11 AGOSTO 2018

Un sound che alla base fa sicuramente notare la forte presenza della matrice nordica nella scelta melodica dei riff, dinamiche del drumming e dei groove che si alternano tra beat larghissimi, groove serrati (possono ricordare un po’ il deathcore in questo) una buona presenza di blast beat e tastiere che con semplici melodie più o meno scure e malinconiche a seconda dei casi, colorano l’ambiente. Ci sono tutti gli ingredienti per avere un prodotto melodic death metal di tutto rispetto e infatti, nel complesso, un sound ben studiato e ben amalgamato nelle sue sfaccettature ci fanno apprezzare un prodotto che suona piuttosto "unico nel suo genere". Ma cominciamo subito a entrare nei dettagli con la prima traccia, l’intro dal titolo “High Center Of Gravity” dal sapore un pò "post-rock" una chitarra che suona poche note su un giro di pochi accordi integrata da un pianoforte e degli archi in sottofondo ci preparano a un devasto sonoro che arriva con la seconda traccia “Kill The Words” il cui tiro oggi potrebbe ricordare un po’ il metalcore, aiutato dalle tessiture delle chitarre molto melodiche, i groove fitti di doppio pedale ma aperti e la voce che spinge su dinamiche estreme con pochi passaggi che rimarcano leggermente le melodie degli strumenti. L’intro di “Lunacy” invece si presenta con un intro biblico seguito da un riff che mi ha ricordato i Trivium nello stile, un blast beat accompagna le strofe., segue ciò che sembra essere il ritornello, in linea con il resto della canzone, la voce ha poco spazio a disposizione ma lo occupa tutto strabordando, dopo alcune sezioni che cambiano da un groove più veloce a uno più lento torniamo al riff shogunesco, seguito da un secondo ritornello, seguito da un assolo (un pò macchinoso), la canzone chiude di nuovo con la sezione in blast beat su cui la voce si stende. Procedendo con “Walk On The Ground” sentiamo un intro granitico di chitarre basso e batteria viene accompagnato da un pianoforte che da un tocco melodico e un pò malinconico al tutto, improvvisamente il pezzo si scurisce per dar spazio alla voce, il riffing spazia tra una matrice death metal melodico e una più metalcore, una costante che apprezzerà di certo  chi trova belle le sezioni più chiuse seguite da intrecci di chitarre che armonizzano con un ottimo equilibrio tra tutte le parti, da quelle solo strumentali a quelle accompagnate dalla voce, dopo un breakdown si continua l'alternarsi di dinamiche prima più serrate poi sempre più aperte andando verso la fine del pezzo che vuole essere decisamente melodica nella scelta di note, nel ritorno di quel pianoforte e di quegli archi presenti nell'intro e integrati da un assolo di chitarra a cui è affidata la chiusura vera e propria di questo pezzo. Un  altro intro di pianoforte è quello che abbiamo in “From Darkness To Joy” a cui si integra, dopo un solo giro, la chitarra palm muted che con basso e batteria creano un tappeto sonoro che poco dopo si innalza a muro con l'apertura delle chitarre. Sull'entrata della voce gli strumenti tornano ad essere più asciutti ma anche più melodici nella scelta delle frasi, più si va avanti più si iniziano ad apprezzare inoltre i cambi di tonalità che avvengono tra una sezione e l'altra del pezzo per meglio introdurre un ritornello, come nel caso di questo pezzo. Dopo aver dato spazio a un’altra strofa e un altro ritornello è il momento della chitarra solista (anche in questo caso un pò macchinosa, ma meno) dopo questa sezione "sfondante" ecco che la dinamica si addolcisce improvvisamente, una chitarra acustica, degli archi, una voce pulita e melodiosa servono a introdurre il finale malinconico e scuro che ricalca l'intro armonicamente parlando e per la commistione dei suoi elementi. Procediamo con “Sleep My Demon”: intro che difficilmente non potrà entrare nella vostra testa e rimanerci a lungo, il drumming larghissimo è la caratteristica principale di questa canzone, poca doppia cassa o particolari stacchi ma solo un vero e proprio accompagnamento per lasciare più spazio possibile alla voce, fino a quando non si arriva a una sezione tiratissima del ritornello in cui torna il doppio pedale, le chitarre melodiche e il cantato sgolato e "disperato". Ripetesi la sezione di intro che ora non può fare a meno di farsi sentire catchy per quello che è, che non è affatto una cosa negativa, verso il finale, dopo una seonda strofa a cui viene lasciato il campo totale alal voce, troviamo il tipico breakdown intessuto attorno all'alternarsi di corde a vuoto palm muted  e alle armonie di chitarra, seguito dall'ultimo ritornello. Continuando sulla settima traccia ci troviamo davanti un riff violento e scuro, quello di “Disordered” ci accoglie in questa canzone che ha tutta l'aria di essere un pezzo che non si ferma mai e che procede nel caos e nel disordine che però è solo apparente. Il tiro è effettivamente senza pause e senza cambi di dinamica tali da far calare l'aggressività del pezzo, adesso è il turno di “My Mask” con un intro quasi power metal che si sposa bene con le sezioni seguenti più death metal  all'entrata della strofa. Progressione che si ripeterà uguale un'altra volta fino all'entrata di una sezione animata anche da tastiera, la carica vocale fa suppore la presenza a questo punto di un ritornello seguito da un breakdown che a sua volta viene seguito da una sezione più aperta dello stesso avviandosi al finale con l'ultimo ritornello. Siamo al momento dell’ultimo pezzo, “Swallow Your Pride”, un brevissimo momento di archi viene subito investito dalla potenza del blast beat, la strofa ha un sapore decisamente thrashy in tutte le sue parti, il blast beat si fa vivo qui e li tra una sezione e l'altra della canzone, tra un breakdown e una parte melodica che accompagna la voce tipica che a fine album abbiamo imparato decisamente a riconoscere se non ci fossero bastati già i primi due pezzi. Come il blast beat, la sensazione di star ascoltando un pezzo tipicamente thrash metal non ci abbandona durante l'ascolto di questa canzone tutta, ma di sicuro non ci sentiamo spiazzati perchè la presenza di elementi tipici del sound di questa band è chiara e definita, in ogni pezzo puoi capire cosa fa di "Tightrope" il lavoro di "Circenses" e questa è la cosa più importante oltre che la più apprezzabile da parte di una band emergente.

 

Massimiliano Lepore

 

85/100