12 MAGGIO 2018

Oggi sono qui per parlarvi di “Avaritia”, nuovo lavoro degli Altars of Rebellion. La band  colombiana è composta da due soli elementi, Fernando Khristos (vocals, orchestration and keyboards) e Dallkiel (guitars), ed è dedita a un metal estremo con varie influenze, prima su tutte il death metal, lasciando un po’ da parte le sfumature black metal presenti agli esordi. La band, formatasi nel 2007, ha un background di esperienze live davvero interessante, avendo diviso il palco con band del calibro di Dark Funeral e Inquisition. Veniamo a “Avaritia”. Do un’occhiata all’artwork che è veramente ben curato, dopodiché passo all’ascolto. 

Il disco è composto da 8 tracce (7 più un intro, per essere precisi) molto ben prodotte: i suoni sono curatissimi, la registrazione, mixaggio e masterizzazione ben eseguiti e, soprattutto, i ragazzi non sono certo dei novellini e si sente. Death metal oscuro, piuttosto tecnico e dalla struttura complicata, sezione ritmica molto precisa, chitarre potenti ma al tempo stesso melodiche, parti sinfoniche ben orchestrate e un cantato in scream sempre molto espressivo e convincente. Da segnalare anche alcuni passaggi di voce melodica, come ad esempio in “The Man’s Legacy” e in “Rational or Irrational”: sebbene in queste parti il timbro di voce pulita non sia a mio parere eccezionale, il cantato risulta comunque gradevole essendo intonato e avendo delle armonizzazioni con le doppie voci davvero interessanti e ben eseguite. Generalmente non sono un amante delle voci pulite nel metal estremo, soprattutto per il fatto che molti gruppi moderni le usano senza criterio, snaturando l’atmosfera del pezzo senza alcun tipo di rispetto per il genere che stanno suonando (odio profondamente il metalcore con i suoi ritornelli “pop”, non me ne vogliano gli amanti del genere).  Invece gli Altars of Rebellion inseriscono queste parti vocali pulite con maestria e coerenza, facendone paradossalmente un punto di forza. Per questo mi sento di indicare le suddette canzoni, insieme a “Equilibrium”, il capitolo conclusivo, come i momenti migliori dell’intero disco. Inoltre, in molte parti sento ancora molto presente l’influenza black metal (cosa che non mi dispiace affatto, in quanto mio genere preferito) che riesce a dare una venatura maligna a tutto il lavoro, portando i nostri a essere una band symphonic blackened death metal a tutti gli effetti. 

Per concludere, devo dire che “Avaritia” è uno degli ascolti migliori di questo 2018, ne consiglio sicuramente l’ascolto sia agli amanti del death metal che del black metal. Bravi ragazzi, continuate su questa strada! 

 

Alessandro Briganti

97/100