5 SETTEMBRE 2018

I Building Chaos sono una band heavy metal proveniente dalla Grecia, formatasi nei tardi anni 2000. La line up attuale è esiste da settembre 2013 ed ha segnato la trasformazione da il loro sound “classico” ad un mix di thrash, country, blues ed heavy metal. Fino ad ora la band ha pubblicato solo un mini cd nel 2014, seguito dal video “Let the river bear your bones”, e che è valso loro la possibilità di fare vari concerti. Ottobre 2017 è una data importante per la band: segna infatti il rilascio del loro primo full lenght, “Bourbon Times”. Il disco si presenta con una buona produzione, i suoni sono limpidi e gli strumenti si amalgamo perfettamente gli uni con gli altri senza creare sovrapposizioni, ed anche la voce non sovrasta gli strumenti ma si accompagna ad essi. Le dodici tracce che compongono il full lenght spaziano da canzoni puramente heavy/thrash metal a ritmi blues o country, creando dei riusciti mix tra i vari generi. Ne è un esempio la opener “Blood Boil”, che inizia con dei riffs di banjo ripetuti poi più in là come assolo e che continua in un trascinante ritmo heavy metal. Oppure “Texas Jack Reed”, che mescola melodie quasi thrash con blues ed heavy metal, creando una canzone dal carattere sofisticato ma rude. Segue poi “Until the End”, una canzone prettamente thrash metal, tanto orecchiabile quanto facile da dimenticare.  Con “Ritual” si ha un ritmo più raffinato, dove le chitarre acustiche e il banjo si uniscono alla chitarra elettrica per una canzone dal ritmo blouse/metal, raffinata come un bourbon d’annata. “The Hunt” è frenetica, molto country/thrash, soprattutto per l’assolo di banjo usato negli intermezzi. La canzone ben riuscita, mantiene un buon ritmo e anche gli intermezzi sono calibrati ed energici. “Let the river bear your bones” è un’altra ottima canzone, non per nulla vi hanno estratto anche un videoclip. Essa è un mix riuscito di country, blues ed heavy metal, dove tutti gli elementi si incastrano perfettamente.  Con “Snakefang” torniamo ad avere una canzone prettamente heavy/thrash senza influenze esterne al metal. Ben riuscita, ma come “Until the end” la si dimentica facilmente. “The King is High” è una canzone scanzonata e senza troppe pretese, e riesce nella sua semplicità a coinvolgere l’ascoltatore.  “Blink of the Eye” segue la linea di “The King is High”, proponendo un heavy metal semplice ma meno scanzonato rispetto alla precedente canzone. Ha un buon ritmo ed è coinvolgente. “Heavy Chains” torna alle atmosfere blues, con una “quasi-ballad” dove le chitarre fanno da padroni della melodia, accompagnata da una voce effettata. La canzone si conclude con una svolta heavy/thrash dove le chitarre diventano graffianti e vanno in fade out. “D.O.W.N.” è un’altra traccia puramente heavy, dove, specularmente con “Heavy Chains”, si ha una conclusione più tranquilla, più “blues”. La traccia conclusiva, “California Love”, si discosta da quanto precedentemente ascoltato. Certo abbiamo sempre un sound heavy metal come le precedenti canzoni, ma i ritmi cadenzati e l’uso delle chitarre per creare riffs “allungati” quasi stile Black Label Society la rendono una traccia particolare, ma non per questo brutta, anzi: la traccia per ben godibile ed energica, un’ottima traccia di chiusura.  Il full lenght è di buona qualità, unire vari generi musicali distanti tra loro è stata una scelta azzeccata per la qualità della composizione e delle tracce proposte. È indubbio infatti che le tracce più riuscite dell’album sono proprio quelle che più mescolano i vari generi, come “The Hunt”, “Ritual” e “Let the river bear your bones”, mentre le altre più prettamente heavy metal sono sì orecchiabili, ma nulla di originale. 

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli

70/100