15 MARZO 2018

Band: DevilSpeak

Album: See Evil Hear Evil Speak Evil

Data di Pubblicazione: 10 febbraio 2018

Genere: Death/Thrash

Città: Cape Town (South Africa)

Durata: 13 minuti

 

Tracklist:

1. Honoured By The Bleeding

2. Unearth Hell

3. Internal Shrapnel

 

LINE-UP

Jarred Williams (Voce)

De Wet Loots (Chitarra solista)

Azaliyah Bester (Chitarra ritmica)

Francois Meyer (Batteria)

Derrick Leppan (Basso)

 

DevilSpeak è una band death/thrash metal con sede a Città del Capo - Sudafrica, costituita nel 2014. Debutta dal vivo il 20 marzo 2015 e l’1 settembre dello stesso anno esce "Violently Leading The Blind". Seguono svariate partecipazioni a festival come opener per Rotting Christ, Pulvis Et Umbra, DevilDriver e Prescriptiondeath tra gli altri. Nel 2016 viene candidata e vince come Miglior Esordiente al South African Metal Music Awards e nel 2017 come miglior Thrash Metal Band nel medesimo contest. 

Il singolo "Unearth Hell" (seconda traccia di questo EP) uscito nel settembre ’17, ottiene buoni riscontri nelle radio di tutto il mondo, specialmente in Indonesia, Australia, Italia, USA, Regno Unito, Sud Africa, Nigeria e Grecia.

L’EP “See Evil Hear Evil Speak Evil” si compone di 3 tracce ed è stato lanciato il 10 febbraio 2018 con un live show in diretta streaming tenutosi presso i Milestone Studios alla presenza di un pubblico selezionato di 20 persone.

Ad un primo ascolto l’ho trovato ben eseguito, con un ottimo lavoro sulle chitarre che realizzano riff melodici e complessi, seppur con una produzione non nitida e un po’ confusa. L’impatto di “Honoured By The Bleeding“ è forte, il tiro è notevole su tutti i pezzi che scorrono veloci, carichi di energia. "Unearth Hell" suona un po’ più heavy rispetto agli altri due ma non ci sono cali di tensione per tutta la durata dei brani. I cambi di tempo sono appropriati e anche se il cantato risulta piuttosto standard per il genere è comunque adeguato all’insieme, aggressivo e rabbioso al punto giusto, soprattutto nell’ultima “Internal Shrapnel”, creata dalla chitarrista Azaliyah, arricchita di backing vocals interessanti e peraltro unica canzone a contenere un assolo. I testi trattano tematiche tipiche ma sono articolati, non ripetitivi e ricchi dal punto di vista lessicale. Sono colpita da questa attenzione per il particolare! L’idea che mi sono fatta è che quelle che inizialmente mi sembravano sbavature siano in realtà una peculiare scelta stilistica: una sorta di registrazione in presa diretta, utile a richiamare maggiormente l’atmosfera thrash anni ’80 e il death metal old school più becero. 

 

Loredana Garra

77/100