18 GENNAIO 2019

Essere un onnivoro musicale, a volte è importante, ti permette  di avere un punto di osservazione privilegiato per poter giudicare il lavoro di un artista e ti mette nelle condizioni di avere un'obbiettività quasi totale, qualsiasi genere venga proposto al tuo giudizio.

Detto questo andiamo a parlare del nuovo album dei  “VIVA DEATH“ progetto alternativo di Scott Shiflett, bassista della Punk band americana FACE TO FACE, che nel suo tempo libero ha dato vita alla sua creatività, liberandosi dagli schemi imposti dal gruppo principale ed offrendo alle nostre orecchie un album pieno di richiami alle sue influenze ed alla musica che lui ama.

Uscito dopo otto anni dal suo predecessore ILLUMINATE consta di ben 14 brani, per ben 76 minuti totali, che riescono ad essere fluidi e mai monotoni ed  è un album dalle mille sfaccettature che ci conduce per mano  attraverso trent'anni di rock  e  ci fa assaporare tutto quello che di buono il panorama mondiale ci ha donato in questo lungo periodo di tempo, senza preclusione alcuna, facendoci immergere in atmosfere ora godibili ed ariose, ora più intimiste con continui rimandi al passato, ma con un'attitudine moderna che lo rende fluido ed accattivante.

Il trittico iniziale  ‘Ready To Go’, ‘Trip’ e 'Sound the alarm'  combinazione impeccabile di pop-punk, chorus da stadio e ritmiche lineari ed immediatamente fruibili  con un  grande lavoro chitarristico e delle vocals lineari e ruffiane.

Con 'Windows'  si fondono  elementi elettronici  per evocare passaggi sonori  che ricordano atmosfere care al David  Bowie più intimista ed oscuro, mentre “Don't Box Me In” ha echi della Wave più darkeggiante di Bauhaus e Sister of mercy.  

La band continua a sperimentare con 'Take' che combina musica ambient con un'iniezione di melodie arabe, mentre  'Two Hands ' su un tappeto space rock immette un lavoro chitarristico che porta alla mente i Pink floyd più visionari.

"Petitioning The Black Wall" è un'episodio Industrial dal'incedere ipnotico e freddo come il genere conviene mentre “New Terrors” è una gradita iniezione di riff blues su un tappeto hard rock , che ci riporta alla california anni 90, dalla prova vocale calda e coinvolgente.

Il viaggio continua con “Unclear“ che rende ancora omaggio al Bowie più intimo, mentre “Storm”  fusione di hard rock  sperimentale e  psichedelia, riporta la tensione a livelli di guardia.

“Slipping Away” è un pop-rock di maniera dal ritornello facilmente memorizzabile e dall'incedere spensierato mentre “Man In The Street’, pur seguendo la falsariga della precedente, ha al suo interno parti elettroniche  ed un andamento molto più moderno della precedente.

“Damnation memoriae“, ballad  malinconica  dal sapore settantiano, dall'atmosfera molto southern che schiude con un crescendo emotivamente importante dove si percepisce l'amore dell'autore verso questo tipo di sonorità, chiude l'ipotetico cerchio di un album non facilmente fruibile da tutti ma che resta genuino ed intrigante.

In un mondo musicale dove regna l'ovvio, dove molti artisti preferiscono andare sul sicuro,

i VIVA DEATH ci regalano  un lavoro coraggioso, molto curato e ben suonato da cui trasuda l'amore per le proprie influenze oltre ad una ventata di pazzia musicale di cui avevamo un tremendo bisogno.

 

Alessandro Bettoni

90/100