1 DICEMBRE 2018

Quando il Black Metal esplose negli anni novanta con la sua ventata gelida di morte, distruzione e nichilismo nessuno si sarebbe aspettato che la lunga macchia nera della sua influenza si sarebbe sparsa in lungo ed in largo per il globo; ma così fu e quella che oggi ci troviamo tra le mani è una band che, dalle tempestose e assolate spiagge di Cuba, si presenta al mondo con un album di puro Black Metal Old-Stile. I Blackult arrivano da Puerto Padre e sono composti da soli due loschi figuri che rispondono ai nomi di Necromancer (chitarre e voce) e Nebulah (basso e batteria).

Nel 2012 creano il loro primo demo composto da soli tre pezzi e nel 2015 pubblicano un nuovo EP ma è solo nel 2018 che arrivano alla realizzazione di questo album dal titolo emblematico “Our Kind” che comprende entrambe le registrazioni del primo demo, l'EP e una traccia tratta dalla loro prima esibizione live. L'album si apre cupissimo con il synth di “Burning Liars” per poi esplodere in un riff Black Metal sostenuto da una batteria molto veloce ed incisiva. I suoni sono, contrariamente a quanto fatto spesso dai più nichilisti album Black Metal, nitidi e ben bilanciati tanto da dare spazio a tutti gli strumenti permettendo di distinguerli e potendo così coglierne i suoni netti e taglienti al punto giusto. La voce è in tipico stile Black, uno scream dunque incisivo, senza fronzoli e che si inserisce alla perfezione nella canzone rendendo tutto molto Old-School. L'influenza dei grandi maestri del genere è evidente e dichiarata ed i nostri sanno perfettamente come turbinare i proprio accordi in modo da allinearsi esattamente alla tipica forma-canzone Black Metal del nord Europa degli anni novanta. Negli accordi aperti i Blackult mettono in risalto un certo amore per il Thrash Metal (che non guasta mai) per poi tornare sulle oscure coordinate maligne fatte di plettrate su giri minori, maligni e sostenuti da una batteria che sa dosare la velocità. La conclusione della canzone col rumore di un fuoco scoppiettante è da manuale. La successiva traccia “Damned (by serpent tongue)” mette ancora in chiaro le carte dei cubani che amano tempi diversi dal solito blastbeat e qui sanno regalarci ancora una buona canzone, dinamica e col testo incisivo tanto da essere riproposta anche in versione live alla fine di questo “Our Kind”. La batteria di Nebulah è sempre sugli scudi e, se anche sfoggia un amore incondizionato per i tappeti di doppia cassa, dall'altro mostra una fantasia limitata che è comunque funzionale alla proposta oltranzista del gruppo.

“Black Metal Army” è il terzo pezzo di questo album ed è anche questa una dichiarazione di guerra-amore verso il genere. Molto veloce, diretta, dai giri tipici del Black, tali da rendere questo uno dei pezzi più memorabili dell'intero lotto anche grazie alla voce che, in questo frangente, ricorda molto i primi Dimmu Borgir più canonici. “Hate Manifest” è la prima delle traccie tratte dall'EP del 2015 e che si discosta molto dalle composizioni precedenti non solo per il suono complessivo del pezzo ma anche per  la composizione. Il suono generale qui è ricchissimo di bassi tanto da assorbire quasi completamente il suono della cassa dando molto risalto alle frequenze più cupe del basso (che proprio in questo pezzo troverà spazio per un suo “assolo” molto pregevole); la voce inoltre risulta filtrata e meno “violenta” delle precedenti canzoni. Il pezzo in sé non è male con sue le spiccate dosi di Thrash e Black che si lasciano apprezzare senza problemi. La traccia seguente, ovvero, “Prevail Legacy” segue la stessa linea sonora della traccia precedente, le esecuzioni più veloci del pezzo sono quasi del tutto inintelligibili (ed è un vero peccato) mentre, nei momenti più rallentati con gli accordi aperti, i nostri mettono in mostra un gusto musicale sicuramente legato al passato ma degno di nota. “In Desolate Landscape” è la traccia successiva ovvero è una cover del gruppo Black Metal Cubano Narbeleth ed i nostri la eseguono con il loro classico stile che purtroppo, per via della produzione ancora questa volta, risulta troppo confusionario e tale da rendere davvero poca giustizia al pregevole pezzo dei connazionali dell'Havana. L'ultimo pezzo del lotto dei terribili (e con l'ovvio facepainting) cubani è la versione live del pezzo “Damned (by Serpent Tongue)”. Purtroppo il pezzo è inficiato da una produzione live troppo amatoriale che non rende giustizia a nessuno degli strumenti con palesi errori di equalizzazione che cambiano(!) durante l'esecuzione del pezzo. Un vero peccato. Si conclude così questo “Our Kind” dei Blackult. una band sicuramente capace di portare avanti la fiamma nera del Black Metal europeo  nelle terre cubane ma che purtroppo ha commesso in questo lavoro una serie di “errori di gioventù” su cui non si può soprassedere: I primi tre pezzi si discostano enormemente dai successivi tre dell'EP del 2015 mentre invece dovrebbero essere questi ultimi a spiccare per la sonorità e l'accuratezza di suono. Purtroppo non è così. Capisco che il Black Metal sia un genere senza compromessi, violento, viscerale con forti legami all'approccio Punk ma qui si tratta di “sviste” troppo eclatanti a tutto svantaggio della musica in sé. Avrebbero forse  potuto ri-registrare tutta la loro produzione con un sound più omogeneo simile al loro demo del 2012? Forse. Ma da quello che questo album propone si intravede la capacità dei nostri di eseguire e proporre un Black Metal canonico e senza fronzoli ma poco altro. Sicuramente sapranno crescere, migliorarsi e registrare un nuovo malvagio album di Black Metal Cubano ma per ora mi sento di consigliare questo “Our Kind” solo a quegli amanti del Black che vogliono avere di ogni nazione una band Black Metal da seguire.

 

Mauro Spadoni

60/100