23 MAGGIO 2018

Line Up:

TB- voce e chitarra

Justin Travis Osburn-chitarra

Jeff Grunn-chitarra

Ken Belcher-basso

Chris White-batteria e cori

 

Gli “A Gathering of None” sono un gruppo americano di alternative rock, con influenze Stoner e Desert rock, si sono formati dal 2012. Nel 2018 esordiscono con questo lavoro intitolato “One Last Grasp at Hope” e le sue 11 tracce.  Album di alternative un po’ deludente per gli amanti del genere, con un ritmo monotono in alcuni tratti e in alcuni passaggi un ritmo blando senza troppi spunti innovativi, addirittura in alcune parti si sentono passaggi ripresi da altre band del genere.  Quando poi cerca di fare un crescendo la band risulta poco incalzante e travolgente, facendo così risultare i pezzi ,purtroppo, un po’ noiosi e tristi all'orecchio dell' ascoltatore.

L'Art-work: Colori freddi, prevale un notturno oscuro e solingo, tra il nero e blu notte dove spicca in colore bianco il logo dalla band. In primo piano una donna sdraiata quasi in posizione fetale e sotto di lei il titolo dell’ album quasi da cornice. L' album si apre con "What For". Opening di medio livello con alcune buone idee, ma la band non le sfrutta del tutto, preferisce concentrarsi e adagiarsi su dei motivi semplici e orecchiabili già sentiti in altre opere, in un ritmo poco incalzante. Con riff e sonorità conosciute, poco elaborate, manca un pizzico di originalità ed azzardo. In questo pezzo cercano di andare troppo sul sicuro e le buone idee vengono accantonate forse per paura di non piacere.

La seconda traccia “No Stone Left Unturned" è anch'essa monotona, purtroppo si adagia completamente alle tristi premesse della traccia precedente e, con poche idee davvero sviluppate, l’ascoltatore si annoia e rimane amareggiato, a meno che non si cerchi proprio qualcosa di questo genere, cioè costante e poco sgargiante, per passare una serata tranquilla.

La terza traccia è “Break My Stride”, dal ritmo lentissimo e con passaggi ovvi e che non provano nemmeno ad essere originali. La traccia va molto sul semplice, con un crescendo che evolve in maniera buona ma prevedibile.

La quarta traccia “A Fabulous Mishap” è una canzone gradevole, in cui però ritornano le pecche già rammentate per le traccie precedenti, viene aggiunto anche un pochino di elettronica. Tuttavia la personalità della band rimane la stessa, non emerge mai completamente, rimanendo a filo del già sentito. La quinta traccia è “You Stagnate”. Dopo il buon tentativo della traccia precedente, l’ascoltatore rimane dispiaciuto e basito per questa traccia che ritorna subito indietro, verso la monotonia e la calma appunto “Stangnante”, però non si esclude che in parte sia forzata e voluta una simile mancanza di evoluzione, cambiando punto di vista si potrebbe pensare che in parte questa personalità dell'album voglia trasmettere appunto il senso di insoddisfazione e  di stagnazione, l’impotenza alla routine meccanica. La sesta traccia “Reaching Out” è la traccia più veloce dell'album e anche la più riuscita; originale e fatta da idee diverse, riescono a far sentire la parte “alternative”, si riesce a fuggire brevemente dalle abitudini di cui è permeato l’album ma, tuttavia, nella seconda parte si riperdono nei motivi di dispiacere precedenti. l'ascoltatore spera che le idee che ha sentito in questa traccia ci possano essere anche delle tracce successive.

La settima traccia, “Dissolution”, è deludente e dissolve l’esplosione precedente riportando immediatamente, come un secondino, l’ascoltatore alla monotonia petulante, angosciandolo, continuando ad alimentare anche l'idea che il tentativo fosse proprio quello di demoralizzare l’ascoltatore, passando dall'originale al già sentito costante e viceversa; come la quinta traccia, le idee della traccia precedente vengono messe da parte per sonorità più blande ed in favore di passaggi banali.

Ottava traccia: “Something You Should Know”. Una  traccia insignificante, come se tu dovresti sapere che la fine è insignificante ed immutabile, con gli stessi identici problemi e abitudini, della traccia precedente, non ha uno sprint. Siamo a “Predatory Male”, una traccia ripetitiva e piatta, chi l’ascolta si annoia, non ci sono svolte significative, crescendo o altro e la parte melodica è smielata. L’ascoltatore, appunto, si ritrova immerso nell'angoscia della ripetività e dal senso di vuoto che la traccia gli trasmette.

Penultima traccia “I Hope I’m Wrong”. traccia come quella precedente ma almeno questa e più veloce e con alcuni spunti sonori interessanti, l'ascoltatore arrivato a questo punto è talmente provato da questa sensazione che non vede ora che l'album finisca; tuttavia respira in questa piccola parentesi di apertura.

L'album si chiude con “Move Along”. È una traccia con una intro in arpeggio molto lento e, al solito, la noia la fa da padrone in questa canzone. Quasi malinconica, la monotonia immutabile che scorre attraverso il brano è impressionante, come la maggior parte delle tracce precedenti non lascia nessun segno a chi ascolta a parte questo senso di costanza indissolubile e in alcuni può darsi provochi anche la sonnolenza.

La band è senza innovazione, si concentra solo sulle cose semplici per accaparrarsi consenso ed essere appetibile ad un pubblico vasto e semplificando le cose per avere passaggi mediatici "facili".

Album piatto con riff e giri di melodia già sentiti e che non aggiungono nulla al genere. Banale, ripetitivo e scontato. Non ci sono momenti in cui poter dire:" non mi aspettavo questo passaggio!", no. Tutto è lineare e la noia che prende ad ascoltarlo è invece crescente.

Lo consiglio solo ai veri amanti di questo genere che potrebbero capire le sfumature di alternative che io non ho trovato. Molto probabilmente il tentativo era proprio questo: quello di essere a primo impatto, per tutto  l’album, costanti e monotoni; così da mettere l’accento e far sentire angoscia all'ascoltatore ed il desiderio di cambiamento. Personalmente non ho gradito per niente i motivi e le rimembranze di queste tracce; lo avrei messo in risalto comunque in modo  diverso,  senza tentare di essere banalmente orecchiabili tramite cose già sentite o banali al punto che perda di significato l’intero presunto messaggio.

 

Daniele Blandino

35/100