25 AGOSTO 2018

Il metallo svedese ci ha abituato molto bene nel corso degli anni. A questo giro ci capitano come ascolto i misteriosi Dead Sun, che il 31 gennaio scorso hanno fatto uscire la loro nuova fatica. L'album si  intitola Soil's Kingdom e ci propone un melodic death metal molto classico.

Il lavoro si apre con The Sufferer, che subito mette le cose in chiaro sull'aria che si respira. Risaltano delle parti melodiche memorabili, che danno un tono “tragico” alla traccia. Il tiro è molto buono, la band riesce ad alternare bene momenti forsennati ad altri più “tranquilli”. La traccia successiva, Everfading Suns Never Die, subito ci propone un'altra melodia semplice ma efficace. L'album prosegue con As We Wither, che viene introdotto con una parte arpeggiata molto interessante. Il pezzo però, fatica un po' a decollare, anche perché, se da un lato la batteria pesta come una dannata, le chitarre sembrano un po' troppo “semplicistiche”. La traccia successiva, The Lure Of Sunken Citites, sembra essere più interessante, ma ormai inizia ad essere un po' troppo chiaro lo stile della band, che sembra iniziare a peccare un po' in originalità e varietà, nonostante alcuni riffs davvero interessanti, in particolare quello dei versi. Soil's Kingdom prosegue con The Wasted Ones, che parte subito con groove davvero interessante e contagioso, nonostante sia abbastanza semplice. Tuttavia, le buone premesse non vengono purtroppo mantenute nella loro totalità, dato che non ci sono interessanti e decisive variazioni. La sesta traccia, Dead And Route è decisamente più degna di nota, ma ormai non si riesce più ad aggiungere nulla all'album. O forse sì. Il pezzo successivo, intitolato 66sick, parte infatti riesce ad essere un po' più fresco degli altri grazie a qualche variazione su un tema molto orecchiabile che accompagna praticamente tutto il pezzo, che a conti fatti risulta almeno divertente. Hell Inside, l'ottava traccia, e Martyr, che chiude l'album, non aggiungono molto. Martyr si distingue un attimo per delle parti di chitarra quasi solistiche, ma molto semplici e un po' stentati.

L'album, a conti fatti ha aspetti positivi molto gradevoli, dei punti di forza che però alla lunga tendono a penalizzare il giudizio complessivo. Le melodie, protagoniste in Soil's Kingdom, sono gradevoli. I riffs danno spesso un tono molto cupo e tragico alle composizioni, e nell'impatto iniziale si esaltano. Il cantato è efficace. Tuttavia manca un ché che possa far fare un salto di qualità importante. L'album può già risaltare più noioso ad un secondo ascolto. I pezzi sono poco vari, volendo si potrebbe descriverne uno per descriverli tutti o quasi. Tuttavia c'è da dire che, ascoltato a “pillole”, questo Soil's Kingdom può essere comunque un sottofondo piacevole.

 

Tracce:

The Sufferer

Everfading Suns Never Die

As We Wither

The Lure Of Sunken Citites

The Wasted Ones

Dead End Route

66Sick

Hell Inside

Martyr

 

Giovanni Casareto

63/100