12 GENNAIO 2019

A prescindere dalla bonta' musicale di questo prodotto del quale parlero' a breve, ricordero' comunque con un occhio/orecchio di riguardo questi 4 ragazzi di Groningen che avranno “l'onore” di ricevere la mia primissima recensione, quindi abbiate anche voi lettori un occhio di riguardo nei miei confronti.

Scherzi a parte mi immergo nell'ascolto dei Suffering Quota, combo Olandese dedito ad un Grindcore di matrice abbastanza classica che dopo l'esordio nel 2014 con l'album omonimo, ci presentano oggi “Life in Disgust”.

I ragazzi riescono con la loro esperienza a gestire all'interno delle canzoni (siamo mediamente intorno ai 2 minuti per pezzo per un totale di 20) momenti di puro assalto ad altri dove si riesce a prendere una boccata d'ossigeno prima di essere nuovamente sepolti dai blast beat del drummer Martin.

Dopo una breve intro di voce si parte subito all'assalto all'arma bianca con Agnosia, e giu' di blast beat e alternati, chitarre che sparano riff con dissonanze qua e la' vagamente e il vocalist Gerald sempre in primo piano con le sue urla sgraziate come il genere esige; copione ripetuto con God Complex, che riesce per intensita' a essere persino superiore alla traccia precedente. Discorso leggermente diverso per Apathy, 3 minuti e 40 secondi (una vera suite per i loro canoni) con una parte centrale ultraslow che la differenzia dal resto dell'album.

Fear (ov history repeating) ha nella botta e risposta delle voci alla Napalm Death il punto di forza assieme alla parte schiacciasassi che portano fino alla fine del pezzo. I pezzi successivi scorrono velocemente uno dopo l'altro, ed e' proprio sull'aspetto della velocita' che vorrei soffermarmi un attimo; questa continua ricerca di tenere sempre tutto a velocita' ipersostenute puo' rischiare di far perdere di concentrazione l'ascoltatore tranne nei rari casi in cui provano a rallentare e ragionare (seconda parte di Disgust e inizio di Inferiority Complex); positiva anche la conclusiva 101 seppur semplice ma con un giro che sa di Morbid Angel degli anni d'oro....

Buono il missaggio degli strumenti che non fa cadere tutto nella cacofonia come capita spesso in questi genere, e anzi ne preserva e fa trasparire l'attitudine live dei Suffering Quota, vere “bestie” da palco.

Concludendo posso dire che i ragazzi conoscono il genere a menadito e sanno come “fare male”. Ovviamente consigliato ai seguaci del filone Grindcore-crust (Napalm Death-Nasum-Brutal Truth etc).

 

Stefano Colosi

68/100