6 FEBBRAIO 2019

L'inarrestabile crescita ed invasione di Internet all'interno delle nostre vite musicali metalliche ha portato al quasi totale disfacimento di quello che fino agli anni 90/max inizio 2000 si riusciva a vivere ancora come qualcosa di”misterioso”; fanzines, scambio di cassette con registrazioni talvolta provenienti da altre galassie (ricordo di un Nemesis Divina in mio possesso che suonava piu' gelido dell'originale) e solito passaparola con amici/conoscenti...

Non sono io a scoprirlo e non saro' nemmeno l'ultimo a dirlo,ma Internet essendo una lama a doppio taglio ha,nella sua parte positiva, dato la possibilita' infinite per poter conoscere qualunque gruppo di qualsiasi posto anche sperduto e per chi suona di riuscire a creare progetti a distanza con ottimi risultati.

Ed ecco qua direttamente da Santiago del Chile  che vengono a invadermi le casse i W.O.E. con il loro esordio su lunga distanza dopo l'ep del 2016”Anfractuos”.

“Anfractuos Moments for Redemption” si compone di nove episodi per tre quarti d'ora di musica dove al quintetto sudamericano bastano una manciata di secondi per fare capire all'ascoltatore la loro band di riferimento,gli immensi Opeth pre-svolta prog.

Dopo una breve introduzione si parte con Behind the Mask ed e' proprio li che ho avvertito una palpabile similitudine con i suddetti maestri; per carita' i W.O.E. ci mettono del loro, l'impegno si sente ma alcuni passaggi mi hanno riportato a Deliverance e persino la voce (growl) e' quasi uguale a quella di Mikael Akerfeldt.

Unbreakable scorre via senza particolari sussulti ,anzi personalmente annoiandomi in piu' di qualche passaggio, cosa che non succede con la successiva The Silence nella quale i W.O.E. riescono a ricreare un bel mood sorretto da un valido refrain.

Holy Death parte un po' in sordina ma cresce sulla distanza richiamando pero' un po' troppo nuovamente il quintetto di Stoccolma; Cancer parte con piglio progressivo per poi sfogare in blast beat e screaming portando il pezzo piu' sul blackprog alla Ihsahn che sul death /doom fino a qui riscontrato nei primi pezzi.

La triade di pezzi che va a chiudere l'album si apre con l'autocelebrativa Weight of Emptiness che ho trovato un po' “stanca”, si prosegue con Inner Chaos che apre con una bella parte acustica dove pero' il cantato pulito non mi prende molto.

Il growl di Alejandro Ruiz,seppur debitore a Akerfeldt, e' molto valido; non posso dire altrettanto del cantato pulito utilizzato nelle varie aperture all'interno dei pezzi di questo album. E' comunque una mia sensazione.

E' a Redemption, costruita su una parte di piano che va a sfumare lasciando al solo soffio del vento il compito di chiudere questo”Anfractuos Moments of Redemption”.

E' tempo di tirare le somme e voglio iniziare dalle note positive,partendo da un ottima produzione, potente e cristallina; i ragazzi sanno il fatto loro e lo dimostrano nei  47 minuti che ci regalano da ascoltare, li ho sentiti gia' ben amalgamati e questo e' dovuto sicuramente ai 3/5 della band che ne viene dai Twilight Mist; a maggior ragione contando che e' il loro album d'esordio se manterranno  le premesse non potranno che crescere ulteriormente in futuro.

Di contro la nota negativa che piu' ho evidenziato e' il richiamo troppo spesso e troppo  evidente ai succitati Opeth, consiglio a loro di cercare di limitarlo il piu' possibile. Alla prossima!

 

Stefano Colosi

70/100