19 DICEMBRE 2017

 TRACKLIST:

1.  Alea Jacta Est

2.  Signs Of the Fall

3.  Fatal Final Kiss

4.  Utopia

5.  Fear

6.  Witch In Veil White

7.  Dimorfia

8.  Become God

9.  Stand As One

 

LINE-UP:

Maria Loti - Lead Vocals

Kimon Pantelidakis - Guitars

Nick Giogas - Guitars

Kleo Xenitidis - Bass

Stathis X - Keys

George Baltas - Drums and Vocals

 

Da Salonicco (Grecia) arrivano i Dimorfia, sestetto dedito ad un symphonic power metal molto interessante e che approda a questo primo full lenght totalmente autoprodotto dopo diversi cambi di line-up ed un’intensa attività live. La band nasce nel 2008 ed è composta da Kimon Pantelidakis (chitarra,già nei Crystal Tears),Kleo Xenitidis (basso), Maria Loti (voce ed anche membro degli Entropia Utopia),Nick Giogas (chitarra),Stathis X (tastiere) e,George Baltas (batteria e voce,anch’egli negli Entropia Utopia ma anche in bands come Emerald Sun,Six Steps Above the Earth ed ex Incest in Heaven). La musica proposta dalla band in questo interessante full lenght non si limita solo al classico symphonic power metal,ma propone interessanti incursioni nel prog,nella musica tradizionale Greca e addirittura inserisce effetti darkwave ed industrial. Lo strumentale “Alea Jacta Est” che apre il disco,dà una buona idea della commistione di sonorità proposta dalla band,mentre il pezzo seguente,”Signs Of the Fall”,che si aggancia idealmente all’intro,mette bene in evidenza la componente metal nei riffs di chitarra ben mescolata alla voce operistica di Maria Loti.Il lavoro di seconda voce ed il drumming di George Baltas esaltano al meglio la ritmica,che si spegne improvvisamente in un carillon dal sapore industrial. L’epica “Fatal Final Kiss”, dal sapore romantico mostra il lato più melodico del sestetto, che mostra in tutto l’album un debito nei confronti di bands come i Therion,senza mai copiarne o ricalcarne le orme,ma rendendo quest’influenza una parte personale e ben mescolata all’interno delle varie canzoni.Il lavoro ritmico,sia di Baltas nel drumming che di Leo Xenitidis al basso,è chirurgico e ottimamente amalgamato,ed il cambio di atmosfere ben portato avanti dalle tastiere di Stathis X (un bell’assolo prog che viene ottimamente gestito e supportato anche dalla ritmica mai invasiva delle chitarre) rende il pezzo uno dei migliori del disco. La successiva “Utopia” title-track interessante,più lenta e meno concitata,mostra una band capace di inserire influenze tradizionali ad una parte elettronica moderna davvero particolare,mettendo in rilievo le belle doti vocali di Maria Loti,e la bravura dei chitarristi Kimon Pantelidakis e Nick Giogas, che si occupano anche di dare un’atmosfera acustica e dal sapore mediterraneo al brano. Diviso idealmente in due parti, il brano gode di una partitura particolarmente operistica, anche se la componente sinfonica non va ad occupare e sopraffare le altre influenze,permettendo anche ad un bell’assolo di chitarra di incastrarsi all’interno di una combinazione molto interessante di archi e ritmiche a mo’ di cavalcata che intensificano le atmosfere del brano. “Fear” arriva in dissolvenza con un bel riff massiccio ed heavy, con la voce di Maria Loti ad affrontare un registro quasi più rock, senza però tralasciare la vena operistica, mentre il drumming di Baltas, aggressivo e quadrato,sfreccia a tutta velocità seguito a rotta di collo dalle chitarre e dal basso,con un inserimento pianistico ad opera di Stathis X molto curato, senza dimenticare un assolo di chitarra quasi alla Kerry King. Curiosa la dissonanza (voluta?) delle voci nei contro cori,che sembrano quasi dare un tono ‘industrial’ al finale del pezzo.“Witch in Veil White” affonda le sue radici nella musica tradizionale,e ci porta in una unione di vecchio e nuovo,con percussioni e chitarre acustiche,tastiere e synth sounds che si mixano perfettamente,dando spolvero ad un gran pezzo d’atmosfera che mette in risalto l’animo tradizionale ed acustico della band creando un ottima song,che ha la sua peculiarità nell’arrangiamento molto particolareggiato soprattutto delle percussioni. “Dimorfia”, con le sue voci growl ed operistiche che si mischiano,è un bel cazzotto nei denti,tutto tastiere all’unisono con le chitarre e che ha un sapore decisamente più heavy e rock delle canzoni precedenti…le chitarre,a dire il vero sono un po’ basse nel mix,il che sembra rendere il pezzo un po’ troppo confuso con tutte quelle sovraincisioni di voci. “Become God” introdotto da un’atmosfera ambient dove si mischiano fanfare da fiera,campane e sonorità inquiete,esplode in un trascinante riff metal su cui risplende bene la voce di Maria Loti,e dove le chitarre di Kimon Pantelidakis e Nick Giogas affondano bene nella ritmica,seguiti al fulmicotone dal bel drumming di Baltas e dal basso di Xenitidis. La conclusiva “Stand As One”, la più oscura del lotto, si poggia sulle tastiere di Stathis X e sui cambi ritmici che la rendono quasi la più epica del disco.Un’ottima parte centrale, che sembra dissolversi in una parentesi acustica per poi risalire ed esplodere nuovamente nella cavalcata principale, caratterizza la canzone,che va a concludere questo interessantissimo album. Per essere un full-lenght autoprodotto, c’è da dire che i Dimorfia fanno davvero un buonissimo lavoro, e la copertina è davvero molto bella ed intrigante! Forse c’è da lavorare sulla diversificazione delle partiture vocali,nel senso che,spesso,la voce principale di Maria Loti (sempre cristallina,potente e ottimamente eseguita) sembra seguire sempre lo stesso registro…e forse le chitarre,in generale,hanno poca ‘presenza’ nel mix finale…ma se cercate del metal sinfonico con influenze prog e che abbia belle voci maschili e femminili, riffs di chitarra veloci e melodici e conditi da atmosfere tastieristiche ottimamente eseguite,allora i Dimorfia sono quello che state cercando. Attendo un nuovo album,convinto che questa promettente band saprà stupirci ancora,e meglio!

 

Aldo Artina

82/100