd .Il pezzo erompe poi nel ritornello dai toni tragici.Qui, sempre legati ad un a scrittura facile ed orecchiabile, il pezzo si fa ascoltare piacevolmente.La chitarra  per la prima volta si produce in un lungo assolo che  ricorda ,ancora, certe sonorità dei primissimi Floyd. 

''I feel free''inizia con una  chitarra orientaleggiante, aprendo un pezzo velocemente ritmato che sembra voler  diventare, quasi, un qualcosa rimembrante il  dark rockabilly...il tutto alternato a momenti piu pesanti, senza mai perdere,però, di vista la melodia. Nella parte centrale, scendiamo ad un  ritmo più lento,con l'uso del cantato filtrato tra influssi indie grunge e caldi assoli di chitarra  che si infiammano alla maniera stoner più tradizionale. Decisamente un pezzo di punta dell'album.

Note basse di tastiere aprono ad un parlato e poi ad un cantato senza altro accompagnamento, fino all' arrivo degli altri strumenti che ci portano ad un  pathos realmente grunge che si avvicina con tutte le differenze del caso agli Alice in Chains et similia. Un assolo orientaleggiante

lungo ed insistente porta ''Forever i will wait'' alla sua conclusione.

Nello strumentale''Absence'' il basso iniziale dolce e moderatamente ritmato fa procedere la musica  in una chiave ipnotica con la chitarra che gioca con riff psichedelico-acustici con riverberi molto sixties. Si prosegue,poi, incrementando l'effettistica dei vari strumenti e dell'arrangiamento,portando il pezzo ad un livello psichedelico abbastanza elevato..peccato finisca prima di esplodere del tutto...

Ma d'altronde è gia ora di andare come dice il titolo del pezzo conclusivo ''Time to go'' che apre come ballata anch'essa rimembrante i primi Pink Floyd, dove il cantato ricorda ,veramente, un giovane David Gilmour  per  poi schiudersi in un assolo finale stridulo e drammatico.

In sostanza abbiamo un disco che parte come indie rock veloce e melodico e poi  muta proseguendo con i brani seguenti in qualcosa di più ipnotico e psichedelico senza mai però calcare la mano. La musica è in realta molto semplice e non si notano particolari virtuosismi e come più volte detto, nella psichedelia non si vuole mai esagerare. Nonostante ciò, il disco senza troppi scossoni o grosse sorprese è comunque vario e alquanto gradevole nell'ascolto e non raggiunge mai il tedio, sebbene spesso ripetitivo nelle parti ,dovuta anche alla mai alta durata dei brani. Terminato Il disco, rimane un buon sapore in bocca  e fa venir voglia di riascoltarlo...che nell'inflazionatissima produzione musicale di oggi è cosa spesso  rara.

Consigliato!

 

Triplax

80/100