16 AGOSTO 2017

Band: Anasarca

Titolo:  Survival Mode


Accingersi a recensire un album come Survival Mode degli Anasarca ha generato non poco entusiasmo nel sottoscritto. Parliamo di una band di vecchia data, formatasi nel lontano 1995 nalla Bassa Sassonia (Germania), dedita ad un death metal schiacciasassi, molto più incline alla scuola svedese che americana, e che assurdamente non ha avuto il successo di altri stimati colleghi.
I nostri non perdono tempo e proprio nel 1995 realizzano una prima demo su tape, Condemned Truth, seguita l’anno successivo da una seconda, Godmachine. Si tratta di release di certo ancora acerbe, ma che mettono già in mostra il grande potenziale della band teutonica. Due anni dopo, nel 1998, i nostri esordiscono sulla lunga distanza con un album intitolato ancora una volta Godmachine, esattamente come la precedente demo. In questo, nonché nei successivi Moribund del 2000 e Dying del 2004, gli Anasarca mostrano una capacità indiscutibile nel fondere tecnica, gusto per la melodia e violenza. Nonostante non si sia mai sciolta, la band rimane inattiva per molti anni, fino ad arrivare al 2015, dove torna con una demo su CD-R in tiratura limitata, intitolata Survival Mode, che fa da apripista all’omonimo album del 2017, oggetto di questa recensione, pubblicato via Sevared Records, label statunitense che è da sempre garanzia di grande qualità. Nel corso degli anni, la band è stata caratterizzata da un frequente (e quindi destabilizzante) turnover dei suoi membri, che ha probabilmente causato la lunga pausa a cavallo del primo decennio del nuovo millennio. Ad oggi, l’unico membro fondatore ancora attivo è il carismatico Michael Dormann, bassista e cantante, mentre tra le new entry troviamo Steffen Parth e Carsten Geerlings alle chitarre e Dirk Janssen alla batteria.
Passiamo all’analisi dell’album. Si parte con Drinking Blood, dove una classica intro da film horror cede il passo ad un classico brano death metal, veloce nonché melodico, caratterizzato da doppie voci growl/scream nel chorus, di grande effetto. E’ palese come il growl di Dormann non abbia avuto nessun calo di sorta, nonostante gli ormai 22 anni di carriera. Dopo questo primo pezzo, molto convincente, troviamo subito la title-track dell’album, che fonde razionalità e accelerazioni, dove è difficile non scatenarsi in un headbanging. Si passa poi a Cannibal, ancora una volta aperta da una “disgustosa” intro. Un assalto in piena regola, blast-beat sui 280 bpm , ma anche intermezzi melodici che ricordano frammenti di Skydancer dei Dark Tranquillity. Un pezzo spartiacque nell’album è probabilmente il quarto, Blue John, sulfureo e cadenzato, che viaggia su un piacevole e ritmato D-beat. Da qui in poi, i brani che seguono mostreranno sempre di più l’influenza del death metal svedese che ha reso magici gli anni ’90. Touching the Void ricorda i Dismember di Death Metal (1997), 571 e Pacific Dread paiono inarrestabili con i loro blast-beat in primo piano, mentre The Donner Party, nel riffing, porta alla mente una versione sfacciatamente death metal dei mitici Unanimated. L’album vero e proprio si conclude poi con la nona traccia, Endurance, che non sfigura accanto alle precedenti. Tuttavia, non finisce qui. L’album, già nella sua versione standard, offre delle succose bonus tracks, ben 5. Si tratta di nuove registrazioni di The Weird Ways e Scorn, capolavori presenti sul primo full-lenght Godmachine, quando l’impronta svedese era ancor più presente che oggi; di un brano completamente nuovo, Paralyzed, che avrebbe in verità potuto tranquillamente trovare posto nella tracklist principale dell’album; nonché due cover: Godly Beings degli Obituary, splendidamente riprodotta, e di Dogmas Ignored dei Vomiting Corpses, vecchia band di Michael Dormann, con la quale ha realizzato un unico album nel 1995, Coma: The Spheres of Innocence, che invito tutti i lettori a riscoprire.
A conti fatti, possiamo dire di trovarci innanzi ad bellissimo album, accompagnato da uno splendido artwork, a cavallo tra stile vecchio e moderno, e dove l’attenzione alla produzione ha giovato notevolmente. Purtroppo, è recentissima la notizia della defezione del drummer Dirk Janssen, per motivi familiari, ma con un tempestivo buon rimpiazzo gli Anasarca avranno la possibilità proseguire sul sentiero tracciato da Survival Mode e balzare, seppur con mostruoso ritardo, tra i nomi medio-grandi del death metal.
Per quanto attiene alla valutazione complessiva, il voto è “solo” pari a 95, poiché il dovere di oggettività del recensore implica la necessità di separare ottimi album come questo, dai capolavori inarrivabili del genere.

 

Luigi Scopece

95/100