15 MAGGIO 2018

I Barzakh sono una band indonesiana attiva fin dal 1998 per la passione comune dei membri fondatori per il  thrash, il death metal, il grind e punk. Negli anni successivi negli ascolti della band entra anche il black metal.

La diretta conseguenza di questo è l’album “In a meaning the note” che negli intenti nasce per tributare la nuova passione della band all’ala più estrema del  metallo nero.

I nostri difatti sono dediti ad un raw black metal old style in cui si sente l’influenza di sonorità vecchio stampo. Non c’è traccia di melodia, di orchestrazioni sinfoniche o di qualsivoglia concessione a sperimentazioni. Questo è l'obiettivo dichiarato della band che fonde un classico riffing black metal con diversi passaggi death/thrash. La voce passa piuttosto volentieri dal classico scream black (davvero marcio e malato) al tipico growl death metal.

A causa dei vari cambi di line up, la band ha optato per la registrazione dell’album, di utilizzare una batteria programmata…L’album è stato registrato più volte ma continua evidentemente a portarsi dietro una produzione davvero scadente e limitante che offusca anche quello che c’è di buono nell’album.

La chitarra a tratti è davvero confusa e non riesce ad emergere dal marasma sonoro. Il disco sembra uscire dai primi ‘90 in piena seconda ondata ma ovviamente senza l’ispirazione dei grandi maestri norvegesi. 

L’album risulta piuttosto compatto e monolitico ma purtroppo anche privo di idee personali  e scorre via senza lasciare un segno. 

Si parte con “Shadow in the grief” pezzo tirato senza tanti fronzoli con un riffing interessante che fonde in maniera discreta elementi black death con un buon screaming. La seconda traccia “she’s not honoured” inizia come la precedente con ritmi veloci per poi muoversi su un mid tempo con un riffing di chiara matrice old thrash. La traccia è un alternarsi di up e mid tempo con voce a tratti growl poco convincente, per un brano che non lascia il segno.

“Hatred in mourn heart” svela il lato più death metal by Florida della band, in una traccia in cui si sente la pesante influenza dei Morbid Angel.

Le successive tracce “The valley of unrest”, “A place to pray” e “The satanic space” proseguono sui medesimi binari di un black death senza grandi spunti innovativi.

In conclusione mi sento di consigliare “in a meaning the note” solo ai blackster più accaniti voraci di band underground, fermo restante la poca originalità della proposta e una produzione che annacqua i spunti più interessanti della band.

 

Claudio Cerutti

50/100